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Dossier Elezioni 2018, come si vota in Lombardia e Lazio

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Elezioni 2018, come si vota in Lombardia e Lazio

Per gli elettori del Lazio e della Lombardia, il 4 marzo rischia di essere un vero e proprio rebus. Non solo in questi territori si voterà, come in tutta Italia, per Camera e Senato, ma andrà rinnovato anche il presidente di Regione e il consiglio regionale. Il rischio di sbagliare è alto, visto che le schede elettorali sono simili. Ma mentre per le regionali è possibile il voto disgiunto (cioè mettere una croce sul nome di un candidato governatore e anche sulla lista che appoggia un altro candidato governatore), per Camera e Senato non è prevista questa opzione (non si può votare per un candidato nel collegio uninominale e per una lista collegata a un altro candidato), pena l’annullamento del voto.

Le leggi elettorali delle Regioni
La norma “capostipite” delle leggi elettorali regionali è la legge Tatarella del 1995: elezione diretta del presidente e consiglio regionale eletto con un proporzionale corretto da un premio di maggioranza che premia le liste a sostegno del candidato presidente vincitore. Poi, dopo la riforma del Titolo V del 2001, le Regioni hanno avuto la facoltà di cambiare il proprio sistema di voto. E Lazio e Lombardia hanno corretto le proprie leggi elettorali proprio alla fine del 2017.

Elezioni regionali di Lazio e Lombardia: gli errori da evitare, ammesso il voto disgiunto

Elezione diretta del presidente senza ballottaggio
In Lazio e in Lombardia è eletto presidente il candidato governatore che ottiene più voti. Non è previsto alcun ballottaggio, come invece per i sindaci dove per essere eletti al primo turno bisogna superare il 50% dei voti altrimenti si va a un secondo turno tra i primi due candidati che hanno ottenuto più consensi. Sia nel Lazio che in Lombardia è previsto che il candidato presidente secondo classificato sia eletto immediatamente in consiglio regionale.

Proporzionale con premio di maggioranza
Per l’elezione del consiglio, il territorio della regione (sia in Lazio che in Lombardia) è diviso in tanti collegi quante sono le province. In ogni collegio sono presenti i candidati governatori con la lista (o le liste coalizzate) di candidati consiglieri regionali che li appoggiano. In Lombardia, le liste che appoggiano il candidato governatore vincente ottengono il 55% dei seggi (ripartiti in maniera proporzionale) se il candidato governatore ottiene meno del 40% dei voti; se ottiene più del 40% i seggi salgono al 60% (ma le liste che appoggiano il candidato eletto governatore non possono ottenere più del 70% dei seggi). Nel Lazio invece il sistema è più semplice: le liste che appoggiano il neogovernatore ottengono un bonus di 10 seggi (su 50) ripartiti in maniera proporzionale. Sia il Lazio che la Lombardia prevedono delle correzioni per far sì che ogni provincia elegga almeno un consigliere.

Scheda unica e voto disgiunto
Per eleggere il governatore e i consiglieri regionali, gli elettori di Lazio e Lombardia si troveranno di fronte una unica scheda. Accanto ai nomi dei candidati governatori sono racchiusi i simboli (o il simbolo) delle liste (o della lista) che li appoggiano. Ciascun elettore può votare: per il solo candidato governatore (nel caso il voto non si estende alle liste collegate); per il candidato governatore e una lista collegata; solo per una lista (ma il voto si estende anche al candidato governatore collegato). Come per la elezione dei sindaci, è possibile votare per un candidato governatore e per una lista che appoggia un altro candidato governatore: si tratta del cosiddetto voto disgiunto, ideato per “costringere” i partiti a scegliere un candidato presidente di alto profilo, in grado di strappare consensi anche alle liste avversarie. Infine, sia in Lazio che in Lombardia, è possibile esprimere due preferenze per i candidati consiglieri. Tuttavia, vale la doppia preferenza di genere: se la prima preferenza è per un candidato maschio, la seconda deve essere data ad una donna.

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