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Mondo di Mezzo, parte il processo d’appello. I pm:…

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Il sacco di Roma

Mondo di Mezzo, parte il processo d’appello. I pm: «È una associazione di stampo mafioso»

Parte il processo d’appello Mondo di Mezzo. Alla sbarra degli imputati 43 persone, tra le quali il “nero” Massimo Carminati e l’imprenditore Salvatore Buzzi. La Procura della Repubblica di Roma torna a chiedere che sia riconosciuto il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, ipotesi d’accusa venuta meno nel processo di primo grado. Tra le accuse ci sono anche numerosi casi legati a fatti corruttivi di pubblici ufficiali con le più importanti società controllate dal Comune della Capitale, come l’Ama, la municipalizzata che si occupa di rifiuti urbani.

I legali degli imputati si sono opposti alla videoconferenza
I legali difensori si sono opposti allo svolgimento del processo in videoconferenza e hanno presentato eccezione per chiedere la presenza in aula e il trasferimento a Roma dei due imputati. L’ex “Nar” ha assistito al dibattimento collegato dal carcere di Opera, mentre Buzzi, detenuto nel carcere di Tolmezzo (Udine) ha deciso di non partecipare all’udienza in videoconferenza. «Questo è un processetto, è stato mediaticamente costruito per condizionarvi - ha detto rivolto ai giudici Bruno Giosuè Naso, difensore di Massimo Carminati - Dal primo giorno di questo processo non si sono processati fatti ma persone, come nei tribunali stalinisti - ha detto ancora Naso - Vogliamo fare presto il processo ma farlo come un normale processo. Se fosse un processo speciale ci vorrebbe un tribunale speciale, e di tribunali speciali ne abbiamo piene le tasche».

La Procura di Roma: «Mondo di Mezzo è una mafia»
«La forza intimidatrice» di un’associazione di tipo mafioso non deve essere esclusivamente fondata sulla «violenza» ma anche sulla «contiguità politica ed elettorale» che trova nel «metodo corruttivo» la sua peculiarità. Così nella primavera del 2015 la sesta sezione penale della Corte di Cassazione (presidente Antonio Agrò e relatore Gaetano De Amicis) confermava l’impianto accusatorio della procura di Roma: l’allora ipotizzato clan di Massimo Carminati era una mafia secondo i parametri sanciti dall'articolo 416 bis del codice penale. Una pronuncia cautelare - assieme a quelle del Tribunale del Riesame e del giudice per le indagini preliminari - che inevitabilmente avrà un peso in questo processo di secondo grado.

Concordato per Luca Odevaine
«È stato depositato ieri un concordato con la Procura generale per una condanna a 3 anni e 8 mesi che porta la pena complessiva a 5 anni e 2 mesi in relazione alle precedenti condanne». Lo ha annunciato l’avvocato Luca Petrucci, in riferimento alla posizione del suo assistito Luca Odevaine nel corso della prima udienza d’appello del processo Mafia Capitale. L’ex membro del tavolo permanente sull’immigrazione, accusato di corruzione, nel processo di primo grado era stato condannato a 6 anni e mezzo, diventati poi 8 in seguito a due precedenti patteggiamenti. I giudici della Terza corte d’appello dovranno ora «ratificare» il concordato raggiunto tra la procura generale e la difesa di Odevaine.

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