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Non solo Pil, nuovo Governo alla sfida del «benessere equo…

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crescita e felicità

Non solo Pil, nuovo Governo alla sfida del «benessere equo sostenibile»

Non solo crescita. D’ora in poi fare la “felicità”dei cittadini non sarà semplicemente una questione di Pil. Il nuovo Governo infatti si troverà, appena insediato, a fare i conti con il «benessere equo e sostenibile» del Paese che, per la prima volta, entra a pieno titolo, con il suo set di 12 indicatori, nel ciclo di programmazione della finanza pubblica. L’appuntamento è ad aprile prossimo quando sarà varato il Def. Una partita non facile visto che la “soddisfazione di vita” degli italiani è tra le più basse in Europa.

Dal reddito disponibile all’abusivismo il termometro del benessere
L’introduzione nel ciclo di programmazione del Bes nasce dalla convinzione che le politiche economiche debbano tenere conto anche di grandezze che consentano di misurare il benessere complessivo di una società e la sua sostenibilità. Per questo nel 2016 la legge di riforma del bilancio dello Stato ha previsto l’inserimento degli indicatori di benessere equo e sostenibile nel Documento di economia e finanza. Gli indicatori da utilizzare definiti dal Comitato ad hoc del ministero dell’Economia e approvati con decreto a dicembre scorso sono 12: Reddito medio disponibile aggiustato pro capite; indice di diseguaglianza del reddito disponibile; indice di povertà assoluta; speranza di vita in buona salute alla nascita; eccesso di peso; uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione; tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione per genere; rapporto tra tasso di occupazione delle donne di 25-49 anni con figli in età prescolare e delle donne senza figli; indice di criminalità predatoria; indice di efficienza della giustizia civile;emissioni di Co2 e altri gas clima alteranti; indice di abusivismo edilizio.

IL TERMOMETRO DEL BENESSERE EQUO-SOSTENIBILE
I 12 indicatori che entreranno nel Def 2018

“L’introduzione nel ciclo di programmazione del Bes nasce dalla convinzione che le politiche economiche debbano tenere conto anche di grandezze che consentano di misurare il benessere complessivo di una società e la sua sostenibilità. ”

LA RIFORMA DEL BILANCIO DELLO STATO 

Dopo la sperimentazione il debutto nel Def 2018
Nel Def di quest’anno un allegato dovrà riportare per la prima volta l’andamento degli indicatori Bes nell’ultimo triennio e le previsioni sulla loro evoluzione, tenendo conto dell’impatto delle più rilevanti politiche pubbliche, nei tre anni successivi. Dopo una prima sperimentazione lo scorso anno, quando il governo ha deciso di anticipare l’inserimento nel documento di economia e finanza 2017 un primo gruppo di quattro indicatori: disuguaglianza del reddito disponibile, reddito medio disponibile aggiustato pro capite, tasso di mancata partecipazione al mercato del lavoro, emissioni di Co2.

ITALIA SENZA FATTORE FELICITÀ
Dati in percentuale. (Fonte: OurWorldInData.org, su dati eurobarometro 2017)

La sfida difficile nel paese senza felicità
Se il Pil da solo non basterà più a misurare il benessere la sfida sul Bes per il prossimo Governo potrebbe non essere cosa semplice. Perché in Italia la felicità non è di casa. A passare al vaglio i 12 indicatori e il contesto in cui debutteranno è stato l’Ufficio valutazione impatto del Senato. Che parte da un dato: nel World happiness report 2017 l’Italia risultava al 48° posto su 155 paesi (dopo Uzbekistan e Ecuador) molto più indietro di tutti i principali paesi europei, rientrando nel 31% dei paesi più felici al mondo. Mentre nelle classifiche del Pil procapite della Banca Mondiale eravamo al 30° posto su 187, cioè il 16% dei pesi più prosperi. Questo vuol dire - sottolinea l’Uvi - che a parità di Pil altri fattori di felicità mancano in Italia più che altrove. Nel grafico sotto che evidenzia una forte correlazione fra soddisfazione di vita e Pil si registra una forte caduta in italia della soddisfazione di vita negli ultimi anni.

Work in progress e indicatori da rivedere
Quindi, secondo gli studiosi di Palazzo Madama, se l’introduzione del Bes nel ciclo di bilancio rappresenta un cambio di marcia verso «un’analisi più ampia della soddisfazione dei cittadini», collocando l’Italia all’avanguardia nel contesto internazionale , si tratta comunque di un work in progress che andrà affinato via via . La scelta degli indicatori inoltre non può essere considerata definitiva. Come anche suggerito dal Comitato per gli indicatori del Mef sarebbe bene prevederne una revisione periodica e una disaggregazione (come territoriale e di genere) che dia conto «dell’eterogeneità dei fenomeni che le politiche vogliono affrontare». In ogni caos osserva l’Uvi, suggerendo così al prossimo governo una revisione di prospettiva temporale, alcuni indicatori Bes appaiono sensibili all’azione politica di breve termine mentre altri variano solo nel lungo termine. Ragion per cui sarebbe «forse il caso di riflettere se non sia più opportuno prevedere una valutazione quinquennale invece che annuale del loro andamento». Inoltre sarebbe forse più semplice «collocare l’esercizio del Bes nel ciclo di bilancio quando questo si è davvero concluso, a febbraio/marzo».

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