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dopo il voto

Regione Lazio, dal bilancio all’autostrada Roma-Latina: tutti gli scogli della Giunta Zingaretti

Nicola Zingaretti, con la sua riconferma alla presidenza della Regione Lazio, ha evitato la debacle che ha colpito il Pd a livello nazionale. Tuttavia, il secondo mandato si apre in salita: entro il 31 marzo deve essere approvato il bilancio della Regione. Il governatore, inoltre, non ha una maggioranza in consiglio e ha 10 giorni di tempo, dopo la proclamazione, per presentare la sua giunta. Senza contare che ad aprile il Consiglio di Stato dovrebbe pronunciarsi sui ricorsi in merito all’autostrada Roma-Latina, con il rischio di acuire i contrasti con quella parte di LeU contraria all’opera.

Consiglio senza maggioranza
Per effetto della legge elettorale regionale, le liste che hanno appoggiato Zingaretti hanno ottenuto un bonus di 10 seggi (su 50). Tuttavia, avendo avuto le liste meno voti di quelle del centrodestra, i 10 seggi in più non sono sufficienti a formare una maggioranza. Il centrosinistra ha 25 consiglieri (24, più il presidente Zingaretti, che fa parte per statuto del Consiglio Regionale), mentre le opposizioni ne hanno 26: 15 il centrodestra (compreso Stefano Parisi, di diritto consigliere in quanto candidato presidente secondo classificato), 10 i Cinquestelle e uno rappresentato da Sergio Pirozzi.

L’accordo con l’opposzione
Il presidente della Regione, essendo eletto direttamente dai cittadini, per entrare in carica non ha bisogno di un voto di fiducia del Consiglio regionale. Tuttavia, per portare avanti i punti del suo programma, dovrà per forza scendere a patti con parte dell’opposizione. Con il paradosso che, se a livello nazionale al M5S potrebbero far comodo i voti del Pd per governare, in Regione Lazio è al Pd di Zingaretti che potrebbe servire un’intesa con i 5 stelle. Un intreccio che potrebbe essere ulteriormente complicato dalla corsa di Zingaretti per la leadership del Pd a livello nazionale.

Si parte con l’elezione del presidente del consiglio regionale
Il primo banco di prova ci sarà il 19 marzo, quando si insedierà il Consiglio regionale, che dovrà eleggere il suo presidente: per le prime due votazioni serve la maggioranza dei due terzi e dei tre quinti, poi si passa alla maggioranza dei componenti del consiglio. Nel caso un cui le opposizioni riuscissero a compattarsi su un nome (situazione al momento poco probabile) sarebbero in grado di eleggere un presidente del Consiglio regionale alternativo ai partiti che appoggiano Zingaretti. Senza considerare che in Consiglio può sempre essere presentata una mozione di sfiducia al presidente, da votare a maggioranza semplice: le opposizioni potrebbero riportare al voto la Regione in qualsiasi momento.

Entro il 31 marzo via libera al bilancio
A fine 2017 il consiglio regionale ha approvato l’esercizio provvisorio per il 2018. «La maggioranza si astiene politicamente dal condizionare all’inizio dell’anno politico un bilancio che fra poco più di sessanta giorni, cioè niente, sarà comunque gestito da un nuovo Consiglio regionale», così Zingaretti motivò la scelta. L’esercizio provvisorio, tuttavia, può durare al massimo per tre mesi: entro il 31 marzo dovrà essere approvato il nuovo rendiconto 2018 .

Ad aprile si decide sulla Roma-Latina
Momento di tensione per la maggioranza, inoltre, potrebbe esserci ad aprile, quando il Consiglio di Stato dovrebbe decidere sui ricorsi nell’ambito della gara per costruire l’autostrada Roma-Latina. Se ci sarà il via libera, entro due mesi potrebbero partire i cantieri. Ma contro questa grande opera sono non solo i 5 stelle, ma anche parte di LeU, che ha appoggiato Zingaretti (a differenza di quanto fatto con il Pd a livello nazionale).

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