Italia

Lo stallo elettorale non spaventa i mercati

  • Abbonati
  • Accedi
Il voto e le Borse

Lo stallo elettorale non spaventa i mercati

(Fotolia)
(Fotolia)

«L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa». Se fosse vivo oggi e guardasse i mercati finanziari, l’ex presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosvelt forse cambierebbe la sua celebre frase. Perché ciò che più impressiona oggi dei mercati è l’esatto opposto di quello che preoccupava Roosvelt negli anni ’30: cioè la totale assenza di paura. La grande compiacenza. La fiducia che qualunque cosa accada, per le Borse non cambierà nulla. O quasi nulla. È questo l’umore con cui i mercati finanziari aspettano anche le elezioni italiane di oggi. Non inganni il calo delle Borse degli ultimi giorni, dovuto alla guerra tariffaria di Trump: i mercati mostrano verso il voto italiano un anestetizzato distacco.

LE BORSE E LA POLITICA “ASSENTE”
Andamento del Pil e delle Borse nei periodi senza Governo (Fonte: Fmi)

Questo è positivo: per la prima volta si va infatti a votare senza il fiato della speculazione sul collo e con la consapevolezza che la democrazia non subirà ricatti. Ma dal punto di vista finanziario, la calma dei mercati qualche interrogativo non può non sollevarlo. Perché se si guardano le quattro motivazioni segnalate dalle case d’investimento per cui non bisognerebbe preoccuparsi, si scopre quanto alcune siano precarie, di breve periodo o basate su valutazioni di moda. Per questo bisogna porsi una domanda: può l’ottimismo degli investitori di oggi essere il maggior rischio di domani? Insomma: se qualche cosa non dovesse andare come previsto, è possibile prevedere una reazione violenta delle Borse? Oppure no? Per rispondere bisogna analizzare le quattro macro-ragioni della tranquillità.

Uno: nessun vincitore

Il motivo più gettonato è questo: sul mercato sono tutti convinti che nessuno vincerà davvero le elezioni, che si formerà un Governo debole e che dunque le promesse elettorali più estreme (soprattutto sul fronte fiscale e sull’uscita dall’euro) non potranno essere mantenute. La pensano così (pur con varie sfumature) Blackrock, Nomura, Pimco, Commerzbank, Capital Economics, Amundi, Pictet, Goldman Sachs e molti altri. In effetti i sondaggi questo sembrano suggerire. Ma in passato più di una volta i sondaggi hanno sbagliato. La domanda da porsi è dunque se i mercati siano preparati ad un esito elettorale diverso da quello che danno per scontato. La risposta più probabile è negativa: è possibile che se le previsioni elettorali non fossero azzeccate, molti investitori sarebbero presi in contropiede. E alla volatilità scatenata dagli algoritmi, si sommerebbe l’incertezza dei gestori.

Due: no Governo, no problem

La tranquillità dei mercati è legata anche al fatto che tanti investitori pensano che un Paese senza Governo non sia poi così male. La Spagna è stata senza Esecutivo dal dicembre 2015 all’ottobre 2016, eppure l’economia non ha subìto ripercussioni e la Borsa - in quel periodo - è rimasta sostanzialmente piatta. La Germania è senza Governo da settembre, eppure la Borsa (ora in calo) nei primi 4 mesi ha guadagnato il 7,7%. Idem per il Belgio, che nel primo anno di non-Governo (nel 2010) ha registrato un rally di Borsa del 12%. E discorso analogo per l’Olanda nel 2017. Perché dunque preoccuparsi se anche l’Italia resterà senza un Governo a lungo? Questo è un tema che da tempo gira in Borsa: meglio nessun Governo - si dice sui mercati - che un Governo indigesto. Possibile che sia davvero così. Il punto, però, è che l’Italia ha un debito gigantesco, una crescita economica fragile e più lenta degli altri, tassi di disoccupazione e di povertà elevati: nel medio termine, insomma, uno stallo parlamentare potrebbe pesare. Anche sui mercati.

Tre: la crescita economica

La terza ragione - si dice tra gli investitori - è congiunturale: finalmente l’Italia cresce, insieme a tutta Europa. Non importa chi governerà purché chi sarà chiamato a farlo non freni con provvedimenti azzardati questo pur lento percorso di crescita. E siccome l’Italia è in gran parte trainata dalla crescita europea e mondiale, il futuro Governo dovrebbe davvero impegnarsi (in negativo) per interrompere questo cammino. Eppure anche questa motivazione, pur seria, è vulnerabile. Perché gli ultimi dati economici europei sembrano segnalare una lieve inversione. Sono gli analisti di Capital Economics a mettere l’accento su questo: gli ultimi dati prospettici (come gli indici Pmi o l’indicatore sul sentiment europeo della Commissione Ue) mostrano infatti un rallentamento. «Questo non significa che il Pil scenderà velocemente - scrive Capital Economics - ma è difficile anche che acceleri». Insomma: la spinta estera potrebbe affievolirsi.

Quattro: mercati fiduciosi

C’è poi un motivo generale che mantiene elevato l’umore: l’ottimismo ritrovato su tutti i mercati finanziari. Nonostante il calo delle Borse degli ultimi giorni, secondo Bank of America i flussi verso i mercati azionari restano molto positivi. Questo indica ottimismo, voglia di rischiare. Attualmente gli investitori sono esposti per il 61% sull’azionario e al 33% su cash e bond. E in una fase di ottimismo, gli investitori tendono ad accettare i rischi con più tranquillità. Inclusi quelli elettorali. Ma è la stessa Bank of America a mettere in guardia, titolando il suo studio «Sei ragioni per una nuova correzione dei mercati». Secondo BofA in Borsa potrebbe pesare l’eccessivo ottimismo (che sovraespone gli investitori ai mercati rischiosi), la politica monetaria sempre più restrittiva, il protezionismo e altre ragioni. E se l’umore dovesse cambiare globalmente sui mercati, si girerebbe in fretta anche sull’Italia. Qualunque Governo il Paese abbia. O non abbia.

© Riproduzione riservata