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Terzo settore, la riforma entra nel vivo: pronta la cabina di regia

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IL NON PROFIT

Terzo settore, la riforma entra nel vivo: pronta la cabina di regia

Riforma del Terzo settore monitorata passo dopo passo. Mancano ancora degli step per completare l’opera avviata con la legge delega e poi con il Codice del Terzo settore della scorsa estate (decreto legislativo 117/2017). Step che, ad esempio, dovranno portare al Registro unico nazionale. Ma intanto il mondo del non profit che, sencondo le ultime rilevazioni Istat, conta 336.275 istituzioni in cui lavorano 789mila dipendenti e operano 5,5 milioni di volontari guadagna sempre più riconoscimenti istituzionali, in grado sia di portare a termine la revisione complessiva delle regole sia di monitorarne l’attuazione. Da un lato con la creazione di una cabina di regia presso al presidenza del Consiglio dei ministri e dall’altro con la creazione del Consiglio nazionale del Terzo settore. Ma andiamo con ordine.

Cabina di regia
La cabina di regia è stata prevista da un Dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) già registrato dalla Corte dei conti e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 23 febbraio. Sarà presieduta dal Presidente del Consiglio dei ministri ed è composta dal ministro del Lavoro e delle politiche sociali e da quello dell’Economia e delle finanze, dal Presidente della Conferenza delle Regioni, dal Presidente dell’Unione province italiane (Upi), dal presidente dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dal presidente della Fondazione Italia Sociale. Naturalmente ogni componente potrà indicare un delegato in caso di assenza o impedimento (a componenti e delegati non è riconosciuto alcun compenso). Sono essenzialmente tre i compiti che la cabina è chiamata a svolgere:

•coordinare l’attuazione del Codice del Terzo settore per assicurarne la tempestività, l’efficacia e la coerenza ed esprimendo, qualora richiesto, il proprio orientamento in merito ai relativi decreti e linee guida;

•promuovere le attività di raccordo con le amministrazioni pubbliche interessate, così come la definizione di accordi, protocolli di intesa o convenzioni, anche con enti privati, al fine di valorizzare fattività degli enti del Terzo settore e a sviluppare azioni di sistema;

•svolgere il monitoraggio sullo stato di attuazione del Codice del Terzo settore, formulando eventuali indicazioni e proposte correttive e di miglioramento.

Il Consiglio nazionale del Terzo settore
Un altro organismo - delineato questa volta da un decreto del ministero del Lavoro - è il Consiglio nazionale del Terzo settore. Sarà chiamato a esprimere pareri, seppur non vincolanti, qualora vengano richiesti sugli schemi di atti normativi che riguardano il Terzo settore, sulle modalità di utilizzo delle risorse finanziarie. I pareri, invece, saranno obbligatori (anche se pur sempre non vincolanti) tra l’altro su:

•linee guida in materia di raccolta fondi, bilancio sociale, valutazione di impatto sociale dell’attività svolta dagli enti del Terzo settore, nonché di coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alle attività delle imprese sociali;

•definizione dei modelli di bilancio degli enti del Terzo settore;

•disposizioni concernenti le operazioni di trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda poste in essere dalle imprese sociali.

Il decreto del Lavoro ha indicato anche i componenti (e i supplenti) scelti tra rappresentanti designati dal Forum nazionale del Terzo settore (in qualità di associazione di enti del Terzo settore più rappresentativa sul territorio nazionale), rappresentanti di reti associative, esperti in materia, ma anche rappresentanti delle autonomie regionali e locali. Ci sono poi componenti senza diritto di voto. Anche in questo caso non è previsto alcun “gettone” (nessun «compenso, indennità, rimborso od emolumento comunque denominato», chiarisce il decreto). Inoltre i componenti restano in carica tre anni e quelli con diritto di voto non possono essere nominati per più di due mandati consecutivi.

Presidenza e vicepresidenza
Mentre la presidenza del Consiglio nazionale è affidata al ministro del Lavoro o a un suo delegato, alla vicepresidenza è stata eletta Claudia Fiaschi che ricopre l’incarico di portavoce del Forum del terzo settore. E la Fiaschi ha messo subito in chiaro quali sono le priorità: «Siamo nella fase di implementazione della nuova legge, che si presenta particolarmente complessa e delicata. Il Consiglio Nazionale dovrà attivarsi subito per favorire la sua attuazione nel modo più efficace ed ordinato. Ci sono molte questioni che vanno messe in agenda e affrontate al più presto».

Il correttivo sul Servizio civile
In tanto il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare un decreto legislativo correttivo del testo che prevede l’istituzione del servizio civile universale (Dlgs 40 del 2017). Come riporta la nota diffusa da Palazzo Chigi, il correttivo «mira a rendere più efficaci alcune disposizioni, nonché a migliorare la funzionalità di alcuni organismi operanti nel sistema, quali la Rappresentanza degli operatori volontari e la Consulta nazionale per il servizio civile universale».
Le Regioni avranno più voce in capitolo nell’approvazione del Piano triennale e dei Piani annuali: prima del via libera, infatti, dovrà essere essere acquisita l’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre, il correttivo punta a chiarire le modalità di elezione dei quattro membri della rappresentanza nazionale degli operatori volontari, specificando, tra l’altro, che ogni anno vengono eletti due dei quattro componenti la Rappresentanza nazionale per «evitare il simultaneo rinnovo di tutti i componenti che inciderebbe negativamente sulla funzionalità dell’organismo», conclude a riguardo la nota del Governo.

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