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Disagi trasporti: piattaforme digitali contro le emergenze

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Disagi trasporti: piattaforme digitali contro le emergenze

Agenti della polizia stradale dispiegati sull'autostrada Salerno Reggio Calabria controllano il flusso delle auto durante la nevicata (foto Ansa)
Agenti della polizia stradale dispiegati sull'autostrada Salerno Reggio Calabria controllano il flusso delle auto durante la nevicata (foto Ansa)

I disagi ferroviari e trasportistici di questi giorni, legati a eventi «previsti», non sono dovuti solo a 150 scaldiglie mancanti in una stazione o a un investimento non fatto da un milione di euro. A causarli è un assetto dei trasporti ancora troppo verticalizzato, che non assicura una tutela effettiva dei diritti dei passeggeri. Occorre accelerare verso una mobilità 4.0 fondata su piattaforme digitali di integrazione e vendita di servizi multimodali. È la tesi di Andrea Camanzi, presidente dell’Autorità dei trasporti, che presto avvierà un procedimento sulla nuova generazione di piattaforme digitali favorendo l’accesso ai dati e alle informazioni e la separazione delle piattaforme dalle imprese di trasporto, nell'interesse degli utenti.

«Nel mondo di Industria 4.0 - dice - la vendita, la commercializzazione e la fatturazione di un servizio non risiedono all’attico di un edificio in cui, ai piani inferiori, si trovano la produzione o il marketing. Questo è il modo tradizionale di produrre e vendere. Nel mondo di Industria 4.0, i singoli segmenti della catena lavorano in contemporanea e la vendita di un servizio è un’attività indipendente e multipurpose. Perché - continua Camanzi - devo rivolgermi a un singolo operatore per acquistare un servizio ferroviario se una piattaforma digitale può mettere insieme una grande massa di dati su orari, costi e prezzi dei singoli posti offerti da sette, otto o dieci operatori di diverse modalità di trasporto e poi estrarne un’offerta che è la migliore per me in termini di prezzi, orari, magari aggiungendo servizi integrativi come parcheggi o un concerto? La piattaforma sarà tanto più forte quanto più numerosi saranno i segmenti della mobilità collegati, da Trenitalia a Ntv, da Flixbus alle compagnie aeree, dai servizi urbani di bus ai taxi, dal noleggio con conducente e al noleggio auto. Così potrà produrre una propria offerta di servizi per portarmi nel miglior modo dal punto A a B».

Ma torniamo a monte: cosa c’entrano le piattaforme digitali di vendita di biglietti multimodali con la neve che ha paralizzato l’Italia? «Vedo - risponde Camanzi - molta confusione nelle ricostruzioni sui disagi di questi giorni. Il gruppo Fs non sembra pienamente focalizzato sulla sua attività caratteristica e non escludo che questo defocusing sia dovuto all’allargamento orizzontale delle sue attività. Il punto fondamentale, però, è un altro e non riguarda solo le ferrovie, perché lunedì scorso a Roma non ci sono stati solo pesanti disagi a Termini, sull’Alta velocità o sui treni regionali, ma ci sono stati voli soppressi in grandi quantità a Fiumicino, la chiusura del Leonardo Express e anche i taxi erano introvabili. Il punto fondamentale - prosegue - è che questi eventi interrompono la catena della mobilità, o la catena logistica se parliamo di merci, e fanno saltare il diritto stesso alla mobilità. Il passeggero non sa che farsene dell’informazione singola e resta piantato là. Che se ne fa di apprendere dal tabellone luminoso che il treno ha 250 minuti di ritardo? L’informazione di cui ha bisogno è sapere a che ora è il prossimo treno, se c’è un bus sostitutivo e se non c’è qualcuno che glielo organizzi, deve poter fare un biglietto alternativo e ottenere compensazione per il disagio, se prevista. In altri termini, bisogna completare l’informazione con il servizio e allargare il servizio alle modalità alternative di trasporto».

Si prospetta una riorganizzazione radicale e le piattaforme digitali ne sono il motore. «Bisogna ripensare il servizio ferroviario integrandolo con altri servizi di trasporto, urbano ed extraurbano. Non è un problema di singoli impianti ma bisogna riflettere su come queste industrie della mobilità sono organizzate e costruire un collante fra loro. Deve esserci un collegamento a monte perché altrimenti, nel momento dell’emergenza, non lo trovi. Inoltre, questa è l’unica strada per innalzare la produttività del sistema e affrontare le cause profonde dell’evento avverso. L’efficienza della catena logistica è indicatore dell’efficienza complessiva di un sistema economico».

Ma a che punto siamo con le piattaforme digitali? Vanno divise in due tipi: quelle che dipendono da operatori del trasporto e quelle indipendenti. L’attuale generazione – quella di Trainline o Mycicero - offre servizi embrionali, mettendo online gli orari dei treni e rimandando al sito dell’operatore di trasporto per acquistare il biglietto; ma in campo cominciano a scendere i colossi del web, a partire da Google. «Per consentire alle piattaforme di fornire servizi operativi - afferma Camanzi - dobbiamo garantire loro l’accesso ai dati dei singoli operatori di trasporto che, viceversa, tendono a difenderne un uso esclusivo. E dobbiamo passare da una misurazione dei costi nel sistema ferroviario dal treno-chilometro al posto-chilometro, come già avviene nell'industria del trasporto aereo». Le ferrovie e gli operatori di Tpl stanno pure lanciando piattaforme digitali proprie che venderanno i biglietti in chiave di integrazione con quelli di altri operatori. «Questa soluzione - dice Camanzi - non consente in sé di rendere indipendente chi vende il biglietto da chi fornisce il servizio. L’indipendenza è un punto chiave perché il vero business non è commercializzare servizi già esistenti, ma produrre servizi e prodotti multimodali propri». Fallita l’intermodalità vecchio stile, il futuro della mobilità è nella multimodalità.

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