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Tregua in Borsa, il Tesoro supera il primo test sui BoT

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Tregua in Borsa, il Tesoro supera il primo test sui BoT

  • –Maximilian Cellino

Buona la prima per il Tesoro italiano, che ha inaugurato con il vento in poppa una due giorni di emissioni dall’esito tutt’altro che scontato quando si pensa al contesto particolarmente teso sui mercati finanziari e all’approssimarsi delle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Per i BoT annuali collocati ieri, per la verità, si è interrotta la striscia consecutiva di minimi storici raggiunti dal rendimento, che si è comunque attestato a -0,401 per cento. Ciò che conta però è che le richieste si siano mantenute sostenute, con una domanda pari a 9,67 miliardi di euro a fronte dei 6,5 miliardi effettivamente emessi e un rapporto di copertura in crescita a 1,49.

Certo, il test sull’appetito degli investitori per i titoli di Stato italiani sarà decisamente più significativo oggi, quando sul mercato finiranno BTp con scadenza 2020, novembre 2024 e marzo 2048, per un ammontare complessivo fra 6,25 e 7,75 miliardi. Non che sul debito italiano si siano avvertite particolari tensioni in questi ultimi 10 giorni, anzi: l’usuale barometro rappresentato dal differenziale di rendimento nei confronti del Bund decennale staziona a 128 punti base, non lontano dai minimi degli ultimi 18 mesi, circostanza che ha suscitato diverse perplessità anche fra gli addetti ai lavori riuniti lo scorso fine settimana al Congresso annuale Assiom Forex. «Questi livelli incorporano una probabilità molto elevata di un esito del voto favorevole al mercato, ovvero una coalizione allargata ai principali partiti pro-Europa, e una possibilità invece ridotta di uno scenario negativo», avverte Chiara Cremonesi, strategist sul reddito fisso di UniCredit. Già da stamattina si potrà quindi capire se qualche investitore avrà mutato direzione sull’Italia.

Chi non cambia idea sul nostro Paese, e in generale sull’Europa, è invece il fondo Bridgewater, che continua ad aumentare le scommesse ribassiste sull’azionario del Vecchio Continente. Alla fine della scorsa settimana, secondo i dati raccolti da S&P Market Intelligence, l’hedge guidato da Ray Dalio aveva posizioni «corte» per oltre 16 miliardi di dollari su titoli europei, 3,3 miliardi dei quali su società quotate a Piazza Affari, con le tre «big» Intesa Sanpaolo, Eni ed Enel in prima linea fra le più bersagliate, rispettivamente con circa 790, 692 e 656 milioni. Almeno ieri però Bridgewater qualche perdita l’ha subita, perché le Borse hanno raccolto il testimone lanciato con il colpo di reni finale di venerdì scorso a Wall Street e hanno recuperato una parte dei rovesci subiti la settimana passata: Francoforte ha chiuso a +1,45%, Parigi a +1,2%, mentre Milano è risalita un po’ meno (+0,77%) zavorrata dal settore bancario, il tutto in un contesto ancora favorevole al mercato di New York.

Difficile dire se si tratti di un ripristino della tendenza rialzista o di una semplice tregua, ma se si dovesse giudicare dalle posizioni ribassiste nette assunte dagli investitori sul titolo decennale statunitense, la scorsa settimana ai massimi da quasi un anno come numero di contratti in base ai dati della Commodity Futures Trading Commission (Cftc), le tensioni sui T-Bond (e di conseguenza sull’azionario) non sarebbero certo sopite. Il prossimo scoglio da superare, sotto l’aspetto dei fondamentali, non è lontano: basta aspettare i dati su inflazione e salari Usa di gennaio in programma domani.

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