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Sequestrati 140 milioni di euro

Le «alchimie» del Casinò di Aosta, i giudici: «Finanziamenti sconsiderati della Regione»

«Alchimie finanziarie» elaborate ricorrendo a «complesse architetture societarie» per celare il tracollo del Casinò de La Vallée di Saint Vincent (Aosta). Nel mirino c’è il buco di circa 140 milioni di euro, aggravato da erogazioni della Regione della Valle d’Aosta, illecitamente agevolate dagli assessori al bilancio Augusto Rollandin, Mauro Beccega ed Ego Perron, sulla base di bilanci falsi degli ex ad del Casinò Luca Frigerio e Lorenzo Sommo. Sono le indagini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Aosta, al comando del colonnello Piergiuseppe Cananzi, ad aver scoperchiato il «sistema».

L’inchiesta penale e il procedimento contabile
L’inchiesta ha una duplice natura: da una parte c’è l’accertamento penale, che ha portato la Procura di Aosta a iscrivere nel registro degli indagati otto persone (Perron, Frigerio, Sommo, Baccega, Rollandin e i sindaci della società Fabrizio Brunello, Jean Paul Zanini e Laura Filetti), dall’altra l’accertamento della Corte dei Conti che ha notificato la citazione a giudizio per 22 componenti della Giunta regionale, tra i quali Albert Lanience, eletto al Senato della Repubblica (con Union valdotaine, Union valdotaine progressiste, Partito Democratico e Epav).

Le «dissimulazioni» nei bilanci della società che gestisce il Casinò
Stando agli accertamenti investigativi della Guardia di Finanza, gli ex ad del Casinò Frigerio e Sommo avrebbero esposto «nei bilanci relativi agli esercizi 2012, 2013, 2014 e 2015 fatti materialmente non rispondenti al vero in ordine alle condizioni economiche della società» che gestisce il Casinò, «in modo da indurre in errore la Regione Autonoma Valle d’Aosta, che deliberava finanziamenti». In questa presunta operazione illecita, avrebbero concorso gli assessori regionali Rollandin, Baccega e Perron, «che inducevano in errore, con artifici e raggiri la Regione». In particolare, avrebbero «dissimulato nei bilanci indicati, la reale consistenza delle perdite (in modo da formulare piani industriali di sviluppo in realtà irrealizzabili) e la prospettiva negli anni a seguire di conseguire ulteriori risultati negativi di esercizio». Inoltre, con presunti «raggiri», avrebbero «omesso di evidenziare, in sede di approvazione delle delibere, la reale situazione economico patrimoniale» della società che gestisce il casinò.

I 140 milioni di euro di illeciti finanziamenti
Secondo l’accusa, tra il 2012 e il 2015 la Regione ha erogato 140 milioni di euro in modo presumibilmente illecito. Nel luglio del 2012 è dato «mandato a Finaosta (società controllata da Cava spa che gestisce il Casinò, ndr) per la stipula di due operazioni di mutuo a favore di Cava spa destinate al finanziamento parziale del piano di sviluppo della casa da gioco e del complesso alberghiero per 50 milioni». Nel settembre del 2013 è stato dato «mandato a Finaosta per la stipula di un mutuo a favore di Cava spa destinato al finanziamento dei maggiori oneri del piano di sviluppo della casa da gioco e del complesso alberghiero per 10 milioni di euro, gestione speciale Finaosta, al tasso del 6%, poi rideterminato nell’agosto del 2014 al 3,28% e nel dicembre 2015 al 1%». Infine, nell’ottobre 2014, è stato previsto l’aumento del capitale di 60 milioni di euro, mentre nel dicembre del 2015 sono stanziati 20 milioni, gestione speciale Finaosta, al tasso dell’1%.

La Corte dei Conti: operazioni sconsiderate della Regione Valle d’Aosta
Secondo i giudici della Corte dei Conti, risultano «reiterati finanziamenti a beneficio di Cava spa, che l’Amministrazione regionale ha architettato e, poi, realizzato» basati «non su lungimiranti e oculate scelte» ma su «sconsiderate opzioni operate nonostante ricorressero plurimi, univoci e tutti coerenti segnali di crisi strutturate». Aggiungono che «Casino de la Vallée spa ha beneficiato di una vigorosa assistenza finanziaria, realizzata, però, in evidente violazione del divieto, posto dalla disciplina comunitaria, di aiuti di Stato, nonché in contrasto con gli inderogabili precetti previsti dalla legislazione nazionale e da quella regionale, ignorando del tutto i fondamentali canoni dell’economicità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa».

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