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Meglio donne e giovani, male la fascia «senior»

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L'Analisi|i dati istat sull’occupazione

Meglio donne e giovani, male la fascia «senior»

A gennaio ci sono 25mila occupati in più rispetto a dicembre, frutto di un primo balzo degli under25 (+61mila ragazzi che lavorano), compensato da un nuovo calo nella fascia “mediana” della forza lavoro, vale a dire 30-55enni, per i quali permane una situazione di difficoltà. Sull'anno ci sono 161mila under25 occupati; a gennaio il tasso di disoccupazione giovanile migliora ancora: 31,5 per cento; e il tasso di occupazione femminile raggiunge il livello record del 49,3 per cento. Certo, restiamo distanti dai primi posti nel confronto internazionale; ma, rispetto alle rilevazioni degli ultimi mesi del 2017, l'Istat evidenzia qualche primissimo segnale positivo in più.

A gennaio anche la stima provvisoria degli inattivi segna una frenata, -83mila unità, che si spiega, essenzialmente, con la diminuzione registrata tra donne e giovani. Sull'anno, il numero di occupati sale di 156mila unità, tirato dalle donne (+161mila occupate) a fronte di una contrazione di 5mila occupati uomini. Il numero di disoccupati, nel confronto tendenziale, scende di 147mila unità, ma sul mese, gennaio su dicembre, sale di 64mila persone (è tuttavia presto nell'addebitare questo numero provvisorio alla fine degli sgravi generalizzati triennali introdotti nel 2015, e a scadenza a partire da gennaio 2018 - bisognerà realisticamente attendere i dati di marzo-aprile).

Il punto è la crescita dell'occupazione continua a non interessare una fascia importante della forza lavoro: i 40-50enni; e soprattutto i nuovi contratti sono prevalentemente a termine. Anche a gennaio, il numero di occupati permanenti, vale a dire con contratti a tutele crescenti, cala di 12mila unità, -62mila nel confronto tendenziale, a testimonianza di un clima di incertezza tra gli imprenditori, e di una fase di ripresa che deve ancora correre spedita.

Insomma, a primi segnali positivi per giovani e donne, si affiancano le consuete criticità di un mercato del lavoro italiano che fa fatica a ripartire con passo deciso. Le due nuove mosse del governo, sgravi mirati per incentivare l'occupazione stabile giovanile e la fase 2 del programma Garanzia giovani, hanno bisogno di tempo (e delle norme attuative che ancora ritardano - seppur l'incentivo ha effetto retroattivo, da gennaio 2018) per dispiegare appieno i propri effetti. Resta il tema delle crisi aziendali, presenti su ampie aree territoriali, e di politiche attive che devono decollare. In questo quadro, l'auspicio è che il nuovo governo, di qualsiasi colore sia, prosegua sulla strada delle riforme, e soprattutto affronti i due nodi critici dell'occupazione italiana: il costo del lavoro, e il rilancio della produttività, legata a una maggiore formazione mirata a Industria 4.0. Due leve che, con le soluzioni giuste, possono aiutare la ripresa e la crescita occupazionale di qualità.

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