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Addio alla rete protettiva Bce, sui nuovi scudi si dovrà trattare

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politica monetaria

Addio alla rete protettiva Bce, sui nuovi scudi si dovrà trattare

FRANCOFORTE

Sono dieci anni, dal 2008, che la Bce interviene con strumenti di politica monetaria convenzionali e non convenzionali per contrastare una catena senza precedenti di Grandi Crisi, dalle banche all’euro, dal debito sovrano alla deflazione per finire all’inflazione troppo sotto il target del 2%. Oggi i mercati si attendono che il presidente Mario Draghi ribadirà in conferenza stampa che la Bce andrà avanti ancora per un po’: ma non sarà per molto. Indirettamente e direttamente la Banca centrale europea ha sostenuto il sistema Italia, ora la crescita, ora il debito pubblico, ora le banche. Questa rete multistrato di protezione costruita dall’Eurotower al Main Building a Francoforte è in corso di graduale smantellamento, per essere sostituita da altri strumenti protettivi più “politici” come l’Esm trasformato e potenziato in Fondo monetario europeo, l’Unione bancaria, e in un futuro più lontano eurobond e ministro delle Finanze europeo con superbudget.

All’Italia e al suo nuovo governo l’Europa chiederà un resoconto di verifica su come siano stati usati questi anni di tempo prezioso comprato dalla Bce, anni di condizioni favorevoli straordinarie. E quali impegni e contributi l’Italia è disposta ad assumersi in futuro per assecondare la costruzione dei nuovi “scudi” di protezione e salvaguardia dell’euro, della stabilità finanziaria e della sostenibilità dei conti pubblici europei.

Di certo l’Italia da quest’anno in poi non potrà più contare su alcune operazioni Bce che quasi vengono prese per scontate: entro quest’anno è prevista la fine del QE iniziato nel 2015 per i titoli di Stato (2009 covered bond, 2014 ABS, 2016 corporate bond) e dunque la Bce non farà più nuovi acquisti di titoli di Stato, obbligazioni societarie, Abs e covered bond italiani: si limiterà a riacquistare quelli in scadenza, ma anche questo sostegno finirà prima o poi e il bilancio della banca centrale europea, come quello della Federal reserve, un giorno inizierà a ridursi.

Il mondo dei tassi negativi finirà: il mercato è incerto sulla tempistica del primo rialzo dell’Eurozona, ma termineràl’era d’oro per il Tesoro italiano che nel gennaio e febbraio di quest’anno ha collocato maxi-aste BoT a tassi negativi allo stesso livello delle deposit facilities o addirittura sotto (-0,42% i BoT a 12 mesi venduti a metà gennaio). Persino i titoli di Stato italiani detenuti dalla Bce nel Securities markets programme attuato nel 2010 si prosciugheranno del tutto: ne restavano 49,5 miliardi qualche giorno fa con vita media di 2,2 anni. Le LTRO triennali che nel 2011-2012 salvarono il sistema bancario europeo sono scadute da tempo ma le nuove TLTRO (quelle mirate) hanno un termine, l’ultimo prestito scadrà nel marzo 2021. E c’è di più in quello che non è scritto: le miracolose OMTs (operazioni monetarie definitive) solo annunciate e mai utilizzate del “whatever it takes” furono lo scudo risolutivo della crisi del debito sovrano italiano ma resta da vedere se i mercati continueranno a temerle quando a Mario Draghi subentrerà un falco, Jen Weidmann o il banchiere centrale di un qualsiasi Paese core.

Una crescita duratura e lo spread artificialmente stretto possono alimentare l’illusione che si possa fare a meno di qualsiasi protezione, QE, tassi ultrabassi, Fme, Unione bancaria. Ma la crisi dell’euro e del debito sovrano sono storia troppo recente: e all’Italia verrà chiesto di fare la sua parte, con le riforme strutturali e la disciplina fiscale, per consolidare la costruzione dei nuovi scudi europei.

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