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Dai migranti in Sicilia al terremoto di Norcia: così Oxfam…

la regina delle Ong nella bufera per gli scandali

Dai migranti in Sicilia al terremoto di Norcia: così Oxfam “investe” 18 milioni in Italia

Lo scandalo sessuale che ha investito i vertici di Oxfam a Londra rischia di lasciare un segno anche in Italia dove l’organizzazione umanitaria ha sei sedi (Arezzo, Firenze, Milano, Roma, Catania e Milazzo) e oltre a raccogliere i fondi e inviare i suoi operatori in giro per il mondo per le emergenze internazionali, realizza interventi nel nostro Paese: dall’aiuto ai più poveri all’assistenza ai migranti appena sbarcati fino al sostegno agli sfollati del recente terremoto del centro Italia.

Interventi possibili grazie all’aiuto di donazioni di cittadini e aziende e anche con il sostegno di fondi pubblici che rappresentano il 54% dei 18 milioni dichiarati da Oxfam Italia  al 31 marzo 2017. «Siamo consapevoli che un errore è stato fatto - avverte il direttore di Oxfam Italia Roberto Barbieri - , ma la nostra organizzazione ha agito subito e nella massima trasparenza. Ora siamo preoccupati che questa onda mediatica sproporzionata metta a rischio la nostra reputazione costruita in tanti anni di impegno nel volontariato».

Gli ultimi interventi in Italia
Tra gli interventi in Italia ricordati nel suo ultimo rapporto, Oxfam cita a esempio il sostegno agli sfollati nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto, «incentrando l'intervento sull'assistenza psicologica comunitaria con attivazione di centri di ascolto fissi e mobili» oltre a «fornire sostegno logistico e acquisto di generi di prima necessità». Fino a dicembre 2016 - ricorda il report - sono stati effettuati circa 400 interventi sia nelle tendopoli che nelle strutture e negli hotel nelle Marche e in Abruzzo. Dal giugno 2016 Oxfam - che da un anno prima opera nell’emergenza migranti nella rotta balcanica e del mediterraneo - lavora in Sicilia, oltre che nel settore dell'accoglienza, anche in quello di emergenza, «attraverso team mobili composti da consulenti legali,
psicologi e mediatori» offrendo il primo aiuto (kit igienico, indumenti, scheda telefonica)  a chi si trova in situazione di «particolare vulnerabilità» (ha ricevuto il foglio di respingimento, o è stato escluso dal sistema di accoglienza e protezione). Il programma è attivo nelle province di Messina, Catania, Siracusa, Ragusa, Caltanissetta e Agrigento. Nel 2016 ha prestato assistenza a 1.626 persone.

I numeri del bilancio italiano
Nel suo ultimo bilancio di impatto pubblicato nei mesi scorsi Oxfam Italia - nata nel 2010 - racconta alcuni dei principali progetti portati avanti nel mondo e in Italia e ricorda anche il sostegno che riceve da 5mila donatori regolari e da varie aziende. Nel suo report viene ricordato a esempio il nuovo network di imprese «al nostro fianco per rispondere alle principali emergenze umanitarie» (tra queste Aveda, profumerie Douglam, Huawei, Lavazza, Molino Rossetto e Yoga essential). La provenineza dei fondi è per il 54%pubblica (dal ministero degli Esteri agli enti locali fino alla Ue), il 20% arriva dai privati e il resto dalla sede internazionale di Oxfam. In particolare nel suo ultimo bilancio d’esercizio - chiuso con 18 milioni tutti spesi - si ricorda che su ogni euro 79 centesimi vengono spesi in progetti e attività sul campo, 11 centesimi in gestione e 10 centesimi in costi per la raccolta fondi, promozione e comunicazione.

Il timore «per l’onda mediatica»
Il direttore di Oxfam Italia, Roberto Barbieri, non nasconde la preoccupazione per l’«onda mediatica» che ha investito la Ong: «Un errore è stato fatto. Dopo abbiamo agito in modo trasparente consentendo di far emergere tutte le denunce e mandando via le persone coivolte. Non c’è nessun insabbiamento, ma ovviamente c’è un rischio che la nostra reputazione possa essere messa in discussione». Barbieri spiega poi come Oxfam Italia non fa solo fundraising in Italia ma contribuisce con i suoi operatori italiani nelle grandi emergenze al’estero, in particolare l’Africa. Mentre in Italia sono in cantiere «nuovi progetti sulla povertà con i community center per fare assistenza ai più vulnerabili, con la formazione sul lavoro e l’aiuto al dopo scuola, oltre all’accoglienza e l’integrazione degli immigrati in una modalità sostenibile: operiamo con piccoli numeri con il coinvolgimento delle comunità locali, come l’ottima esperienza in Toscana dove ospitiamo 300 migranti distribuiti in piccoli centri e sostenuti per diventare autonomi con il lavoro, il volontariato e l’educazione».

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