Italia

Dossier Minniti: sbagliato parlare alla pancia del Paese, a Macerata è…

Dossier | N. 97 articoliElezioni 2018-Ultime notizie, interviste e video

Minniti: sbagliato parlare alla pancia del Paese, a Macerata è stata rappresaglia

«Bisogna separare le questioni di immigrazione, sicurezza ed emergenza. Emergenza vuol dire mettere una toppa, rincorrere un problema. Immigrazione e sicurezza sono due questioni strutturali. E la vera sfida è governare queste questioni, non rincorrerle». Lo ha detto il ministro per l’Interno Marco Minniti durante la firma del Patto per la Sicurezza a Firenze con il sindaco Dario Nardella e il prefetto Alessio Giuffrida. E ha aggiunto: «Un grande partito non parla mai né alla pancia né alle parti basse di un paese, parla al cuore e all’intelligenza: siate fiduciosi, parlare al cuore e all’intelligenza porta risultati».

Minniti: serve integrazione diffusa sul territorio
Minniti, che ha definito il raid di Luca Traini a Macerata contro i migranti dopo la morte di Pamela Mastropietro, una «rappresaglia aggravata all'odio razziale» realizzata con le modalità «di chi si è imbevuto di una cultura fascista e nazista», ha sottolineato anche l’importanza delle politiche di integrazione. Politiche per le quali «è fondamentale che Stato e Comuni lavorino insieme». E l’obiettivo del governo «è piccoli numeri diffusi nel territorio» perché «questo aiuta l’integrazione - ha aggiunto - e le politiche di integrazione sono fondamentali per la sicurezza di un paese». Quanto al rischio terrorismo definito «a prevedibilità zero», l’unica cosa che consente di fare un passo avanti «è il controllo del territorio», da realizzare «senza impedirne la fruibilità». Per il controllo del territorio del capoluogo toscano Minniti ha annunciato che da domani «ci saranno 13 equipaggi in più delle Forze dell'ordine: cinque di polizia, 5 dei carabinieri, 3 della guardia di finanza.

Renzi: non importa nazionalità, killer in galera e certezza pena
«Noi ribadiamo con forza che siamo orgogliosamente antifascisti e che questo paese è orgogliosamente antifascista» ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi oggi a Firenze incontrando gli amministratori pubblici in un incontro elettorale insieme al ministro Minniti. A loro ha ricordato l’appuntamento di giovedì «a Sant'Anna di Stazzema dove ci sarà tutto il Pd per la firma nell'anagrafe antifascista». Sul tema sicurezza il segretario dem ha spiegato che i casi di Pamela Mastropietro a Macerata e di Jessica Valentina Faoro a Milano sono stati «usati in campagna elettorale senza avere riguardo se il colpevole possa essere un pusher nigeriano o un tramviere milanese». E ha chiosato: «a me non interessa la carta d'identità del killer, ma che stia in galera e ci resti». Mentre ai commercianti fiorentini ha detto che «i fenomeni di microcriminalità non sono micro per chi li subisce». E che la scommessa «garantire la certezza della pena».

Quanto alle polemiche sulla mancata adesione del Pd alla manifestazione antifascista e antirazzista di sabato a Macerata (dove oggi va registrato l’arrivo di un nuovo questore: l'attuale dirigente Vincenzo Vuolo viene trasferito a Roma e lascia il posto a Antonio Pignataro, fino ad oggi direttore della II sezione della Direzione Antidroga), Renzi ha chiosato: «Dov'era il Pd a Macerata? Il Pd era col sindaco Carancini, con il ministro Minniti, con i suoi uomini, con Orlando che è andato a trovare i feriti, ma il Pd era anche in quella sede presa di mira da una pallottola: perché il fascista ha sparato a 6 ragazzi di colore ma anche alla sede del Pd».

Salvini: a Macerata colpa mia? Voglio solo Italia tranquilla
Di tutt’altro segno i commenti del leader della Lega Matteo Salvini sui fatti di Macerata. Nell’inchiesta sulla morte di Pamela Mastropietro a Macerata (teatro del raid xenofobo di Luca Traini) sono finiti in carcere tre nigeriani, sospettati di aver ucciso la ragazza. «Per qualcuno - ha detto il segretario del Carroccio a Mattino Cinque - è sempre colpa di Salvini, anche se io vorrei semplicemente che gli italiani stessero tranquilli». «È folle negare - ha aggiunto - che un’immigrazione fuori controllo porti reati e delinquenza. L’Italia che governerò tra un mese sarà un’Italia che accoglie chi scappa davvero dalla guerra, chi porta rispetto, ma se arrivi e cominci a far casino allora torni a casa tua» ha detto Salvini. «Gli stranieri regolari - ha poi incalzato - sono i primi a dirmi “Salvini tieni duro”. Limitare l’immigrazione non è un dovere solo nei confronti degli italiani, ma anche degli immigrati per bene che sono miei fratelli, a prescindere dal colore della pelle».

«No sconti di pena per stupratori e assassini»
«Nel paese che ho in testa chi sbaglia paga. Puoi essere bianco, nero giallo o verde, ma se stupri o se ammazzi stai in galera fino alla fine dei tuoi giorni» ha aggiunto Salvini, per il quale «bisogna cambiare la norma che prevede che stupratori e assassini possano beneficiare di un terzo dello sconto di pena». «Nell'Italia che voglio per i miei figli non devono avere neanche un'ora di sconto» ha chiosato, negando di volere un’Italia dal ricorso facile alle armi. «Renzi ci accusa di voler dare l'Italia in mano ai pistoleri? Macché pistoleri! Il Paese che ho in testa tutela le forze dell’ordine e disarma i delinquenti» ha concluso il leader del Carroccio, che ha poi ribadito: «Io non ho il porto d'armi, non ho pistola, ho al massimo in casa il mattarello». Ma «bisogna cambiare l'articolo del codice penale che prevede l'eccesso di legittima difesa». Sicché il gioielliere di Frattamaggiore indagato per aver ucciso un rapinatore non ha colpe, ma «ha fatto esattamente quello doveva fare, ha difeso se stesso».

Berlusconi: militari per strada non in caserme
Mentre il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dopo aver sottolineato nei giorni scorsi la necessità di rimpatriare 600mila migranti irregolari, definiti una «bomba sociale pronta ad esplodere», oggi è tornato anche lui a parlare di sicurezza affermando che «tutti i militari devono essere per le strade, ad aiutare il preziosissimo lavoro delle forze dell’ordine, nessuno deve rimanere nelle caserme».

Bonino: sbarchi bloccati non fermano odio xenofobo
Diverso il punto di vista di Emma Bonino leader della lista +Europa, alleata con il Pd, sui temi di immigrazione e sicurezza . Temi sui quali si registrano divergenze rispetto alla linea del ministro dell’Interno Minniti (Pd), promotore della linea del contenimento degli sbarchi dalla Libia. «Fermare - si fa per dire - gli sbarchi non ha fermato Traini a Macerata - ha scritto Bonino in una lettera a Repubblica-. Respingo l'idea che la xenofobia sia un prodotto dell’immigrazione. È un prodotto del nazionalismo e offre dei capri espiatori alla rabbia popolare» ha sottolinea Bonino, che ha aggiunto:

«L’etnonazionalismo di Salvini, antieuropeo e xenofobo, è una ideologia potente, non nuova nell'Europa di ieri e di oggi, che fomenta e cavalca l'inquietudine; non è un prodotto dell’inquietudine. È empiricamente dimostrato. La xenofobia è più forte nelle aree del Paese in cui ci sono meno stranieri, non di più. Questo non vale solo in Italia». «Nel 2016 in Italia - ha concluso - c'è stato il massimo degli sbarchi e il minimo degli omicidi dal 1992, femminicidi compresi. Questo dovrebbe dire il Ministro dell'Interno a Macerata a quanti legano sbarchi e sicurezza».

Grasso: sicurezza, antimafia e lotta corruzione al primo posto
«Antimafia, legalità, lotta alla corruzione, sicurezza dei cittadini devono essere al primo posto della politica con la P maiuscola» ha detto invece il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, a Palermo, aggiungendo: «Sul tema della sicurezza non prendo lezioni da nessuno: né da Salvini, né da Renzi. Ho fatto per 43 anni il magistrato - ha aggiunto - so cosa significa gestione della sicurezza dei cittadini». Sul fenomeno dei migranti «non si deve soffiare o buttare benzina per alimentare le insicurezza dei cittadini. Il fenomeno è epocale, non emergenziale ma strutturale e quindi bisogna affrontarlo tutti insieme, non è possibile che su 8 mila sindaci solo mille sono stati disponibili ad accogliere i migranti». Quanto alla strategia elettorale, «pensiamo di recuperare una parte dei voti del M5s, di quella fetta di elettori di sinistra che ha trovato rifugio in questo movimento». Rispondendo ai cronisti su possibili alleanze con i cinquestelle, Grasso non ha nascosto le sue perplessità: «Da presidente del Senato - ha detto - ho verificato le posizioni ondivaghe del M5s sulle unioni civili, sullo Ius soli, su euro sì euro no. Non c'è chiarezza».

© Riproduzione riservata