Italia

Nucleare, Commissione Ecomafie: accelerare tempi su deposito nazionale

il rapporto

Nucleare, Commissione Ecomafie: accelerare tempi su deposito nazionale

La Commissione Ecomafie «raccomanda che si accelerino i tempi per la realizzazione del deposito nazionale» dei rifiuti nucleari «attraverso la pubblicazione della carta nazionale delle aree potenzialmente idonee, con
l'avvio della consultazione pubblica». Lo ha detto la presidente della Commissione, Chiara Braga (Pd), illustrando le conclusioni della “Relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi prodotti nelle attività sanitarie”, votata oggi all'unanimità.

Ecomafie: accelerare tempi su deposito nazionale nucleare
Braga, incontrando i giornalisti alla Camera, ha spiegato che lo stoccaggio a medio termine «dei rifiuti sanitari radioattivi contenenti radionuclidi avviene nel deposito temporaneo Nucleco a Casaccia (alle porte di Roma), ed è del tutto evidente - si legge poi nella relazione della Commissione - che la continua e costante produzione negli anni di rifiuti radioattivi in ambito sanitario porterà ad un ulteriore aggravamento della già difficile capacità di gestione, da parte di Nucleco, dei volumi prodotti».

Il Deposito Nazionale è un'infrastruttura ambientale di superficie dove saranno messi in sicurezza i rifiuti radioattivi prodotti in Italia, generati dall'esercizio e dallo smantellamento delle centrali e degli impianti nucleari, dalle attività di medicina nucleare, industriali e di ricerca. Il Deposito sarà costituito dalle strutture per la sistemazione definitiva dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività e da quelle per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi ad alta attività, che dovranno essere successivamente trasferiti in un deposito geologico di profondità, idoneo alla loro sistemazione definitiva.

Irrisolto problema bonifiche da Pfas
Braga ha ricordato inoltre che è «ancora irrisolto il problema della bonifica» delle falde acquifere contaminate da Pfas (acido perfluoro alchilico) in Veneto, e quindi «è necessario agire con urgenza, e adottare interventi per la piena operatività delle sorgenti». La presidente Braga ha aggiunto che «è necessario fissare un limite» nazionale di presenza di Pfas nelle acque, sollecitando quindi
il ministero dell'Ambiente. Nelle conclusioni, la Commissione ricorda infatti che «i limiti di presenza di Pfas nelle acque sono stati definiti dalla normativa solo per alcuni di questi inquinanti, mentre per altri sono suggeriti dei parametri di
qualità ambientali», ma non è noto se questi limiti «siano efficaci, sottostimati o sovrastimati».

Per Ta.Ri serve una misurazione puntuale
Sulla Tassa sui rifiuti (TaRi) «è auspicabile la definitiva adozione da parte delle
amministrazioni locali di un sistema di “misurazione puntuale”» che ancora non è diffusa, in modo che con «pesatura e tracciabilità fatte in maniera rigorosa» si possa arrivare alle precise quantità da attribuire alle utenze e il tributo possa essere «preciso e puntuale». Lo indica la conclusione della “Relazione sull'applicazione e la riscossione della Tassa sui Rifiuti”, approvata oggi all'unanimità dalla Commissione Ecomafie. L'indagine, ha spiegato la presidente della Commissione, Chiara Braga, «si è basata sull’acquisizione di dati dai capoluoghi di provincia» e ha evidenziato criticità, anche per «il susseguirsi di novelle legislative», che non sono riuscite a far applicare il principio di “chi inquina paga”, per la difficoltà di determinare il tributo in maniera puntuale. Tra i temi critici nella determinazione della tariffa, c'è
«il ricorso, a volte indiscriminato, da parte di alcune attività produttive - quindi non domestiche - all'assimilazione dei rifiuti speciali a rifiuti urbani - ha spiegato Braga -, con il rischio di scaricare sulla Tari i costi che le aziende
dovrebbero sostenere ricorrendo al libero mercato per lo smaltimento” dei rifiuti speciali.

Dumping ambientale su traffico rifiuti
La presidente della Commissione Ecomafie ha inoltre rilevato che il traffico transfrontaliero di rifiuti è «un fenomeno rilevante che comporta un vero e proprio dumping ambientale da parte di soggetti stranieri, in parte collegati con attività criminali strutturate». Il trasferimento all'estero di questi rifiuti «termina quasi sempre con trattamenti inquinanti o con abbandoni incontrollati, con impatti ambientali estremamente negativi» ha sottolineato
Braga. Oltre ad eludere le norme italiane, «questo traffico sottrae materia a recupero e riciclo da parte dalle industrie italiane». La Commissione evidenzia la necessità di «un più ampio impiego di sistemi di intelligence per risalire all'origine della filiera e per il contrasto dei fenomeni illegali, con il
rafforzamento di reti di laboratori accreditati. Questo garantirebbe, tra l'altro, una piena competitività del nostro sistema economico. Serve, poi - ha concluso Braga - una collaborazione internazionale fra le autorità giudiziarie, e in
particolare a livello europeo con Eurojust»

© Riproduzione riservata