Italia

Berlusconi: «Voto subito? Prima la legge elettorale, resta…

(none)

Berlusconi: «Voto subito? Prima la legge elettorale, resta Gentiloni»

  • –Mariolina Sesto

roma

Silvio Berlusconi corregge il tiro sulle elezioni subito dopo il voto in caso di assenza di una maggioranza. Il leader di Fi ora prevede che, in caso di impossibilità di formare un nuovo governo, «decide il Capo dello Stato cosa fare ma se non si torna al voto non avremmo scelta che mandare avanti questo governo e andare al voto con questo governo, magari facendo una legge elettorale migliore anche se non so se ci si sarebbe una maggioranza per cambiarla». Insomma, il Cavaliere sembra virare verso una maggiore cautela rispetto all’ipotesi originaria di «voto subito», avvicinandosi in questo modo alla linea del Quirinale che non sembra orientata a elezioni immediate in caso di impasse. Ma alla domanda di Enrico Mentana al tg La7 sulla possibilità di un governo con il Pd la risposta è: «Assolutamente no».

Berlusconi continua a marcare la distanza da Salvini. Ieri si è detto contrario sia al ritorno della leva militare sia all’idea di chiudere le moschee. E, nello stesso tempo, anche il capo della Lega ci tiene a differenziarsi dall’alleato più moderato: «Chi vota Lega sceglie la chiarezza, noi non andremo mai a sostenere governi con altri, con il Pd o con i grillini». Quindi, nessuno spazio all’idea berlusconiana di «lasciare Gentiloni prima di ritornare al voto». Il leader del Carroccio non demorde anche sulla linea della durezza contro gli immigrati. E dinanzi alla manifestazione contro il razzismo indetta dal centrosinistra a Roma per il 24 febbraio, decide di lanciarne una parallela (ma di segno contrario) lo stesso giorno a Milano. «Sono curioso di vedere se ci saranno più persone a Roma o più italiani con la Lega a Milano» è la sua sfida. Intanto Casapound, che ieri ha organizzato una conferenza stampa alla Camera suscitando le proteste della sinistra, si è detta pronta (qualora approdasse in Parlamento) a sostenere un governo con Salvini premier.

Dinanzi a questa sterzata di Salvini, Berlusconi morde il freno. E tranquillizza sul fatto che il «primo partito della coalizione sarà Forza Italia, che proporrà il nome del nuovo premier». Il leader Fi torna a citare Tajani: «Continuo a ritenere che sarebbe un’ottima soluzione: è uno dei 5 fondatori di Fi e ha un grande prestigio internazionale. Ma ci sono anche altri nomi». Pur assicurando che non ci sarà nessun accordo con il Pd, Berlusconi infine riconosce un merito al leader dem Matteo Renzi: «È quello di aver eliminato i comunisti per cui gli consiglierei di cambiare il nome del partito da Pd a socialdemocratico». Gli alleati continuano a dare risposte divergenti sulle futuro della legge Fornero: per Salvini che vuole abolirla «basterà il primo consiglio dei ministri per accorgersi che faccio sul serio». Berlusconi più cauto: «Una legge giusta nel principio ma fatta male e in fretta». Abrogazione o modifica? «Saranno gli uffici legali a doverlo decidere».

Intanto anche il terzo alleato del centrodestra mostra irrequietezza. La leader di Fdi Giorgia Meloni lo dice chiaro e tondo: «Hanno risposto entrambi, sia Salvini che Berlusconi, che non parteciperanno alla manifestazione anti-inciucio. Tranquillissima non mi lascia: mi dispiace, non lo capisco». La crociata di Fratelli d’Italia per impegnare tutti i leader del centro-destra a giurare fedeltà alla coalizione non ha avuto successo. Ed ora l’alleata contrattacca: «Salvini e Berlusconi trovano ogni giorno il modo di litigare su qualcosa, spesso su cose anche abbastanza curiose». Sintomo che la competizione a tre all’interno della coalizione è durissima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA