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Migranti, nel 2017 domande d’asilo in crescita: ma calano quelle…

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nigeriani in testa

Migranti, nel 2017 domande d’asilo in crescita: ma calano quelle esaminate

Crescono le domande di asilo (+5%). Diminuiscono quelle esaminate (-10%). Aumentano le concessioni dello status di rifugiato e le misure di protezione umanitaria. Resta molto alto il numero delle domande respinte. È il quadro che emerge dai dati ufficiali del Viminale. Nel 2017, infatti, le domande di asilo (malgrado il calo degli sbarchi: -34%) presentate sono state 130.119, in crescita del 5% rispetto alle 123.600 del 2016. Nella ripartizione per nazionalità, al primo posto ci sono i nigeriani con 25.964 istanze (-5% rispetto al 2016). Al secondo posto i bengalesi con 12.731 domande (+87%). Al terzo i pakistani con 9.728 (-28%).

In calo le domande esaminate
Dai dati riepilogativi del Viminale le domande di asilo esaminate sono calate del 10,5%: da 91.102 nel 2016 a 81.527 nel 2017. E questo anche se sul fronte delle commissioni territoriali (fissate nel numero di venti) competenti all’esame delle domande, con successivi decreti del Ministro dell’Interno sono state istituite altre sezioni (ad oggi 28 sezioni, per un totale di 48 collegi giudicanti, comprese le commissioni territoriali). «Forse c'è stato un rallentamento intorno all'estate - spiega l'avvocato dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) Nazzarena Zorzella, attiva a Bologna -perché si aspettava il nuovo sistema notifiche introdotto dal decreto Minniti (poi sospeso con circolare di luglio) e anche negli ultimi tempi vediamo che non stanno convocano molto, forse perché aspettano l'entrata a ruolo dei nuovi commissari a concorso».

Da segnalare che il decreto Minniti (dl 17 febbraio 2017 n. 13) in materia di immigrazione ha puntato a tagliare i tempi di trattazione delle domande di asilo. È stata decisa infatti l'eliminazione di un grado di giudizio. Entro 4 mesi dalla presentazione del ricorso giudiziario (dopo l’eventuale diniego amministrativo della commissione territoriale competente), infatti, il tribunale decide sulla base degli elementi disponibili. E il decreto non è più appellabile, ma solo oggetto di ricorso in Cassazione.

Sei domande su dieci respinte
Quanto alle domande esaminate lo scorso anno, sei su dieci (46.992, pari al 58%) sono state respinte. Quota leggermente più alta (60%) nel 2016, anno in cui i dinieghi furono 54.254. La novità dell'anno appena concluso è invece l'aumento degli status di rifugiato concessi: 6.827 nel 2017 (l'8% del totale) rispetto ai 4.808 del 2016 (5% del totale). Quasi dimezzate, invece, le misure di protezione sussidiaria, concessa ai cittadini stranieri che non possiedono i requisiti per essere riconosciuti rifugiati, ma nei cui confronti sussistono fondati motivi di ritenere che, se ritornasse nel Paese di origine, correrebbe un rischio effettivo di subire un grave danno. Sono state 6.880 lo scorso anno (8% del totale), a fronte delle 12.873 del 2016 (14%).

In crescita la protezione umanitaria
Crescono, al contrario, nel 2017 le misure di protezione umanitaria: ne hanno beneficiato 20.166 persone (il 25% delle domande esaminate), mentre nel 2016 i permessi di soggiorno per protezione umanitaria rilasciati furono 18.979 (il 21% del totale). Non a caso la protezione umanitaria (una forma residuale di protezione per quanti, in base all'esame della commissione territoriale competente alla quale il migrante ha presentato domanda di asilo politico, non hanno diritto al riconoscimento dello status di rifugiato, ndr) è finita nel mirino dei partiti di centrodestra. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia sono tutti d'accordo nel prometterne l'abolizione in caso di vittoria alle elezioni.

Corridoi umanitari, 150 persone arrivate da Libia
Tra le poche vie di ingresso “regolare” in Italia, da segnalare quella dei corridoi umanitari, il cui obiettivo è evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo (che hanno già provocato un numero altissimo di morti), attivando canali di ingresso legali in Italia per persone che hanno diritto a forme di protezione internazionale. Lo scorso 14 febbraio 150 profughi dalla Libia sono arrivati all’aeroporto militare di Pratica di Mare (Roma) dove ad attenderli c’era la Caritas Italiana, insieme a rappresentanti del governo e delle Nazioni Unite. Nel quadro degli accordi tra Conferenza episcopale italiana e governo per l’apertura di canali sicuri di ingresso, è la seconda evacuazione umanitaria dal paese nord africano, dopo quella del 22 dicembre scorso.

Lo scorso 30 gennaio sono arrivati invece a Fiumicino da Beirut 30 profughi siriani. Si è trattato del primo gruppo del contingente di 1.000 previsto dal nuovo accordo firmato lo scorso novembre tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche d'Italia e il governo italiano. Grazie al primo accordo siglato il 15 dicembre 2015 alla Farnesina, sono già arrivati legalmente in Italia dal Libano 1.000 profughi (in gran parte famiglie siriane in condizioni di vulnerabilità), con un progetto interamente autofinanziato. Le associazioni coinvolte nel progetto inviano sul posto dei volontari, che prendono contatti diretti con i profughi nei paesi interessati dal progetto, predispongono una lista di potenziali beneficiari da trasmettere alle autorità locali e alle autorità consolari italiane, che dopo il controllo da parte del Ministero dell'Interno, rilasciano dei visti umanitari con “validità territoriale limitata”, validi dunque solo per l'Italia. Una volta in Italia, i profughi presentano la domanda di asilo.

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