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Consulta, il presidente Grossi: «La Corte deve garantire nuovi…

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la relazione annuale

Consulta, il presidente Grossi: «La Corte deve garantire nuovi valori»

«La Corte è tenuta a garantire soprattutto i metodi e gli strumenti attraverso i quali variamente si affermano, nella società civile e in quella politica, i nuovi valori o interessi o bisogni che i legislatori non hanno potuto o saputo tutelare adeguatamente». Nella sua ultima relazione annuale da presidente della Corte costituzionale (eletto al vertice nel febbraio 2016, il suo mandato di giudice scadrà domani, al termine dei nove anni previsti dalla legge) Paolo Grossi sottolinea il ruolo di anticipatrice dei tempi della Consulta, «chiamata non già a custodire, secondo un'anchilosata logica museale, i cimelii di un passato», ma «a far sì che le nuove tutele si innestino nella dimensione costituzionale “vivente”».

Mattarella alla presentazione della Relazione sulla giurisprudenza della Corte Costituzionale nel 2017

Compito della Corte «convogliare nella legislazione istanze inespresse
Nel tutelare nuovi bisogni e diritti della società innestandoli «nella trama dei principi e delle regole condivisi», la Corte costituzionale - prosegue Grossi parlando nel Salone Belvedere del Palazzo della Consulta davanti al collegio e alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, e delle più alte cariche dello Stato - deve saper cogliere «con avvedutezza», nelle «dinamiche “pubbliche”», i «segnali del mutamento e della continuità, sapendoli opportunamente travasare ed elaborare nei suoi giudizi, nella vigile coscienza del tempo che fluisce e delle generazioni che si sovrappongono e si succedono». E «al di là, e al di fuori, delle dinamiche politiche di schieramento, affidate nel disegno (e, a lungo, anche nell'esperienza) costituzionale alle forze lato sensu politiche e specificamente ai partiti, la Corte è chiamata «a convogliare nell'alveo della legislazione, le istanze, come dicevamo, perfino ancora inespresse».

Un anno di ”richiami”, “auspici” e “moniti” al legislatore
Considerazioni e analisi, quelle di Grossi, che si riflettono nelle dieci pagine della relazione sulla giurisprudenza costituzionale del 2017 illustrata questa mattina. L’anno passato la Corte ha adottato 281 pronunce, definendo nel complesso 482 giudizi, mentre i giudizi pendenti sono passati da 550 a 376 nel corso dell'anno. Sentenze e giudizi - gli strumenti con cui si esprime e “parlano” i giudici delle leggi - in cui non mancano «”richiami”, “auspici” e “moniti” che la Corte ha rivolto al legislatore in abbinamento ai diversi dispostivi». Tra gli esempi citati da Grossi, la pronuncia «a proposito della opportunità di sostituire il sorteggio per la scelta del collegio da parte del deputato eletto in più collegi plurinominali o della necessità di garantire che i sistemi elettorali delle due Camere, pur se differenti, non impediscano la formazione di maggioranze parlamentari omogenee» (la decisione n. 35/2017 sulla legge elettorale “Italicum”). In evidenza anche la pronuncia relativa alla opportunità, nella disciplina del cumulo tra pensioni e retribuzioni, di modulazioni «in senso più duttile» (la sentenza 124/2017 sulla disciplina del cumulo tra pensioni e retribuzioni a carico delle finanze pubbliche) o il richiamo «alla necessità di intervenire sul regime del respingimento cosiddetto “differito” con accompagnamento alla frontiera» (sentenza 275/2017, un monito al legislatore perché intervenga sul regime giuridico del respingimento differito considerato eccessivamente restrittivo della libertà personale).

«Collegio incompleto grave vulnus della Corte»
In un altro passaggio chiave della relazione, Grossi ha poi riportato in primo piano il problema - piuttosto presente nella storia recente della Consulta - dell’inosservanza da parte del Parlamento del dovere costituzionale di eleggere il giudice di sua spettanza per non costringere il plenum a lavorare a ranghi ridotti. «Per l'intero anno», ha tuonato Grossi , il collegio della Corte «è rimasto - e, ahimè, tuttora rimane -incompleto, a causa della persistente mancata elezione, da parte del Parlamento, del successore di Giuseppe Frigo, dimessosi dalla carica già il 7 novembre 2016. Desidero pubblicamente e con forza rimarcare la gravità di questa circostanza». Questa situazione «ben al di là degli àmbiti della correttezza costituzionale o di quelli di un rapporto, doverosamente leale, fra le istituzioni - ha rimarcato ancora Grossi - nell'interesse della Repubblica e di tutti i suoi componenti, incide sul concreto assetto di un organo che concepisce e svolge la propria attività secondo un modulo autenticamente collegiale, il quale non può non risultare vulnerato quando, in un modo o nell'altro, se ne limiti l'effettività».

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