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Intelligence: aumentano gli attacchi al made in Italy

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rischio spionaggio

Intelligence: aumentano gli attacchi al made in Italy

Aziende nazionali «di rilevanza strategica o a elevato contenuto tecnologico» oggi hanno «maggiore permeabilità» di essere acquisite dall’esterno. Per la nostra economia la relazione 2017 del Dis presentata ieri a palazzo Chigi con il premier Paolo Gentilonidelina una minaccia più forte, insidiosa e diffusa. Parla di una vera e propria «vulnerabilità» in uno scenario di «attori ostili o illegali». Sottolinea Gentiloni: «Il nostro Paese è tradizionalmente aperto e interessato ad attirare investimenti, siamo paladini dell’apertura dei mercati».

Ma abbiamo anche delle norme, sottolinea il presidente del Consiglio, «per l’esercizio dei poteri speciali in capo al Governo» a difesa degli asset strategici. L’intelligence ha accertato azioni «ispirate da finalità predatorie» perchè mirate «a sottrarre tecnologie pregiate e a eliminare o comprimere la competitività e la concorrenzialità delle nostre aziende, con ricadute sull’occupazione». Il direttore del Dis, Alessandro Pansa, rileva come «sulle iniziative acquisitive straniere non sempre sono chiari i reali attori di riferimento». Tanto che l’intelligence l’anno scorso è stata protagonista del ricorso al «golden power» deciso da palazzo Chigi per tre volte: con Tim e le controllate Sparkle e Telsy per mantenere in territorio italiano la gestione e sicurezza reti; con Piaggio Aero per «preservare know how rilevante per la Difesa» sottolinea la relazione; con il potere di veto sulla cessione di un ramo d’azienda di Next Ingegneria dei sistemi. L’azione di prevenzione e protezione dell’intelligence contro i rischi per la sicurezza nazionale nei profili degli asset economici strategici è dunque operativa a pieno regime.

I toni della relazione 2017 su questo fronte sono più diretti del solito: l’allarme, dunque, è salito di livello. Dietro le righe del documento Dis si intuisce una ricognizione informativa più minacciosa del rilievo ufficiale. Con una valutazione ancor più preoccupata dell’apparenza. L’attività di intelligence economica, spinta con evidenza dal prefetto Pansa, consente di scrivere che «sono andate intensificandosi, in particolare, le manovre di attori esteri sospettati di operare in raccordo con i rispettivi apparati di intelligence». L’obiettivo è di «occupare spazi crescenti di mercato» con modalità critiche.

Il Dis fa proprio l’elenco: «Pratiche scorrette, rapporti lobbistici, esautoramento o avvicendamento preordinato di manager e tecnici italiani, ingerenze di carattere spionistico per l’acquisizione indebita di dati sensibili». L’attività del Dis e dei bracci operativi Aisi (agenzia informazioni e sicurezza interna) e Aise (informazioni e sicurezza esterna) è dovuta scattare anche davanti «all’acquisizione di quote in piccole società (startup) caratterizzate da elevato know». C’erano interessi non solo privati ma persino di Stati esteri per accedere a queste tecnologie e replicarle nei propri Paesi. Non sono esenti da questa ricognizione preventiva «i mercati strategici, quali chimica e meccanica». Gli 007 si sono occupati di «strategie distorsive dei prezzi delle materie prime» e sono stati impegnati a «tutelare la sicurezza dei trasporti marittimi internazionali» sia per «le materie prime dirette alle nostre imprese» sia per «i prodotti italiani venduti all’estero». La relazione Dis menziona poi il settore della sicurezza energetica, visti i cambiamenti degli scenari geopolitici dei molti attori sul mercato. Allerta anche sul fronte bancario: l’intelligence osserva e teme «lo sfruttamento per finalità illecite» della fintech o tecnofinanza; ha messo nel mirino la blackchain - l’ internet delle transazioni - e le sue applicazioni «a partire dalle criptovalute» come il bitcoin.

Fino allo «shadow banking» cioè «attività parallele di intermediazione creditizia al di fuori, almeno in parte, dei circuiti bancari tradizionali». Uno scenario complessivo, dunque, dove rischi e minacce si moltiplicano senza sosta.

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