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Viaggio nel Sulcis, ex roccaforte industriale rossa che si riscopre grillina

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iL VOTO nelle cattedrali industriali

Viaggio nel Sulcis, ex roccaforte industriale rossa che si riscopre grillina

Crisi locale e onda nazionale. La terra delle «fabbriche e delle miniere» e delle «lotte operaie e delle conquiste sindacali», perde la sua «stella rossa». Perché nel Sulcis Iglesiente, un tempo appannaggio del centrosinistra, a fare il pieno di voti è il Movimento 5 stelle. Una tendenza già registrata cinque anni fa quando il movimento 5 stelle prese il 30 per cento dei consensi e confermata lo scorso anno con la conquista della «rossa» Carbonia quando il sindaco uscente (targato Pd) è stato sconfitto al ballottaggio dalla candidata del movimento pentastellato. A favorire questo risultato (i cinque stelle portano a casa il 43 per cento dei consensi) sia l'onda nazionale, sia le proteste generalizzate che passano dalle lamentele per le incompiute ai cambiamenti della riforma sanitaria regionale, dalle esternazioni per le strade da sistemare alle vertenze industriali. Senza dimenticare poi gli effetti di una crisi economica e sociale che spinge neo disoccupati o «famiglie a zero euro» a chiedere aiuto alle parrocchie o agli sportelli della Caritas.

In questo territorio, (un tempo provincia istituita nel 2005 con legge regionale e abolita nove anni dopo con un referendum), 130 mila abitanti distribuiti in 24 comuni, 38 mila disoccupati, oltre 2000 persone sostenute dagli ammortizzatori sociali, si devono fare ancora i conti con la mancanza di risorse economiche familiari e tutto ciò che deriva da una condizione di crisi che, alla fine, si identifica con quella delle industrie di Portovesme. Qualche cambiamento, rispetto al passato si registra pure, ma le parole «bisogna cambiare» sono una costante. Che ci si trovi nelle piazze o davanti alle parrocchie dei due centri più grossi (Iglesias e Carbonia) non c'è differenza. Neppure l'ultima visita del ministro Carlo Calenda, nello stabilimento ex Alcoa (il 23 dicembre), e la svolta sulla vertenza ex Alcoa oggi in mano alla Sider Alloys sono riuscite a invertire questa rotta. «Il ministro Calenda ha fatto solo il suo dovere. Che è poi quello che avrebbero dovuto fare gli altri». Pierpaolo Gai, è un ex rsu Alcoa in quota Fiom, da circa un anno ha lasciato il circuito e fa la spola tra il Sulcis dove vive la famiglia e Bologna dove lavora.

«Ho votato destra e sinistra, ora serve cambiamento»
È un sostenitore del Movimento 5 stelle e lo ribadisce con forza. «Sono un sostenitore e non mi nascondo. Lo sono stato anche di Forza Italia prima e del Pd poi, anzi sono stato un promotore. Ma adesso basta, perché è necessario farla finita con il vecchio modo di fare politica, è necessario un cambiamento». In prima linea durante le battaglie per evitare la chiusura «sono tra quelli che devono fare i conti con le denunce e i procedimenti ancora aperti», rimarca la sua convinzione sulla necessità di un riavvio delle fabbriche. «Non sono d'accordo con chi dice che le fabbriche sono finite. Prima di dire basta con le industrie è necessario creare un'alternativa». A portare risorse, nel frattempo, c'è il Piano Sulcis (la prima firma è del 2012), il programma di interventi per 676 milioni di euro che spaziano dalla fiscalità di vantaggio alle bonifiche ambientali dalle start up al turismo, dall'agricoltura alle infrastrutture per 676 milioni di euro.

Qualche provvedimento, uno su tutti quello sulla fiscalità di vantaggio, parte ma, a leggere i dati elettorali che assegnano al centrosinistra il minimo storico, non basta a cambiare una tendenza. Una lettura che non convince Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis ed ex sindaco di Carbonia, la città dove nel 2006 ha vinto con l'80 per cento dei consensi «Sono del parere che si tratti solo di onda nazionale. Il vento generale è la spiegazione più semplice e più vera». Per Giuseppe Cappai, metalmeccanico impegnato negli impianti dell'ex Alcoa prima di finire nei parcheggi degli ammortizzatori sociali e oggi in presidio davanti alla fabbrica «forse ci sarebbe voluto più coraggio da parte del centrosinistra. Perché non si può dire che tutto va male per colpa del centrosinistra». Davanti alle bandiere delle organizzazioni sindacali e al presidio permanente (4 anni il 5 maggio prossimo) allestito davanti allo smelter oggi Sider Alloys, Bruno Usai, operaio ex Alcoa e dirigente Cgil del Sulcis Iglesiente non usa giri di parole quando affronta l'argomento elezioni. Ma soprattutto quando deve commentare «un risultato elettorale senza precedenti». «La delusione verso i partiti di governo è dettata dal fatto che siamo sei anni con le fabbriche chiuse e non è stata creata alcuna alternativa. Ecco perché il cittadino del territorio si sente tradito e le prova tutte». Perché, aggiunge «l'ideologia non traccia più un percorso e gli elettori vanno alla ricerca di un partito che possa risolvere i problemi».

Dai consigli in fabbrica al voto a Cinque stelle
Trent'anni fa con l'idea di creare «l'integrazione salariale» per gli operai, aveva fondato l'Euralcoopo, la prima cooperativa di consumo dei dipendenti Eurallumina. Oggi Nino Flore, oltre che fondatore è anche l'amministratore delegato del gruppo che conta 340 dipendenti, un fatturato che sfiora i 90 milioni di euro e spazia dal commercio al consumo con super e ipermercati distribuiti su tutto il territorio, al turismo con tre alberghi finendo poi con l'agricoltura con un progetto che supera i cento milioni di investimento. «Ci sono due aspetti che hanno influenzato questo voto: uno è sicuramente l'aspetto legato alla povertà, alla disperazione, l'altro è quello della moralizzazione della politica. E in tutto questo scenario quello che è venuto a mancare è il ruolo rappresentato dai partiti della sinistra».

Flore, che oltre trent'anni era dirigente sindacale della Fiom, e militante alla sinistra del Pci fa un paragone con il passato: «Prima nelle fabbriche c'erano le cellule e le sezioni degli operai che interloquivano e si interfacciavano con i dirigenti. Oggi tutto questo non c'è e quel collegamento è venuto a mancare. Il resto è un po' legato allo scenario nazionale. Ciò che è stato fatto sia a livello regionale sia a livello nazionale per il nostro territorio non è bastato». Per cercare di trovare soluzioni e programmi la Cisl provinciale ha creato anche una sorta di piattaforma programmatica che parte dall'ambiente e mette insieme industrie e miniere. «Purtroppo però il turismo, con un patrimonio immenso e per niente valorizzato, vale pochissimo, mentre le infrastrutture fanno pena -premette Fabio Enne, segretario territoriale–. Inoltre bisogna ricordare che abbiamo due industrie importanti per la filiera dell'alluminio, una chiusa da sei anni l'altra da nove e abbiamo l'unica funzionante, quella dello zinco, che rischia di chiudere se non ci sono soluzioni politiche. Questa è la situazione, il voto non è più di protesta ma prefigura una voglia di cambiare».

Attratti dal “miraggio” del reddito di cittadinanza
Non è l'unico a pensarla in questo modo. Sulla stessa lunghezza d'onda anche Franco Porcu, in passato dirigente sindacale alla Metallotecnica, poi sindaco di Villamassargia per due mandati. Nel 2011 è stato eletto con una formazione di centrosinistra con l'80 per cento dei suffragi. Accompagnato da un megafono ha animato tutte le proteste dei lavoratori Alcoa ed Eurallumina. Oggi, da osservatore, continua a partecipare alle iniziative che riguardano lavoro e lavoratori. «Sulla questione Sulcis, il Governo e Calenda si sono impegnati abbastanza, però si è arrivati a ridosso delle elezioni e la credibilità davanti al lavoratore, li sentivo io, non c'era più. Se fosse entrato un lavorare poco prima della fase elettorale, anziché dopo, forse avrebbe avuto più credibilità. Nel Sulcis è pieno di cassintegrati e disoccupati, le operatività del Governo sono state un po' tardive. Eppoi i segnali di una ripresa sono stati pochi. E tutto si è riversato sul Governo e il miraggio del reddito di cittadinanza ha fatto il resto».

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