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Rimborsi, il «buco» potrebbe sfiorare il milione. Il M5S…

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gli ammanchi

Rimborsi, il «buco» potrebbe sfiorare il milione. Il M5S chiede gli elenchi al Mef

Le verifiche sulle restituzioni volontarie dei parlamentari Cinque Stelle procedono a tappeto. E dallo staff di Luigi Di Maio trapela quel che tutti sospettavano: il “buco” sarebbe in realtà molto più ampio dei 226mila euro inizialmente stimati come scarto tra i 23,418 milioni di euro riportati sul sito tirendiconto.it e il prospetto del Mise da 23,19 milioni, con i bonifici effettuati sul Fondo per il microcredito a valere sugli stipendi dei pentastellati. Il Movimento non dà cifre, ma l’ammanco - se si conteggiano i versamenti degli europarlamentari (606mila euro)e dei consiglieri regionali (potrebbe superare i 500mila euro), nonché i 19mila euro versati dagli ex Riccardo Nuti e Giulia Di Vita - potrebbe essere più che quadruplo, fino a sfiorare il milione di euro.

Per fare chiarezza e controllare ogni flusso (anche perché qualche bonifico potrebbe essere “incagliato” nel passaggio tra il Mef e il Mise), i vertici M5S si sono rivolti in via ufficiale al ministero dell’Economia, chiedendo l’accesso agli atti per ottenere l’elenco dei portavoce che hanno effettuato i versamenti con il totale dell’importo restituito durante l’intera legislatura da ognuno di loro. Alla fine - promettono i pentastellati - «pubblicheremo tutti i dati e chi non ha versato verrà espulso».

«Chi di spada ferisce di spada perisce», ironizza un parlamentare di lungo corso del Pd. Perché il caso esploso con il servizio delle Iene (anticipato ieri sul sito del programma) sul deputato Andrea Cecconi e sul senatore Carlo Martelli, entrambi considerati fedelissimi di Davide Casaleggio e di Di Maio, sta deflagrando ben oltre le aspettative. E sta producendo molto imbarazzo. Anche per il sistema truffaldino usato per trattenere parte di quanto dovuto: effettuare i bonifici - giusto il tempo per scannerizzare la ricevuta e caricarla sul portale - e poi revocarli entro 24 ore. Il candidato premier, dopo qualche tentennamento (all’inizio si era detto «orgoglioso di loro» per essersi prontamente scusati e aver restituito il mal tolto: 21mila euro non restituiti da Cecconi, 70mila da Martelli), ha scelt0 la linea dura e nelle prossime ore tornerà a incontrare le Iene. «Quelle persone le ho già messe fuori», ha detto oggi Di Maio a Napoli. «Per gli altri stiamo facendo tutte le verifiche che servono ma siamo orgogliosi di quello che è il Movimento. Non sarà qualche mela marcia ad inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e come sanno gli italiani da noi le mele marce si puniscono sempre».

In effetti, da inizio legislatura i Cinque Stelle hanno deciso di restituire metà dello stipendio, circa 1.700 euro al mese, e la diaria non rendicontata, soldi che in parte (1,6 milioni) vanno al Fondo di ammortamento dei titoli di Stato e per il resto al Fondo per il microcredito. Di Maio ha cercato di ricordarlo, anche per ridimensionare la portata della vicenda: «La notizia in un Paese normale è che il M5S ha restituito 23 milioni e 100mila euro di stipendi, e non che manca lo 0,1%. Ci sono 7mila imprese in Italia che lo testimoniano perché quei soldi hanno fatto partire 7mila imprese e 14mila posti di lavoro». Ma chi gli è accanto in questo ultimo miglio di campagna elettorale lo racconta infuriato e deluso. Anche perché i parlamentari coinvolti potrebbero essere molti di più. «Siamo a una doppia cifra», ha riferito un ex attivista alle Iene, che hanno incalzato i senatori salentini Maurizio Buccarella e Barbara Lezzi. Davanti alle telecamere hanno affermato di essere in regola. Ma in realtà Buccarella, ricandidato in Puglia come Lezzi, ha già ammesso irregolarità e in serata, con un post su Facebook, si è autosospeso dal Movimento: ha riconosciuto di aver fatto «una leggerezza» revocando due bonifici a novembre e dicembre. La seconda ha scritto su Facebook che oggi sarebbe andata in banca per farsi rilasciare la documentazione «che accerta che tutti i bonifici che ho effettuato in questi anni non sono stati revocati».

Per sapere chi sono gli altri deputati e senatori sotto osservazione bisognerà aspettare. Marco Canestrari, l’ex dipendente della Casaleggio Associati che con Nicola Biondo ha scritto il libro “Supernova: Com’è stato ucciso il Movimento 5 Stelle”, in un video ha segnalato i rendiconti di Michele Giarrusso, Danilo Toninelli, Carlo Sibilia e Vito Crimi: «Per tre, quattro, cinque mesi di fila dichiarano di restituire la stessa identica cifra: è virtualmente molto molto difficile. Andrebbe spiegato. C’è un modo molto semplice: pubblicate tutti gli scontrini delle vostre spese. I parlamentari onesti non hanno nulla da temere». Giarrusso ha replicato: «Un’illazione senza fondamento: si sono concentrati su un timbro su cui è chiaramente evidente l’errore della banca».

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