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Dossier | N. 20 articoliOlimpiadi invernali PyeongChang 2018

Quel filo sottile che lega le due Coree e il ruolo di «pace» delle donne

Afp
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Trent'anni dopo l'edizione estiva di Seul boicottata dalla Repubblica Popolare Democratica, i Giochi invernali di PyeongChang passeranno alla storia come le Olimpiadi della Pace, in cui i due paesi confinanti e nemici non solo hanno accettato la secolare tradizione della “tregua” ma hanno addirittura sfilato insieme sotto una sola bandiera raffigurante la Penisola Unita. La cerimonia di apertura nel gelido Stadio olimpico di PyeongChang – la “c” maiuscola è stata imposta per ragioni di marketing per evitare confusioni con Pyongyang, la capitale del Nord – si è riscaldata di una palpitante e sincera emozione quando di biancovestite le due squadre hanno camminato insieme e soprattutto quando due atlete della Corea Unita hanno risalito portando la torcia l’immaginifico fiume a cinque cerchi per accendere il fuoco del braciere di Olimpia sulla sommità dell'impianto.

Olimpiadi invernali, aperti ufficialmente i Giochi

Da questa olimpiade in terra di pace che non è ancora chiaro quanto e se potrà accelerare un percorso di riavvicinamento tra Pyongyang e Seoul, arriva un'altra lezione. Se pace sarà un giorno, nei libri di storia, sarà commemorata come la pace delle donne. In anni in Occidente il ruolo della donna è ancora al centro di discriminazioni e polemiche, nei giorni della rassegna olimpica sono state le donne le vere protagoniste: le 229 cheerleader nordcoreane, già sopranominate l'Armata della bellezza, che hanno animato compatte e festose la stessa cerimonia occupando una porzione di spalti; le giocatrici nordcoreane e sudcoreane di hockey su ghiaccio che, per quanto faticosamente, hanno composto un'unica nazionale femminile; e Kim Yo-jong, la giovane sorella del dittatore Kim ieri in tribuna d'onore e che incontrerà il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in in un appuntamento di sicuro impatto e significato mediatico. Se la Corea tornerà unita e non spireranno più venti di guerra, il mondo intero, non solo quello olimpico, saprà chi dover ringraziare.

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