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Le scommesse «opposte» di Renzi con Bonino e di Berlusconi con i…

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Le scommesse «opposte» di Renzi con Bonino e di Berlusconi con i centristi

A tre settimane dalle elezioni, non sono più solo i consensi alle liste principali a cui i leader guardano, ma cominciano a dare qualche brivido anche gli alleati. Sembra infatti che Renzi legga con qualche apprensione le percentuali della lista Bonino che gli ultimi sondaggi - Piepoli, Ixè - danno al 3% e con la stessa apprensione Berlusconi lo faccia con la “quarta gamba” ma con ragioni molto diverse. Chi ha avuto occasione di sentire il clima del quartier generale renziano racconta di un certo nervosismo perchè la scommessa del leader Pd - cioè tenere “più Europa” della Bonino sotto il 3% - sta traballando. Ad Arcore, invece, il tifo del Cavaliere sui centristi va in direzione opposta: puntare al superamento della soglia. Innanzitutto va spiegata la regola della legge elettorale: questa prevede che le liste tra l'1% e il 3%, conferiscano i loro voti in proporzione ai partiti della coalizione. Bene, è proprio questa norma che rende differenti le scommesse di Renzi e del Cavaliere rispetto alla logica della coalizione.

Con questo meccanismo, infatti, il Pd che è il partito principale del centro-sinistra, da solo ingloberebbe tutti i consensi della lista Bonino se non dovesse saltare l’asticella. E riceverebbe in “omaggio” circa tre punti in più, con la possibilità di centrare l'obiettivo di Renzi di diventare il primo gruppo parlamentare e guidare le danze del dopo voto. Naturalmente stesso regalo arriverebbe dalla lista della Lorenzin se superasse l'1 per cento.

Diverso è il gioco Berlusconi perché diversa è la coalizione del centro-destra, nel senso che i voti dei centristi – sempre se la lista restasse sotto la soglia - verrebbero distribuiti tra i partiti della coalizione, quindi anche a Salvini. E questo non è interesse del Cavaliere che ha creato la quarta gamba proprio per rafforzare l’asse moderato, non per portare acqua pure alla Lega. Il gioco a cui sono stati chiamati Cesa, Lupi e Fitto, nei calcoli di Arcore, dovrebbe essere quello di saltare l'asticella del 3% e dare una mano a Forza Italia nel braccio di ferro con il giovane segretario leghista. Con questi due differenti schemi, si sta facendo campagna elettorale sui territori. Con un effetto a sorpresa. Raccontano, per esempio, che nel Pd cresce il conflitto di interessi tra chi è candidato al collegio uninominale – e ha chance di vittoria - e chi invece corre nel proporzionale, soprattutto se è in seconda o terza posizione. Perchè le convenienze non coincidono? Perchè il candidato dell'uninominale punta a massimizzare i voti di tutti i partiti della coalizione per vincere - e ha quindi interesse a fare campagna anche con la lista Bonino - mentre i candidati del proporzionale puntano a promuovere solo il Pd per aumentare la percentuale nazionale. Insomma, cresce la tensione tra i candidati ai collegi visto che solo pochi - in Toscana in particolare - si sentono al sicuro mentre gli altri sono impegnati a sfruttare la massimo la logica della coalizione. Certo, la vera domanda è se la Bonino prenderà solo i voti dei delusi del Pd renziano, arginando le perdite raccontate dai sondaggi, o se sarà in grado di aggiungere voti magari recuperando parte di quei consensi che nel 2013 andarono a Monti.