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Vanno in scena l’after dark fluo di Prada e le divise deluxe di Fendi

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milano moda donna/giorno 3

Vanno in scena l’after dark fluo di Prada e le divise deluxe di Fendi

Giunti al terzo giorno di sfilate, si può dire con certezza che la politica è protagonista indiscussa della stagione. Autodeterminazione, avventura, libertà sono preoccupazioni condivise. Bastiancontraria e beffarda, Miuccia Prada condensa tutte queste urgenze in una idea di moda notturna. After dark, come la mitica rivista dell’escapismo godereccio, e decisamente fluorescente. «Ho voluto rendere l’ordinario straordinario» commenta la signora, visibilmente soddisfatta della prova, ospitata nell’ala in via di completamento della Fondazione Prada: una torre di otto piani con vista sulla città. Insegne al neon, leggera pioggia, motivi elettro-danzerecci dagli speaker, fiotti inarrestabili di colori al neon che perforano il buio pesto della sala: di colpo par di essere piombati in una discoteca ai tempi della new wave. Coté Prada, naturalmente.

Quello che si manifesta è un clash violento di industriale e prezioso, di abrasivo e ladylike. Gli elementi del lessico Prada ci sono tutti: le forme active e quelle da madame, i materiali sintetici e i ricami preziosi; il sofisticato e l’antigrazioso. La collezione visivamente è orgasmatica: una ricapitolazione di Prada-pensiero, in colori urlanti. Operazione furba, che non sposta di un millimetro l’asse del progresso fashion ma che riafferma con decisione la posizione di Prada sullo scacchiere.

I venti modaioli in ogni caso stanno stanno cambiando. L’ondata decorativa delle ultime stagioni ha ormai raggiunto la piena, e si ritirerà presto. Le frange avanzate dello stilismo virano già verso il rigore della linea, verso una rinfrancante sobrietà. Cosí è da Fendi, le maison romana del niente è impossibile, di una manualità sorprendente che trasfigura completamente la materia trasformandola in un mezzo espressivo duttile dalle infinite possibilità.

Come la Città Eterna degli infiniti contrasti, così Fendi è un luogo di innumerevoli varietà estetiche, che si possono riassumere nella coesistenza di un compiaciuto barocchismo e di una severità quasi talare. La figura della collegiale deluxe in colletto bianco e lunga gonna a pieghe rimane in qualche modo sempre sullo sfondo - vestita di pellicce dai colori introvabili, materie dai trattamenti sperimentali e altre amenità tattili. Questa stagione guadagna con decisione la ribalta, in una esplorazione soft e romantica del tema della divisa. Si parla simbolicamente di divise borghesi, naturalmente, non di abiti da lavoro: il tipo di vestimento prediletto da educande e istitutrici. Ma qui siamo da Fendi: anche il rigore assoluto delle piccole cappe quadrate, delle gonne longuette e degli abiti scivolati esprime una incontenibile gioia di vivere. Sono le superfici, intarsiate, ricamate, vetrificate, a fremere di vita. Le silhouette sono costruite, quasi architettoniche, ma realistiche: la sferzata rigorosa coincide con una apertura, e la rinuncia da parte di Karl Lagerfeld alle angolosità espressioniste. Il risultato è una infilata di capi desiderabili e veri che ringiovaniscono l’identità del marchio.

L’incontro/scontro tra convenzione e ribellione è altro argomento nodale. Lo chiedono i tempi, a gran voce. L’urgenza è tale da raggiungere i lidi sempre rassicuranti di Max Mara, dove il power dressing che ha segnato uno degli apici del successo del marchio viene interpretato a sorpresa da una angolazione punk.

Il pensiero dietro tutto è cristallino: ormai le donne si sono affermate in ogni campo, e non hanno bisogno di paludamenti e uniformi; vogliono solo esprimere se stesse, con fierezza. La traduzione in abiti di punk in realtà non ha nulla, se si escludono le bretelle penzolanti e i capelli acuminati. Però si nota una benvenuta disinvoltura, espressa nei mix di animalier, nei cappotti con le frange, nelle t-shirt da concerto. Il punk, in fondo, è uno stato d’animo: ribellarsi, per esserci. Un’idea sempre valida.

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