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«Con più investimenti crescita oltre il 2%»

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«Con più investimenti crescita oltre il 2%»

  • –Gianni Trovati

verona

Nell'orizzonte dell'economia italiana ci possono essere «tassi di crescita superiori al 2% del tutto raggiungibili», a patto che la macchina degli investimenti pubblici sia in grado di trasformare i progetti in azioni con la stessa rapidità mostrata dai programmi di investimento privati. E a patto di «insistere in modo vigoroso su una strada di riforme che sta dando i suoi frutti».

Nell’introduzione della tavola rotonda finale del Forex numero 24, che ha messo a confronto imprese, banche e politica sulle prospettive di crescita del Paese, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan traccia un «sentiero stretto che si sta allargando».

L’evoluzione della metafora, che da tempo etichetta la politica economica made in Padoan per indicare l’equilibrio difficile fra consolidamento dei conti ed espansione fiscale, si spiega con una crescita che «si sta rafforzando, come confermano i dati Ue». La ripresa del Pil continua a vivere di «spinte cicliche europee e globali», destinate ad affievolirsi nel tempo, ma nell’ottica del ministro vede anche «crescenti componenti di strutturalità». Ma a irrobustirla, nel tentativo di proteggerla da eventuali gelate in arrivo, sono per ora solo gli investimenti privati, «sostenuti da programmi come Impresa 4.0 e finanza per la crescita che, come mostra l’esempio dei Pir, hanno avuto un successo superiore alle attese». E in questa direzione può giocare ora il «rafforzamento» del sistema bancario, che dopo aver conosciuto «sette casi critici in una platea di oltre 400 istituti», è ora «in condizioni di sicurezza» misurate anche dalla «forte riduzione delle sofferenze».

Il sentiero che si allarga non lascia però spazio a politiche fiscali a briglie sciolte, nonostante i miliardi di euro che volano liberi nei programmi pre-elettorali. Sul piano dei principi, anzi, Padoan sostiene che «di fronte ai rischi di instabilità la migliore risposta sono fondamentali più solidi», in linea con l’invito rivolto in mattinata dal governatore di Bankitalia Ignazio Visco che dallo stesso palco ha chiesto alla politica di «non lasciare dubbi al mercato sui conti» (si veda il servizio a pagina 3). La traduzione in numeri però è da costruire. Anche il programma del Pd, che candida Padoan alla Camera, poggia su ipotesi di mantenimento dell’avanzo primario al 2% del Pil, previsto invece in crescita al 2,6% nel 2019 e al 3,3% nel 2020 dall’ultima Nota di aggiornamento al Def. Ma i numeri di finanza pubblica e la dinamica del debito, ribatte il ministro, incrociano anche «il Pil nominale oltre al saldo primario, che l’Italia ha sempre mantenuto positivo, unica in Europa insieme alla Germania».

La palla ritorna allora alla crescita, a cui continua a mancare un sostegno pieno dagli investimenti pubblici. Le loro difficoltà sono riassunte bene dal caso citato nella tavola rotonda da Pietro Salini, ad di Salini-Impregilo, sul finanziamento Cipe dell’Alta velocità Verona-Vicenza arrivato a fine 2017 con un contratto datato 1991. «L’Italia è il primo beneficiario del piano Junker», rivendica però Padoan per sostenere che «questi risultati si possono replicare a tutti i livelli se cresce l’efficienza della Pa»: una sfida ancora tutta da vincere.

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