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Così l’Unione bancaria resta un miraggio

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L'Analisi|L’EUROPA DEL CREDITO

Così l’Unione bancaria resta un miraggio

La Vigilanza bancaria della Bce ha varato l’addendum sugli Npl mantenendolo sostanzialmente invariato rispetto alla prima bozza contestata dal Parlamento europeo, pur creando un cuscinetto temporale di tre anni per la prima applicazione che lascia aperte le porte a eventuali modifiche e rende meno immediate le conseguenze per le banche.

Per ora il provvedimento di Bce ha con evidenza un contenuto diverso e più penalizzante rispetto a quello che la Commissione Ue ha varato il giorno prima. Soprattutto su un aspetto principale: Francoforte punta sui nuovi flussi di sofferenze, Bruxelles solo al flusso di nuovi crediti, escludendo quelli in essere.

La dualità dell’intervento è la conferma che la marcia verso il completamento dell’Unione bancaria si fa ogni giorno più complessa e che in ogni sede europea emergono divisioni che, probabilmente, riflettono tattiche negoziali nel più ampio tavolo della revisione della governance della Ue. L’ultimo caso di conflitto risale a lunedì scorso, quando l’Ecofin non ha trovato l’accordo sul varo delle nuove passività bancarie. Ma le divergenze tra i vari Paesi sono destinate a salire ancora di tono se davvero Francia e Germania, come proposto da un rapporto congiunto degli economisti dei due Paesi, puntassero a subordinare la condivisione dei rischi a patto di eliminare solo in Europa lo status “risk free” dei titoli di Stato nei bilanci bancari. Ipotesi che lo stesso presidente di Bce Mario Draghi ha bocciato ricordando che ogni decisione sul tema può essere presa solo a livello mondiale (e quindi dal comitato di Basilea) se non si vogliono creare disparità competitive tra i sitemi bancari delle varie aree del mondo.

L’ossessione delle Autorità europee per i rischi bancari, che per la Vigilanza europea è ormai dimostrato che si limitano agli Npl, stanno facendo passare in secondo piano le ricadute negative sul ciclo economico che avranno le nuove normative. Ieri la Vigilanza europea ha confermato (si veda Il Sole24Ore di martedì 13 marzo) di avere effettuato un’analisi di impatto dell’addendum sull’economia reale ma ha deciso di non renderlo noto. Se la normativa non è di carattere generale ma è valida - come tentano di spiegare all’Ssm - solo banca per banca, perché è stata condotta un’analisi di impatto? Il Parlamento europeo, che deve approvare la normativa della commissione Ue e renderla omogenea con quella di Bce, potrebbe e dovrebbe chiedere alla Vigilanza di rendere nota l’analisi di impatto. E certificare che la nuova disciplina degli Npl avviene, se davvero è così, solo nell’ambito discrezionale del cosiddetto Pillar2 verificando in modo puntuale che l’Autorità si sia mossa nel rispetto delle proprie prerogative. Il fatto che la Vigilanza Bce abbia concesso tre anni di tempo per la prima applicazione lascia alle autorità politiche i necessari spazi di manovra per tentare di cambiare una normativa creditizia anti-ciclica, che contrasta con le scelte accomodanti di politica monetaria dell’altra Bce.

I tempi però sono stretti perché il mercato potrebbe iniziare a prezzare fin da subito lo “scherzetto” della Vigilanza che, ironia della sorte, diventa operativo fin dal prossimo 1° aprile.

In attesa di capire se e come il Parlamento europeo - dove il presidente Antonio Tajani ha giocato un ruolo decisivo - riuscirà a intervenire per rendere omogenei i provvedimenti di commissione e Vigilanza, emergono alcuni punti fermi su cui l’Italia dovrà battersi nel negoziato per l’Unione bancaria. Il primo: il prossimo fronte da monitorare è quello dei rischi finanziari, in particolare i level 2 e level 3. Il secondo: escludere il rischio sovrano da un dibattito che non può essere europeo ma solo mondiale. Il terzo: sul tema Npl si è giunti al punto finale e va escluso ogni futuro intervento sullo stock pregresso di crediti deteriorati.

Una considerazione finale sulle conseguenze dei vari interventi delle autorità sul tema dei crediti deteriorati in Europa. Costringere le banche a cedere gli Npl con una scadenza predefinita dai voleri della Vigilanza, sta avendo e avrà come inevitabile conseguenza la svendita degli asset. I fondi che comprano puntano a realizzare rendimenti medi annui (Irr) del 15-20%. Non è un caso che negli ultimi 12 mesi, fondi di private equity internazionali, grandi studi legali e banche d’affari abbiano aperto in Italia unità dedicate agli Npl.

Il grande trasferimento di ricchezza a beneficio dei global player della finanza anglosassone è iniziato. Per l’Europa non è motivo di vanto.

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