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«Non va ritardata la riduzione del debito»

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«Non va ritardata la riduzione del debito»

  • –Davide Colombo

verona

In Italia la crescita economica si sta consolidando e non è più sostenuta solo da fattori ciclici. L’aggancio alla ripresa globale ed europea c’è ed è dovuto anche ai progressi conseguiti sul mercato del lavoro, dei capitali e dei servizi. Per questo occorre ora preoccuparsi della «credibilità e dell’efficacia delle riforme». E non, invece, della prospettiva di «normalizzazione della politica monetaria» della Bce. Eccolo il primo messaggio politico dell’anno lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, a chi si appresta a guidare la nuova legislatura: bisogna difendere a attuare le riforme e bisogna ridurre il debito pubblico senza lasciare ai mercati alcun dubbio sulla tenuta dei conti.

Visco ha parlato al 24° Congresso di Assiom Forex di Verona e ha confermato che il Consiglio direttivo manterrà i tassi sugli attuali livelli ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di titoli (30 miliardi al mese fino a settembre). Non solo. L’Eurosistema proseguirà «con pazienza» a perseguire i suoi obiettivi di inflazione e reinvestirà i proventi dei rimborsi dei titoli in scadenza ancora per un periodo prolungato di tempo. Ma quando crescita e inflazione dell’eurozona giustificheranno un rialzo dei tassi di interesse «la nostra economia non ne risentirà» se le politiche economiche nazionali «avranno saputo consolidare la ripresa in atto senza lasciare dubbi agli investitori sulla determinazione del nostro governo a mantenere l’equilibrio dei conti pubblici e senza deviare il percorso di riforme avviato». Il governatore ha sottolineato le dimensioni strutturali della crescita in corso, che dovrebbe attestarsi su un +1,5% sia nel 2017 sia nel 2018 per poi restare sopra l’1% nel biennio a seguire, ed è tornato a indicare nel debito pubblico il vero fattore di vulnerabilità. «La flessibilità di bilancio - ha affermato - è indispensabile nelle fasi negative del ciclo ma lo sviluppo, cioè la crescita duratura e sostenuta del prodotto, non si ottiene con disavanzi elevati». E in Italia «una diminuzione continua e tangibile dell’incidenza del debito sul Pil non deve essere ritardata».

Nel suo discorso il governatore ha dedicato ampio spazio anche alle questioni bancarie e agli sviluppi della governance europea. Due temi strettamente intrecciati nel dibattito tra chi chiede una riduzione dei rischi macroeconomici e finanziari nei singoli Stati e chi invoca «la rapida creazione di strumenti comuni di protezione contro le conseguenze di questi rischi». L’agenda dell’anno per le banche parte dalla constatazione che, con la ripresa, è ripartito il credito e si sono ridotti flussi e consistenze degli Npl, che rispetto ai massimi del 2015 sono scesi da 86 a 60 miliardi netti (il 3,5% dei prestiti totali). Restano tuttavia «ampi margini» per migliorare nella prospettiva di un approccio temporale alla svalutazione dei prestiti deteriorati (calendar provisioning) e delle attese del Meccanismo di vigilanza unico sui nuovi tassi di copertura da introdurre sui crediti deteriorati. Mentre guardando alla prospettiva degli stress test 2018 (interesseranno le prime 4 banche italiane e gli esiti si conosceranno in novembre), Visco ha invitato a leggerne i risultati alla luce dei nuovi principi contabili Ifrs9 e ricordato che non sarà prevista una soglia prefissata di superamento della prova. Ma le banche devono andare avanti anche con la riduzione dei costi e il recupero della redditività, mente per le Bcc è venuto il momento di chiudere le operazioni di aggregazione.

Sull’Europa le riflessioni di Visco hanno evocato scelte che potrebbero essere affrontate già nei prossimi mesi, come la proposta della Commissione Ue per la costituzione di bad bank nazionali per la cessione dei crediti deteriorati (vanno assicurati - ha sottolineato - adeguati incentivi e «adesioni volontarie» delle singole banche ) oppure «i necessari correttivi» da introdurre ai meccanismi di vigilanza e risoluzione bancaria: «l’esperienza di questi anni testimonia l’importanza di mantenere una via d’uscita per gestire nel modo migliore situazioni potenzialmente dirompenti». Ma il governatore ha anche parlato di cantieri più complessi dove lo stallo prevale, com’è il caso dell'Unione bancaria resa incompleta dalla mancanza dei backstop finanziari europei per il fondo di risoluzione unico di assicurazione dei depositi. O, sul fronte della finanza pubblica, la possibilità di trasferire a livello europeo alcuni stabilizzatori automatici di spesa (per esempio su programmi infrastrutturali, di difesa comune o di gestione dell’immigrazione). O, ancora, puntando su programmi di emissioni di titoli di debito europei per accelerare il ritiro dal mercato di parte delle emissioni nazionali «dando vita a un’unione di bilancio da accompagnare con regole cogenti e poteri di controllo e intervento». Progetto che potrebbe essere adottato con maggiori risultati rispetto alle richieste poco condivisibili di chi vorrebbe prioritariamente una riduzione del rischio sovrano nei portafogli delle banche.

Spesso, ha concluso Visco, si sostiene che i tempi per un’Unione politica non siano maturi. «Ma con lungimiranza - ha sottolineato - si possono compiere passi importanti. L’Italia è chiamata a contribuire con autorevolezza al dibattito in corso in Europa».

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