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Il grande ciclismo si ritrova in Toscana per la Tirreno-Adriatico

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tra giovani speranze e l’ombra del doping

Il grande ciclismo si ritrova in Toscana per la Tirreno-Adriatico

ll grande ciclismo, dopo tanto girovagare per mondi lontani, si ritrova in Toscana per la 53esima Tirreno-Adriatico, la corsa dei due mari che gode ancora, prima della Milano-Sanremo, di un particolare privilegio: quello di far ritrovare una comunità dispersa, quella del ciclismo, che da tempo ha spostato il cuore dei suoi interessi.
Che una volta era l'Europa. Adesso no: il cuore va dove lo porta il business, gli sponsor, gli sceicchi arabi e gli ultimi grandi investimenti di uno sport che, a vent'anni dallo scandalo degli scandali (quello della Festina al Tour '98), continua a ad essere flagellato dal demone del doping. Un demone che, puntualmente, come uno strozzino, si ripresenta a chiedere il conto. Come è successo a Marco Pantani e a Lance Armstrong.

Qui alla Tirreno-Adriatico, che prende il via mercoledì con la cronosquadre a Lido di Camaiore e l'arrivo il 13 marzo a San Benedetto del Tronto, c'è tutto il Gotha del ciclismo, compresi i nostri Vincenzo Nibali e Fabio Aru, ma il tema che tiene banco è quello della inquieta presenza di Chris Froome, il super campione Sky su cui pende un'altra brutta storia: quella di aver usato alla Vuelta 2017 un farmaco anti asmatico (il salbutamolo) in dosi un po' troppo massicce per un semplice uso terapeutico.

Una vicenda di sei mesi fa che finora nessuno (compreso l'Uci) ha voluto risolvere in un continuo pilatesco rimandare, anche perché la sostanza in questione non prevede sospensione cautelare.
In questo limbo opaco Froome, vincitore di 4 Tour, si aggira come un appestato cercando di trovare una sua precaria linea di galleggiamento. «Mi chiedono di fermarmi e non correre. Sì, ma per quanto tempo dovrei star fermo?».

Domanda legittima, quella di Froome, cui nessuno dà una risposta. E intanto il britannico corre alla Tirreno e sarà presente anche al Giro d'Italia che partirà il 4 maggio da Gerusalemme. Un pasticcio insomma che, tanto per cambiare, fa perdere altra credibilità a uno sport che di credibilità ne ha bisogno come il pane. E non bastasse il caso del salbutamolo, pochi giorni fa si è pure aggiunto il carico della commissione di inchiesta britannica che in una sua relazione accusa lo squadrone Sky di aver oltrepassato la linea etica con un uso disinvolto di farmaci.

Siamo sempre lì, a girarci attorno: il doping o il doping camuffato che poi sarebbe quel'”aiutino” sempre al confine tra il lecito e l'illecito, in una terra di nessuno fatta di allenamenti sospetti in altura, di autorizzazioni mediche facili, di ansiolitici e antidepressivi. Una farmacia che, nel ciclismo, non fa mai turni di riposo.

Qualcuno dirà: e qualche buona notizia? La buona notizia è che per una settimana, campioni come Chris Froome, Vincenzo Nibali, Tom Dumoulin (ultimo vincitore del Giro) e Peter Sagan (tre volte campione iridato) finalmente si incroceranno in una corsa che ha tutto per piacere: arrivi in volata per specialisti come Gaviria, Kittel e Cavendish; frazioni per campioni di classiche e, infine, una tappa, quella di sabato che si conclude a Sassotetto, con un arrivo in salita che dovrebbe dar spettacolo.

Un sacco di talenti, anche se qualcuno non è al massimo della forma, che si spera facciano dimenticare per qualche giorno il lato scuro del ciclismo, colpito anche da una crisi economica senza precedenti. Pensate che negli ultimi 10 anni sono state cancellate, per mancanza di fondi, 25 corse importanti. Perdendo radici e seguito popolare, chiudono le corse e chiudono le squadre, come dimostra il fatto che non esistono più formazioni italiane nella World Tour (la serie A del ciclismo).

I soldi per far correre i nostri talenti vengono dagli Emirati Arabi. Un dato incredibile se si pensa che in Italia, l'uso e la diffusione della bicicletta come mezzo di svago, turismo e trasporto urbano è in continua crescita.

Ma chiudiamo con una notizia incoraggiante. Alla Tirreno-Adriatico ci sarà anche Filippo Ganna, 21 anni, piemontese di Vignone, campione in pista e della strada. Re dell’inseguimento, ha conquistato in Olanda il secondo titolo iridato in tre anni, Ganna ha tutto per diventare un big a cronometro e in classiche come la Roubaix, già vinta da Filippo tra i giovani.
Il suo manager è Beppe Saronni, uno che di campioni se intende. Ganna, tra l'altro, ricorda un po' come caratteristiche il giovane Francesco Moser. Insomma, anche il ciclismo, per andare avanti, ha bisogno della spinta dei vecchi giganti della strada.

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