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Il vero rischio per l’Italia? È sui mercati internazionali

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L'Analisi|L’ANALISI

Il vero rischio per l’Italia? È sui mercati internazionali

È ormai assodato che la politica italiana non preoccupi più di tanto i mercati finanziari. Purtroppo, però, non è assodato il contrario: potrebbero infatti essere i mercati finanziari a diventare preoccupanti per un’Italia che esce dalle elezioni con una difficile governabilità, con una ripresa economica ancora fragile e un sistema bancario in convalescenza. Domani ricorre il nono anniversario dei minimi toccati da Wall Street dopo la crisi di Lehman Brothers, appunto il 9 marzo 2009. Da allora la Borsa americana non ha fatto altro che salire, sperimentando un ciclo espansivo di durata molto rara nella storia. A guidare questo rally è stato un mix di fattori, che però ora stanno in parte cambiando. Per questo molti iniziano a temere che il vento possa prima o poi girare: primo fra tutti il Ceo della divisione corporate investment bank di JP Morgan, Daniel Pinto, che prevede correzioni di Borsa fino al 30-40% nei prossimi anni.

Se le previsioni lasciano sempre il tempo che trovano, in realtà questa preoccupazione inizia a diventare diffusa (anche se minoritaria). Negli ultimi anni il grande rally di tutti i mercati azionari e obbligazionari è maturato in un ecosistema caratterizzato da tassi a zero, grandi iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali, bassa volatilità, austerità fiscale, crescita economica modesta e inflazione molto bassa. Questo contesto ha spinto gli investitori a cercare profitti in un contesto globale di rendimenti e spread sempre più compressi. Per farlo, hanno da un lato alzato l’asticella dei rischi tollerabili. Dall’altro hanno costruito strategie basate su correlazioni tra mercati e sulla bassa volatilità, per cercare rendimenti dove non c’erano mai stati: è il caso dei fondi «risk parity» per esempio.

Ma oggi l’ecosistema su cui tutti hanno campato per anni sta cambiando. I tassi sono saliti molto negli Usa. E ancora aumenteranno. Oltreoceano le iniezioni di liquidità da parte della Fed si sono invertire: nel 2018 - stima Banca del Ceresio - il bilancio della Fed dovrebbe ridursi di 450 miliardi di dollari. Anche la Bce sta diminuendo gli stimoli. L’austerità fiscale (altra caratteristica dell’ecosistema precedente) si è trasformata in grandi stimoli fiscali, soprattutto in America. Questo potrebbe sostenere la crescita economica che (a differenza dell’ecosistema precedente) potrebbe mostrare fiammate e peggiorare il bilancio pubblico. Questo potrebbe spingere la Fed ad alzare ulteriormente i tassi, in maniera inaspettata. Con ripercussioni sui mercati, a partire da quelli obbligazionari. Insomma: molte strategie d’investimento che ben si adattavano all’ecosistema del passato (tassi a zero, liquidità abbondante, crescita bassa, inflazione bassa), potrebbero venire spiazzate nel nuovo scenario.

Se questo si tradurrà in nuova volatilità, in nuovi ribassi dei mercati e poi dell’economia è difficile a dirsi. Può darsi che altri equilibri verranno trovati. In Borsa si respira ancora ottimismo, anche se il partito dei pessimisti cresce. Il punto, tornando all’Italia, è un altro: il Paese non è pronto ad affrontare un’eventuale nuova turbolenza finanziaria e/o economica internazionale. Che presto o tardi arriverà. Noi siamo appena entrati nella crescita economica. La disoccupazione è alta. La nostra Borsa è indietro rispetto ai tempi pre-crisi. E ora abbiamo (speriamo non duri) anche instabilità politica.

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