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Migranti, Gentiloni: sbagliato promettere fine dei flussi

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ai 50 anni della comunità sant'egidio

Migranti, Gentiloni: sbagliato promettere fine dei flussi

(Ansa)
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I corridoi umanitari con cui opera S. Egidio sono una «manifestazione di carità, ma anche indicazione di una risposta, un'apertura di uno spiraglio in un contesto in cui sappiamo benissimo che promettere la fine dei flussi migratori sarebbe impossibile e anche sbagliato, ma indicare uno spiraglio attraverso questi flussi è la cosa giusta da fare e su cui dobbiamo lavorare». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, intervenendo a Roma al cinquantennale della Comunità di Sant'Egidio. «Chi ha responsabilità pubbliche deve far propria la lezione di S. Egidio, cerchiamo tutti di prenderci cura del nostro Paese e di cominciare da chi ne ha più bisogno», ha detto il premier.

Alle celebrazioni hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente del Parlamento Ue, Antonio Tajani, il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, il segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin. Presente anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che ha stretto la mano al premier Gentiloni dopo il duro scontro di qualche giorno fa in merito alla gestione della Capitale da parte dell'esecutivo.

Il premier: «Sant'Egidio offre soluzioni»
«Grazie per la coerenza con cui per 50 anni avete vissuto la fede dalla parte dei più deboli, animati da un senso di giustizia» ha detto Gentiloni durante le celebrazioni. Sottolineando che quella della comunità «è una presenza esigente, quando c'è da mettere il dito nella piaga lo fate, quando c'è da suonare un allarme lo fate suonare sempre, anche quando può sembrare scomodo, penso alle vostre battaglie sui Rom, sui bambini Rom, battaglie di cui dovete essere orgogliosi perché hanno contribuito a rendere Roma più civile». E allo stesso tempo «la vostra presenza - ha aggiunto - ha sempre offerto alle autorità religiose e civile delle soluzioni, delle risposte». «La pace in Mozambico è in un certo senso anche un po' italiana", ha sottolineato poi Gentiloni ricordando il ruolo dell'Onu di Trastevere nella fine del conflitto civile nel Paese africano.

Tajani: «Impegno della comunità riporta immagine Ue cristiana»
Nel suo intervento il presidente Ue Tajani ha ricordato che la comunità di Sant'Egidio «rappresenta una grande forza di sussidiarietà» e che «noi abbiamo bisogno di persone di buona volontà, di organizzazioni che si impegnino per impedire che i grandi problemi ci impediscano di vivere insieme. Sant'Egidio è un grande protagonista della sussidiarietà orizzontale». Per descrivere l'impegno dell'Onu di Trastevere Tajani cita il Vangelo - «Beati gli ultimi che saranno i primi» -come l'impegno di Sant'Egidio riporti anche «all'immagine dell'Europa cristiana, alle sue radici di dialogo e di fratellanza».

Calenda: «Da 50 anni punto di riferimento»
Nel farle i suoi «auguri», il ministro Calenda ha affermato che la comunità è «da 50 anni punto di riferimento delle relazioni internazionali a difesa della Pace, della tolleranza e del dialogo». «Da vice ministro e da Ministro - ha raccontato - ho incontrato la loro straordinaria opera in tanti paesi del mondo sentendomi fiero di rappresentare l'Italia accanto a questi italiani straordinari. Con Andrea Riccardi, Monsignor Matteo Zuppi, Mario Giro, Marco Impagliazzo ho avuto la fortuna di poter costruire un rapporto di amicizia e di stima che rappresenta per me un patrimonio prezioso. Dello spirito e dell'opera di Sant'Egidio abbiamo un gran bisogno in Italia in questo periodo».

(Al. Tr.)

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