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Disoccupazione giovanile, questa sconosciuta: i partiti cosa…

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Disoccupazione giovanile, questa sconosciuta: i partiti cosa dicono?

(Agf)
(Agf)

Affitti scontati, Its, un po' di alternanza scuola-lavoro, lauree professionalizzanti. Domani si vota, ma i programmi elettorali di quattro delle principali forze in campo (Pd, centrodestra, Movimento cinque stelle, Liberi e uguali) sembrano abbastanza striminziti quando si accenna al lavoro per gli under 30. È vero che gli ultimi dati Istat hanno registrato un tasso di disoccupazione al 31,5% nella fascia 15-24 anni, in calo dell'1,2% su scala mensile e del 6% su scala annua. Ma i brindisi possono essere rinviati: si parla comunque del doppio della media Ue (16,1%) e la categoria stessa dei giovani si esaurisce nella fascia degli under 24, senza tenere conto - ad esempio – di un tasso di inattività che raggiunge il 26,4% nel blocco 25-34 anni. Cosa offrono, o non offrono i partiti per facilitare l'ingresso nel mercato del lavoro dei cosiddetti millennials? Rispetto agli albori della campagna, a gennaio, la categoria ha acquisito più rilievo, ma si fatica a rinvenire un programma dove la questione generazionale goda di un peso simile a quello riservato a taglio delle imposte o immigrazione.

Partito democratico
Il partito più prolifico di annunci sembra il Pd di Matteo Renzi, che si dice «ossessionato» dall'occupazione e dal proposito di «rimettere i giovani a lavoro» con competenze e investimenti. Quali? Oltre a misure più generiche sul taglio del costo del lavoro, il programma del Pd chiama in causa i giovani con politiche di sostegno passive e attive. Tra le prime ci sono l'ipotesi di una detrazione di 150 euro per ogni mensilità di affitto a tutti i giovani under 30 con redditi fino ai 30mila euro (chiamata, non a caso, «30-30»), prestazioni di welfare studentesco omogenee fra le varie regioni e una «pensione di garanzia per i giovani», che consisterebbe in un reddito pensionistico minimo di 750 euro mensili per tutti gli iscritti che non sono riusciti a raggiungere quella soglia in un certo anno di contributi.

Tra le seconde emergono un sistema di orientamento attivo fin dalle scuole medie, la spinta all'apprendistato formativo e alle lauree professionalizzanti, il potenziamento al sistema duale «su modello tedesco» e l'obiettivo di raggiungere i 100mila iscritti per gli Istituti tecnici superiori (i bienni di specializzazione post diploma). L'intenzione è di soddisfare il bisogno di «272mila addetti, molti dei quali periti e laureati tecnico-scientifici» che saranno richiesti dalla manifattura «nei prossimi cinque anni». Un'altra fonte di occupazione massiccia viene indicata nel turnover della Pa, coprendo con le assunzioni di giovani i 450mila prepensionamenti in arrivo nei prossimi anni. In ottica più generale si annuncia l'introduzione del salario minimo legale, destinato anche ai lavoratori della cosiddetta gig economy.

Il Centrodestra
Nel programma del centrodestra, l'espressione «giovani» compare un totale di due volte: nelle misure a sostegno delle «giovani madri» e quando la coalizione capeggiata da Berlusconi si prefissa l'obiettivo di «piena occupazione per i giovani» attraverso stage, lavoro e formazione». Anche se, al momento, non vengono forniti dettagli ulteriori sul come. In ottica lavorativa viene ipotizzato l'«azzeramento progressivo» del precariato e il «rilancio dell'università», con qualche cenno anche al sostegno dell'imprenditoria giovanile. Entrando nel dettaglio, si parla di un «sos tegno alle startup innovative attraverrso la semplificazione del crowdfunding»: uno strumento di raccolta fondi online che consente alle aziende di cercare fondi in Rete, in cambio di una ricompensa ai donatori (reward-based crowdfunding) o della cessione di quote del capitale azionario (equity crowdfunding).

Il Movimento cinque stelle
Il programma dei Cinque stelle non cita mai espressamente i giovani, almeno nei 20 punti programmatici firmati dal candidato premier Luigi di Maio. Il contrasto alla disoccupazione degli under 30 sembra comunque implicito alle strategie suggerite sui temi di lavoro e e formazione. Sul fronte del lavoro vengono proposte alcune ricette, come il turnover nella Pa («inviando i giovani in amministrazioni che hanno pesanti deficit di organico e che necessitano di impiegati con elevate competenze»), un investimento da 2 miliardi in «politiche attive» con rafforzamento dei centri per l'impiego e «attività di formazione, ricerca e sviluppo» sull'innovazione tecnologica, oltre all'introduzione di un «quadro normativo unitario» per la cosiddetta gig economy. Sul piano della formazione, i Cinque stelle insistono sul mantenimento di no tax area per gli studenti e il raggiungimento di una quota del 40% di cittadini «tra i 30 e i 34 anni in possesso di un titolo universitario» nell'arco di tre anni.

Liberi e uguali
Anche Liberi e uguali torna sul tema del ricambio generazionale nella Pa, dove si potrebbero assumere «giovani con le competenze di cui la Pubblica amministrazione oggi è più carente». La lista capitanata da Piero Grasso si mostra attenta anche alla regolamentazione della gig economy, inquadrato come «il lavoro delle piattaforme», chiedendo il riconoscimento del ruolo di figure «potenzialmente a cavallo fra il lavoro subordinato e quello autonomo». La principale leva di occupazione, sopra o sotto i 30 anni, scatterebbe comunque con quello che Leu chiama il «Green New deal»: un piano di riconversione ecologica che passerebbe per « messa in sicurezza del territorio, delle scuole, degli ospedali, degli edifici pubblici e delle abitazioni; energie alternative, risorse idriche, istruzione, sanità, trasporto pubblico, cultura, tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ricerca».

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