Italia

Conti pubblici, Upb: rischio manovra correttiva

  • Abbonati
  • Accedi
ufficio parlamentare di bilancio

Conti pubblici, Upb: rischio manovra correttiva

«Il rispetto delle regole del braccio preventivo è di nuovo a rischio di deviazione significativa. Come avvenuto nello scorso anno, nell'ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole». Lo scrive l'Ufficio parlamentare di bilancio nell'ultimo Focus dedicato alla finanza pubblica pubblicato oggi, spiegando che esiste una differenza tra le previsioni di aggiustamento strutturale del governo contenute nel Dpb - il Documento programmatico di bilancio - 2018 presentato nell'ottobre scorso e quelle della Commissione Ue. Il documento sottolinea che è il debito «la principale debolezza italiana» e, sul fronte della spesa pensionistica, fa notare che con la revisione della legge Fornero il sistema è a rischio.

Arduo cancellare clausole 2019-2020
Nel documento l'Upb afferma che cancellare, in parte o in tutto, le clausole di salvaguardia nei prossimi anni, sostituendole con coperture alternative, è una prospettiva «particolarmente ardua alla luce della riduzione progressiva dei margini di contenimento di molte voci del bilancio pubblico dopo le manovre correttive dell'ultimo decennio e dei più ristretti gli spazi di flessibilità ancora disponibili nell'ambito delle regole di bilancio». Nel biennio 2019-2020 gran parte del miglioramento dei conti pubblici, spiega l'Autorità, è connesso alle clausole dalle quali sono attesi introiti per 12,5 miliardi nel 2019 e circa 19,2 miliardi nel 2020. La disattivazione totale della clausola per il 2018, di oltre 15,7 miliardi, è stata in larga parte finanziata in deficit, sfruttando margini di flessibilità delle regole di bilancio. «Al momento, a livello europeo, non sembrano esistere margini per la concessione di ulteriore flessibilità nei prossimi anni», evidenzia il focus.

Con revisione Fornero a rischio sistema
«La spesa pensionistica in Italia si attesta su livelli ben superiori in percentuale del Pil rispetto a quelli degli altri principali paesi europei - spiega l'Upb - ed è prevista accelerare nel triennio di programmazione. Ciononostante, grazie alle varie riforme attuate dagli anni novanta, essa risulta più sostenibile nel lungo periodo». L'Ufficio di bilancio giudica «difficile pensare che significativi recuperi di risorse possano derivare da questo comparto» e, al contrario, sottolinea come «la sostenibilità potrebbe essere messa a rischio in caso di revisioni, senza copertura finanziaria nell'ambito dello stesso settore, del sistema previdenziale attuale, e in particolare dell'ultima rilevante riforma attuata a fine 2011, che consente notevoli risparmi anche in prospettiva». Il riferimento è alla legge Fornero approvata dal governo Monti nel dicembre di sette anni fa.

Debito è principale debolezza Italia
Il focus sottolinea che la principale debolezza della finanza pubblica italiana «continua a essere l'elevato livello del debito pubblico e la sua incidenza sul prodotto, pari al 132 per cento nel 2016 (a fronte di una media dell'area euro esclusa l'Italia dell'81,4 per cento)». L'Autorità indipendente evidenzia che l'Italia ha il più elevato rapporto tra il debito pubblico e il Pil dell'Unione europea, dopo la Grecia, «con conseguente più elevata spesa per interessi in percentuale del Pil della Ue, dopo il Portogallo», pari al 4% del prodotto interno lordo. L'incidenza della spesa per interessi è prevista dal governo in calo nel Documento programmatico di bilancio nell'ipotesi «di una crescita contenuta dei tassi nel periodo di programmazione, come peraltro attualmente atteso dai mercati. I tassi - si legge - sono tuttavia soggetti al rischio di rialzi più significativi, considerati gli attuali numerosi fattori di incertezza, in particolare connessi al graduale azzeramento del quantitative easing (QE) e alle prospettive economiche mondiali».

© Riproduzione riservata