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Dossier Atleti russi a casa: il Tas non fa sconti sullo scandalo doping

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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Atleti russi a casa: il Tas non fa sconti sullo scandalo doping

Niente Giochi, siamo russi. A poche ore dalla cerimonia d'inaugurazione, è stata così scritta la parola fine alla vicenda degli atleti di Mosca in bilico tra il partecipare o meno ai Giochi sudcoreani. Il Tribunale Arbitrale dello Sport ha infatti archiviato il caso dei 47 russi (45 atleti e 2 tecnici) che si erano appellati contro la esclusione del Cio dai Giochi e dunque il contingente per PyeongChang resterà di 168 atleti che gareggeranno sotto la bandiera neutrale del Cio, essendo la Russia bandita da dicembre. Nonostante l’assoluzione per insufficienza di prove di doping, il Cio si era rifiutato di riammettere 15 degli atleti - tra cui gli olimpionici Alexandr Legkov (fondo) e Alexandr Tretiakov (skeleton) - che sarebbero stati coinvolti nei fatti di Sochi 2014 anche attraverso protezioni e manipolazioni delle provette nel laboratorio antidoping, ed anche gli altri 32 con gravi sospetti come il fondista Ustiugov che si erano rivolti al Tribale di arbitrato sportivo. È stato il segretario del Tas, Matt Reeb ad annunciare la decisione definitiva ad appena 9 ore dalla cerimonia inaugurale dei Giochi.

Grandi assenti – Quasi banale sottolineare che la decisione del Tas, e quella precedente del Cio, hanno di fatto notevolmente impoverito la qualità della partecipazione degli atleti russi ai Giochi. Escluso Viktor Ahn, il fenomeno dello short track, sudcoreano naturalizzato russo, con un curriculum fatto anche di sei ori olimpici. Tornano a casa, tra gli altri, il fondista Sergey Ustiugov (due ori e tre argenti ai Mondiali di Lahti 2017, vincitore dei Tour de Ski 2015, 2016 e 2017), il biathleta Anton Shiplulin (due medaglie olimpiche e sette iridate), i pattinatori in pista lunga Denis Yuskov ( neo primatista del mondo dei 1500 e due ori agli Europei di Kolomna) e Pavel Kulizhnikov, la pattinatrice di coppia Ksenia Stolbova e il pattinatore di danza Ivan Bukin, argento (insieme a Fedor Klimov) e bronzo (con Alexandra Stepanova, davanti ad Anna Cappellini-Luca Lanotte) agli Europei di Mosca.

Decisione — Stavolta, dunque, rispetto a Rio 2016, non c'è stata la riammissione dell'ultimo minuto come si pensava, ed anche se il Cio ha vacillato, ha tenuto coerente la linea della tolleranza zero per cominciare da questi Giochi una nuova era per uno sport più trasparente. Essendo il Cio l’unico ente preposto ad invitare gli atleti alle Olimpiadi, il Tas non avrebbe comunque potuto consegnare loro l’eleggibilità a cinque cerchi, vista l’esclusione della Russia definita fin da dicembre. La Russia contesta la decisione bollandola come politica e persecutoria. Non restano che i ricorsi civili in Svizzera, a Losanna, dove ha sede il Tas. Ma a Giochi finiti. Una decisione che suona come una nuova sentenza di condanna: a Sochi 2014 fu doping di Stato.

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Reazioni — Il vicepremier russo, Vitaly Mutko, ha attaccato la decisione del Tas, i cui giudici avrebbero subito «pressioni» dal Cio. «Difficile per il Tas emettere un verdetto, sullo sfondo delle precedenti pressioni. Se avessero ammesso gli atleti, sarebbe stato uno shock», ha dichiarato. A suo dire, inoltre, sono state «sconcertanti» le dichiarazioni arrivate dal presidente della Wada, Craig Reedie, il quale ha accolto la sentenza del Tas come «un'ottima notizia per tutti coloro che hanno a cuore lo sport pulito e l’integrità dei Giochi». «L'euforia di Reedie è sconcertante. Non sono stati ammessi neppure gli atleti puliti», ha commentato Mutko, secondo il quale una persona con una così elevata carica «deve rispettare l'etica. «Accogliamo con favore la decisione (del Tas) che sostiene la lotta contro il doping e apporta chiarezza a tutti gli atleti», ha dichiarato invece il portavoce del Cio, Mark Adams.

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