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Sentenze pilotate: i “pizzini” sui procedimenti di…

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L’inchiesta della procura di roma

Sentenze pilotate: i “pizzini” sui procedimenti di Cassazione, Tar e Consiglio di Stato

Pizzini e appunti sui «procedimenti incardinati presso la Cassazione, il Tar e il Consiglio di Stato». Si allarga il fronte investigativo della Procura di Roma sulle presunte sentenze pilotate. Ancora una volta nel mirino del Nucleo di polizia economica-finanziaria di Roma ci sono il giudice Nicola Russo e il funzionario di Palazzo Chigi Renato Mazzocchi. L’ipotesi - che i pm di Roma stanno verificando - è che ci sia stata una rete di rapporti illeciti che sarebbe riuscita a influire su alcuni procedimenti. Una pista investigativa che trova conferma in una informativa della Guardia di Finanza del 7 settembre 2016.

Il credito Iva da 20 milioni di euro
L'inchiesta è la stessa che ieri ha portato agli arresti il giudice Russo (ai domiciliari), con l’accusa di essere stato corrotto dagli imprenditori Stefano Ricucci e Liberato Lo Conte. L’assunto accusatorio si basa sulla presunta manipolazione di una sentenza della Commissione Tributaria del Lazio – in cui Russo era relatore – che avrebbe consentito ai due imprenditori di ottenere un credito Iva da 20 milioni di euro, denaro che era custodito alla Hypothekenbank di Francoforte e che riguardava, tra l’altro, una pregressa operazione immobiliare illecita. Ora però il contesto investigativo si potrebbe ulteriormente allargare.

Procedimenti di Cassazione, Tar e Consiglio di Stato
Gli investigatori della Guardia di Finanza hanno analizzato il materiale sequestrato nell’abitazione di Mazzocchi, scoprendo numerose sentenze e appunti che potrebbero tornare utili alla ricostruzione dei fatti. In particolare, si legge negli atti, c’è «l’indicazione del nominativo del Russo in diversi dei fogli sequestrati al Mazzocchi, nonché del fatto come risultino indicanti accanto a tale nominativo gli estremi di procedimenti presumibilmente pendenti presso la Cassazione, il Tar e il Consiglio di Stato». I successivi accertamenti della polizia giudiziaria hanno svelato come Russo non fosse «componente dei collegi giudicanti» di questi procedimenti. Tuttavia, precisa la stessa Guardia di Finanza, «dall’esame dei suddetti appunti» risulta «indicato accanto al nome del Russo, come di altri nominativi, delle cifre». L’ipotesi, tutta da verificare, è che Russo e Mazzocchi abbiano gestito una rete in grado di influenzare altri giudici.

Informazioni riservate sui procedimenti
Per gli inquirenti, infatti, «all’interno del flusso Russo-Mazzocchi appare altamente probabile che siano state veicolate informazioni sulla gestione di procedimenti giudiziari» di Cassazione, Tar e Consiglio di Stato. «In tale contesto, l’indicazione delle suddette cifre, e l’assunta corrispondenza da parte della accusa delle stesse con somme di denaro, rende possibile che le stesse siano state utilizzate per finalità di corruzione del Russo, come di altri ignoti pubblici ufficiali, o intermediari di illeciti interessi, senza che allo stato si possa dire se tali atti si siano fermato allo stato dell'induzione o del tentativo di corruzione, oppure abbiano o meno conseguito l'effetto sperato».

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