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Stop termovalorizzatore e spese per 700 mln nei 100 giorni di Musumeci

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primo bilancio del governatore della sicilia

Stop termovalorizzatore e spese per 700 mln nei 100 giorni di Musumeci

Settecento milioni, sette milioni al giorno in cento giorni di governo della Regione siciliana. Un bilancio tra impegni di spesa e fondi erogati del presidente della Regione Nello Musumeci che è solo una faccia di una situazione complessa. Ed è solo un punto di partenza quello indicato dal governatore siciliano che preferisce piuttosto scommettere sulla prospettiva: «Bisogna aspettare i mille giorni di governo per fare un primo bilancio su crescita del Pil nella regione, diminuzione della povertà, blocco dell’emorragia di intelligenze e competenze che sta dissanguando la regione».

Le 48 “cose fatte”
Le cose fatte sono riassunte in un elenco fitto di tre pagine distribuito alla stampa: in totale 48 punti, quasi due atti al giorno (sabato e domenica compresi). Insomma, sembra voler dire la comunicazione del governo regionale, una macchina che macina risultati quotidianamente su parecchi fronti. «Ma i cento giorni sono solo una viltà del calendario - dice Musumeci - : potrebbe essere un appuntamento naturale in una situazione di normalità, ma la situazione non è affatto normale». È, quello della normalità, un cantiere aperto per il governo guidato da Musumeci che affianca, all’elenco di cose fatte in questi cento giorni. Un elenco che serve intanto a dare risposte, in particolare ai Cinque Stelle il cui leader siciliano Giancarlo Cancelleri aveva definito questo governo regionale «il governo del nulla». E Musumeci replica senza mai citarlo: «Provo amarezza - dice -. A qualche sprovveduto abbiamo risposto con i fatti. Io credo che davvero certa opposizione si trovi in seria difficoltà». È uno dei momenti in cui Musumeci svicola da una comunicazione allineata sulla concretezza e sul fare. L’altra deroga Musumeci la riserva al commento dei risultati delle elezioni politiche: «Se volete sapere la mia opinione personale non da presidente della regione - dice Musumeci - io sono per un governo ponte, un governo di scopo. Sarei perché si tornasse alle urne a ottobre dopo aver riformato questa ignobile legge elettorale».

«Adesso è il tempo delle riforme»
Insieme al bilancio il governatore siciliano presenta un fitto programma di interventi ma soprattutto rilancia: «Adesso è il tempo delle riforme». E al primo punto dell’elenco delle riforme c’è quello della legge elettorale «perché - dice - è assurdo che il presidente non possa avere una maggioranza parlamentare». Vinte le elezioni per varie vicende il governo Musumeci ha perso la maggioranza all’Ars ma non ha alcuna intenzione oggi di cambiare rotta rispetto al «mandato ricevuto dai siciliani». A chi gli chiede di possibili rimpasti in giunta magari facendo entrare un esponente della Lega risponde: «Non tutti i desideri diventano realtà. Noi prendiamo atto dei desideri ma intanto guardiamo alla geografia dell’Ars: come dice qualcuno noi ci presentiamo con le nostre proposte e idee e chi le condivide le vota». È, questo, certo un nodo politico rilevante perché il governo regionale ha necessità a questo punto di avere numeri forti all’Ars ma è completamente escluso un cambio di maggioranza. Ne ha bisogno, per esempio, per portare al termine la riforma del sistema degli istituti regionali che si occupano di credito alle imprese: l’Ircac (istituto regionale per il credito alla cooperazione) è finito nell’occhio del ciclone per la gestione dei fondi e poi c’è la Crias (credito agli artigiani) e l’Irfis-FinSicilia che è tra l’altro vigilato da Banca d’Italia. Il progetto del governo è di creare un unico istituto: «Intanto abbiamo avviato un’indagine interna per capire chi è come ha avuto responsabilità nella gestione di questi enti negli ultimi cinque anni - dice Musumeci - poi vogliamo rispettare l’impegno preso con gli elettori».

Ipotesi chiusura per l’Esa
Altro punto che riguarda in prospettiva la riforma degli enti regionali è la soppressione dell’Esa, l’Ente di sviluppo agricolo: «Abbiamo in programma di chiuderlo - dice Musumeci - metteremo sul mercato i borghi rurali che stanno cadendo a pezzi: almeno sei sono quelli vendibili». Altro punto di questa stagione di riforme è la soppressione degli Istituti autonomi per le case popolari (Iacp): in questo caso il governo regionale non ha ancora definito la linea e discute tra la proposta di creare un’Agenzia regionale per la casa e l’altra proposta di trasferire le competenze di questo settore alle ex province che sono centrali nel disegno “istituzionale” della regione targata centrodestra. Alle province Musumeci intende trasferire anche le competenze su acqua e rifiuti.

Il no al termovalorizzatore di San Filippo del Mela
E a proposito di rifiuti riemerge il tema dello smaltimento in una terra in cui la raccolta differenziata è ferma al 14 per cento. Di prima mattina da Palazzo d’Orleans è partito un comunicato che punta a stoppare il termovalorizzatore che A2A vuole costruire a  San Filippo del Mela in provincia di Messina riconvertendo in un polo energetico integrato la vecchia centrale elettrica: «Ho espresso al governo centrale il mio parere contrario al termovalorizzatore della Centrale termoelettrica di San Filippo del Mela. E non perché abbia pregiudizi sugli inceneritori, contemplati e disciplinati dalle leggi dello Stato. Ma perché credo che quell'area del Milazzese debba ormai ridurre il pesante carico inquinante che sopporta da oltre mezzo secolo. Alla delegazione dei sindaci della zona, che ho invitato a Palermo per oggi pomeriggio, chiederò di programmare, assieme al governo regionale, una decisa azione di rottura col passato sul fronte della tutela ambientale. Sono certo che nessuno si tirerà indietro» ha detto Musumeci che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri. Il governatore siciliano spiega a Paolo Gentiloni che il proprio parere contrario «scaturisce, a prescindere dalla circostanza che l'opera ricada o meno entro l'area di vincolo paesaggistico (art. 134 del D.lgs. 42/2004), dalla considerazione che quel territorio, da troppo tempo, subisce, per la presenza di poli industriali, un pesante degrado ambientale e del paesaggio, degrado divenuto ormai insostenibile. In coerenza con il mio programma di governo mi batterò affinché presto si dia avvio a un Piano di riconversione industriale, di bonifica dei siti e di recupero dell'area, non solo del milazzese, ma di ogni altro luogo siciliano ove insistono impianti di raffinazione e suscettibili di inquinamento». E certo sarà importante la maggioranza parlamentare anche per l’approvazione del bilancio e della finanziaria regionale e la fine dell’esercizio provvisorio: «Il nostro obiettivo è il 31 marzo - dice Musumeci - ma molto dipende dall’approccio dell’Ars - Abbiamo predisposto tutti i documenti preliminari ora dipende dall’Assemblea. Se l’approvazione dovesse arrivare ad aprile non sarebbe un dramma».

Catasto delle strade e priorità per le infrastrutture
Centrale nel ragionamento (e nell’agenda delle cose da fare) del presidente della Regione il tema delle infrastrutture: «Ci stiamo confrontando anche aspramente con l’Anas perché bisogna avere chiaro il quadro delle competenze e degli interventi». Il governatore annuncia che la Regione sta lavorando alla creazione di un catasto delle strade per stabilire un elenco di priorità. E poi c’è il rapporto con Trenitalia: «Il contratto di servizio che vale 1,2 miliardi in dieci anni: non abbiamo alcun problema a firmare ma l’azienda ci deve assicurare efficienza».

Defiscalizzazione della benzina
Infine i rapporti con il mondo dell’impresa e in particolare con le industrie dell’energia: «Puntiamo alla defiscalizzazione della benzina - dice il governatore -. In Sicilia si raffinano tonnellate di petrolio ad è giusto che i cittadini debbano pagare meno il costo della benzina. È un battaglia che porterò avanti a oltranza. Non ce l'abbiamo con petrolieri - ha spiegato - ma questa non è terra di conquista. Chiediamo bonifiche e misure compensative alle compagnie petrolifere». E il governatore ha anche annunciato che è stata esitata la delibera che apposta dieci milioni di euro per la riconversione dell’area industriale di Gela: «Nei prossimi giorni dopo la ratifica da parte del ministero andremo a Gela per annunciare che il progetto di riconversione industriale decolla».

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