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Outlook Deloitte: spesa sanitaria mondiale in crescita del 4%…

il rapporto 2018

Outlook Deloitte: spesa sanitaria mondiale in crescita del 4% l’anno fino al 2021

(Ansa)
(Ansa)

Assistenza sanitaria appropriata erogata al momento e nel luogo giusto; investimenti in tecnologia per la diagnostica per fornire cure sempre più appropriate; dati sui pazienti concentrati a livello centrale, più protetti e più accessibili; maggiore attenzione alle competenze; ruolo attivo del paziente; modelli cost-effective per portare l’assistenza sanitaria in luoghi e a persone che ne sono prive. Sono queste le priorità dello «Smart healthcare», individuate dal «Global Health Care Outlook 2018» di Deloitte. Si tratta, in una traduzione più concettuale, della sanità sostenibile del futuro. In Italia e nel mondo.

Spesa sanitaria in crescita
Lo scenario e le stime sono quelle di una spesa sanitaria in crescita ovunque. Con una decisa accelerazione rispetto al passato. Secondo le proiezioni della società di consulenza, è previsto un aumento della spesa sanitaria globale a un tasso annuale del +4,1% nel periodo 2017-2021, rispetto alla crescita del +1,3% nel 2012-2016.

LA SPESA SANITARIA 2015-2020
Dati in miliardi di dollari. (Fonte: World Industry Outlook)

L’invecchiamento e l’aumento della popolazione, lo sviluppo di nuovi mercati, i progressi nei trattamenti medici e l’aumento dei costi del lavoro sono le ragioni dell’aumento delle spese sanitarie, che entro il 2020 potrebbero raggiungere gli 8,7 trilioni di dollari (migliaia di miliardi). Le disuguaglianze non scompariranno e la spesa sanitaria pro capite sarà ancora molto variabile: nel 2021 si passerà da 11.356 dollari negli Stati Uniti ad appena 53 dollari per il Pakistan. Anche se non è affatto scontato, ricorda il report Deloitte, che a una maggiore spesa corrispondano migliori outcomes di salute. Caso esemplare gli Stati Uniti, che spendono per la sanità il 16,9% del Pil restando però al di sotto della media Ocse per aspettativa di vita. La spesa sanitaria Usa ora supera i 3 trilioni di dollari l’anno, con tassi di crescita previsti in accelerazione fino al 2024. Il capitolo di spesa più corposo sono gli ospedali (1 trilione di dollari), a seguire i medici (634,9 miliardi di dollari) e in terza posizione i farmaci con obbligo di prescrizione medica (32,6 miliardi di dollari).

Il sorpasso delle cure sul territorio
In salita globalmente anche l’aspettativa di vita, che dovrebbe aumentare di più di un anno tra 2016 e 2021 - da 73 a 74,1 anni - portando il numero delle persone over 65 anni a 656 milioni, pari all’11,5% della popolazione totale. Per adeguarsi a questi trend, le cure si evolvono. «Gli ospedali del futuro - sottolinea Valeria Brambilla, partner di Deloitte responsabile del settore Healthcare in Italia - stanno cambiando i termini con cui organizzano il lavoro e si sta affermando il modello dell’assistenza domiciliare». La spesa sanitaria destinata alle long term care sul territorio, secondo le proiezioni Deloitte sulla media dei Paesi Ocse, passerà dall’attuale 31% al 46% del totale. E la spesa per i ricoveri, che saranno riservati ai casi più gravi passerà dall’attuale 38% al 26 per cento.

SPESA SANITARIA PER FUNZIONE
Media dei paesi Ocse,dati in percentuale. (Fonte: World Industry Outlook)

Risparmi, la chance prevenzione
In generale la salute globale migliora e l’allungamento della vita è principalmente dovuto alla riduzione del tasso di mortalità infantile. «Anche se la lotta contro le malattie trasmissibili è tutt’altro che finita - si legge nel report Deloitte - molti paesi stanno facendo significativi passi avanti in ambito di servizi igienico-sanitari, migliori condizioni di vita e più ampio accesso ai servizi sanitari e vaccinali». Sul fronte della prevenzione – grande potenziale fonte di risparmio - c’è invece ancora molto da fare, sia nei Paesi avanzati che in quelli emergenti. Il processo di urbanizzazione, lo stile di vita sedentario, i cambiamenti nei regimi alimentari, l’aumento di problemi di obesità stanno contribuendo allo sviluppo di malattie croniche, principalmente cancro, malattie cardiache e diabete, anche in Paesi in via di sviluppo. Cina e India concentrano il numero più importante di persone affette da diabete nel mondo: rispettivamente circa 114 milioni e 69 milioni. E a livello globale, il numero dovrebbe aumentare dagli attuali 415 milioni agli oltre 642 milioni nel 2040. E poi la sfida delle demenze, con numeri da vertigine. Una persona è colpita da demenza ogni 3 secondi. Nel 2017, si stima che nel mondo siano 50 milioni le persone che ne soffrono, ma il numero è destinato a raddoppiare ogni 20 anni. E già da quest’anno, la demenza dovrebbe diventare una malattia da mille miliardi di dollari.

Tecnologie e nuove professioni per le cure del futuro
Quindi l’allungamento della vita, con il suo carico di cronicità e non autosufficienza, mette a dura prova i sistemi di cura, a prescindere dal modello. E non sempre il mondo delle assicurazioni è in grado di rispondere positivamente. Negli Stati Uniti, gli aumenti dei costi sono di gran lunga superiori a quelli coperti dall’assicurazione. In Brasile il settore delle assicurazioni sanitarie ha perso 2,5 milioni di beneficiari tra il 2014 e il 2016 a causa dell’alto tasso di disoccupazione del Paese. E anche le aziende hanno dovuto stringere la cinghia del welfare, tagliando le spese e optando per piani di assicurazione sanitaria più economici. Un aumento dei costi che va affrontato non solo sul fronte dell’efficientamento dei processi e della spesa, ma anche di quello degli investimenti. «Si tratta anche di passare – continua Brambilla - da una logica basata sul volume al value. A una sanità che dà valore, offrendo servizi anche fuori dall’ospedale e che ottimizza i ricavi agendo sui costi. Per esempio utilizzando le nuove tecnologie, che anche in Italia aiuteranno a ridurre gli impatti sui budget, a garantire cure sempre più personalizzate. Dalle soluzioni digitali alle app, dalla realtà virtuale alla robotica. Siamo ancora agli albori, ma è chiaro che il futuro sarà questo. Per cercare di migliorare l’esperienza del paziente. Con una sfida anche sul mondo del lavoro e la necessità di nuove figure professionali. Non più solo medici e infermieri». Biologia sintetica applicata alle scienze per la vita, diagnostica guidata per terapie personalizzate, Biosensori. Gli strumenti si sviluppano in modo esponenziale e aiutano a contenere i costi e a migliorare le cure. Gli esempi non mancano: il Giappone usa molto la robotica per curare i suoi anziani (il 30% è over 65), in Cina l’intelligenza artificiale aiuta la diagnostica per immagini per le malattie dei polmoni, oftalmiche e della pelle. E una startup americana con l’intelligenza artificiale applicata alla gestione dei dati riesce a curare il 20% in più dei pazienti a parità di risorse umane.

I grandi investitori in arrivo
Investimenti che nell’area del privato sono incominciati anche in Italia. E gli esperti Deloitte non escludono l’arrivo sul mercato di nuovi big da altri Paesi, che guardano con sempre maggiore interesse al settore Healthcare nei Paesi avanzati. «Senza pensare necessariamente in grande - continua Brambilla - con braccia robotiche e intelligenza artificiale, ma anche con soluzioni digitali più semplici, in grado di distribuire il benessere in modo evoluto. In alternativa ci sono le partnership pubblico-privato, che danno un valore aggiunto all’assistenza e supportano l’azienda sanitaria pubblica». Il trend globale è evidente. «Anche negli Usa, si fanno sempre più spazio nell’healthcare forme di partnership M&A (Mergers and acquisition). Si crea così innanzitutto una forza finanziaria, si mettono insieme i talenti e si creano sinergie di costi. Ad esempio sull’informatizzazione e la gestione dei dati. Un aspetto che per altri settori è condizione necessaria del business. Mentre per la sanità è anche la variabile centrale della ricerca, così come della customer satisfaction del paziente. È la forza dell’aggregazione, finanziaria, di talenti, e di costi», conclude Brambilla. Insomma la sfida in tutti i Paesi è di «creare un margine positivo in un’economia sanitaria incerta e in evoluzione». Ma la formula risolutiva non l’ha ancora trovata nessuno.

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