Motori24

Dossier Una nuova primavera per le due ruote

  • Abbonati
  • Accedi
    Dossier | N. (none) articoliMoto, scooter e accessori: tutte le novità

    Una nuova primavera per le due ruote

    A sinistra, la Moto Guzzi V7 III, in versione Stone (gialla) e Carbon, in tiratura limitata; al centro, la Ducati Panigale V4, superbike a quattro cilindri; a destra, due scatti dell’X-Adv, lo scooter di Honda in grado di affrontare il fuoristrada
    A sinistra, la Moto Guzzi V7 III, in versione Stone (gialla) e Carbon, in tiratura limitata; al centro, la Ducati Panigale V4, superbike a quattro cilindri; a destra, due scatti dell’X-Adv, lo scooter di Honda in grado di affrontare il fuoristrada

    E quattro. È il quarto anno di fila che, in Italia, il mercato delle due ruote cresce. Ben 204mila le immatricolazioni (moto e scooter), ovvero + 5,4% rispetto al 2016 (moto +8,5%, scooter + 3,4%). Solo Kymko e Ktm performano meno. Gli anni d’oro pre-crisi sono un lontano ricordo, prima del 2007, quando per dieci anni di fila si sono targati 500mila mezzi, ma quello che si vede ora è lo specchio del nostro Paese.

    Quanto al made in Italy, Piaggio fa la voce grossa grazie agli scooter dietro a Honda (31.133 veicoli contro 50.564), mentre Ducati si attesta al sesto posto (8.778). Se parliamo di cinquantini, siamo quasi di fronte all’estinzione della specie: nel 1980 si immatricolavano 815mila veicoli all’anno, per tutti gli anni ’90/’2000 la media è stata di 600mila e poi, implacabile, è iniziata la discesa fino all’abisso, il 2016, con 23.249 unità. Motivo? Conseguire la patente è uno “sbattimento”, come dicono i giovani oggi, l’assicurazione ha un costo proibitivo ma, più realisticamente, il motorino non è più nei primi posti dei desideri dei 14enni. Un giovane oggi vuole chattare, digitare, tenere le cuffiette. Se guidi, niente di tutto questo.

    Torniamo al mercato parlando di modelli e non di numeri. Honda resta leader (ha un quarto del mercato) grazie alla sua versatilità di offerta (moto più scooter). Merito anche di un nome che è una garanzia. L’endurona Honda Africa Twin minaccia sua maestà Bmw GS, da ormai un decennio regina incontrastata, e «l’elettromestico a due ruote» per eccellenza degli italiani non smette di piacere (SH 125/150/300cc, costruito in Italia, rispettivamente al terzo/primo/secondo posto). Ma c’è anche una new entry a sparigliare le carte: è l’Honda X-Adv, incrocio fra moto e scooter (tanti lo definiscono un suv a due ruote). È proprio a ridosso dell’altra sua maestà, Yamaha Tmax, meno apprezzato in questa ultima versione e, forse, giunto alla prepensione. Se parliamo di un modello specifico che sbanca il tavolo tricolore dubbi non ce ne sono: si chiama Bmw e di sigla fa GS. Gli italiani la amano, anzi, la adorano, perché fa status e tiene il mercato. Che sia standard o liofilizzata, cioè il modello Adventure, poco importa: sommatele ed avrete ciò a cui da noi si aspira.

    Se parliamo di pubblico giovane, cioè 125cc, c’è un solo colore: arancio. Kmt investe, ha investito e insiste sulla performance. In più c’è il traino racing, ormai totale, che fa leva su chi abbonda di testosterone. E il bello deve ancora venire, perché se tutti gli adolescenti che guidano oggi una Ktm rimarranno fedeli al marchio, il vero potenziale degli austriaci lo capiremo solo vivendo. I giapponesi hanno fortune alterne nel nostro Paese: Yamaha, dopo un rilancio (serie MT), ora deve mantenere vivo l’interesse e stringere i denti fino all’attesissima Ténéré 700.

    Kawasaki va per la sua strada, dimostra cosa sa fare, segue imperterrita il suo design che divide, e ostenta una tecnologia che altri possono solo immaginare. Suzuki? Non pervenuta. I mercati asiatici sono quelli più interessanti, ma si è dimenticata che le icone si costruiscono per l’Europa e poi si copiano, in miniatura, per l’Est. Vedremo. Il gruppo Piaggio ha la Vespa, e quella da sola vale altri tre brand messi assieme. Ora tocca all’elettrica, sperando che non si faccia attendere troppo. Aprilia è in un momento di riflessione ma, ancora prima di riprogettare se stessa (e speriamo senza ispirarsi troppo alla nostalgia), deve ricreare la rete. Altrimenti è dura vendere le moto (scooter Aprilia, ormai, non esistono più). Moto Guzzi vive nel suo limbo, fatto di piccoli numeri e grandissima gloria. Ora si aspetta il concept V85 da Enduro visto a Eicma 2017, un remake della special che partecipò con un privato alla Dakar dei tempi d’oro, ma quello che tutti si aspettano è progettualità, innovazione, nuovi motori e fascino sì, ma al passo coi tempi. Ducati è in uno stato di grazia: cresce da 8 anni di seguito (anche se i numeri rimangono piccoli), sbarca all’Est, quasi vince il Mondiale, debutta in nuovi segmenti (vedi X-Diavel), si vociferava fosse tentata dal fuoristrada vero, ha pronta la Moto3 per creare i futuri campioni MotoGP e, soprattutto, si è reinventata senza perdere identità. Panigale V4 è esattamente la Panigale, ma moltiplicata per 2. Ed è proprio quello che Ducati poteva e doveva fare. Orgoglio italiano.

    © Riproduzione riservata