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L’allarme di Minniti: «A rischio la tenuta del sistema di…

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L’allarme di Minniti: «A rischio la tenuta del sistema di accoglienza»

Azione e preoccupazione: la politica sull’immigrazione del governo di Paolo Gentiloni e del ministro dell’Interno, Marco Minniti, non conosce sosta. Oggi il ministro è in Niger per la riunione del cosiddetto 5+5: un incontro con i colleghi di Francia, Spagna, Malta e Portogallo insieme ai ministri di Algeria, Libia, Mauritania e Marocco.

Lo scenario africano resta critico. Il calo degli sbarchi - 5.945 migranti dal 1° gennaio a oggi rispetto ai 15.852 dello stesso periodo 2017, -72,5% i flussi dalla Libia - è straordinario. Ma nessuno può escludere un’inversione di tendenza, a maggior ragione con l’arrivo della bella stagione. A sud della Libia lo scontro tra le tribù è feroce. Dopo le elezioni politiche l’azione finora svolta dall’Italia rischia di apparire tra i locali meno garantita da un governo in carica solo per gli affari correnti. Così la proroga recente di un anno per i vertici di Aise, impegnato in prima linea in Libia, e Dis, è stato anche un segnale in parte rassicurante.

Minniti, dopo aver consegnato quattro imbarcazioni classe Bigliani al premier al Sarraj tra aprile e maggio 2017 per i pattugliamenti della guardia costiera militare, ha inviato alcune settimane fa tre unità navali dei cantieri Vittoria e altre tre arriveranno a breve: sono destinate all’amministrazione dell’Interno libica. Prevista anche la consegna di venti gommoni d’altura.

Ma i problemi restano. Ieri, dopo l’allarme lanciato dalla Guardia costiera italiana per tre gommoni, Tripoli si è preso in carico il soccorso a 73 miglia dalla costa. Ma all’arrivo ha trovato la nave dell’Ong Open Arms già sul posto e ci sono state tensioni. A sud della Libia, in Niger, va avanti il gruppo di una quarantina di militari dell’Esercito italiano inviato dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, a Niamej. È cominciato l’allestimento della base che dovrà ospitare fino a 400 soldati a sostegno delle forze locali. Ma è soprattutto lo scenario interno italiano con la presenza immigrata a sollevare preoccupazioni.

Lo racconta nei dettagli la direttiva 2018 all’amministrazione dell’Interno firmata da Minniti all’inizio di marzo e da poco pubblicata su www.interno.it. «La pressione dei flussi - si legge - nonostante il calo a partire dalla seconda metà dello scorso anno continua a sottoporre il sistema nazionale di accoglienza a una significativa pressione». Diventa così «prioritaria» l’azione per «i rimpatri» quando manca «il diritto di rimanere in Italia» con l’ampliamento dei Cpr (centri per i rimpatri, ex Cie). La direttiva Minniti sintetizza gli attuali «punti di forza e punti di debolezza» dei cinque dipartimenti dei ministero (Libertà civili, Pubblica sicurezza, Affari Interni, Vigili del fuoco, Personale). Impressionante il tracciato delle considerazioni sul tema migranti.

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Sull’accoglienza ci sono «difficoltà di tenuta del sistema organizzativo». «Le risorse finanziarie carenti obbligano a continue richieste di integrazioni». E «nonostante la virtuosa pianificazione di rientro di situazioni pregresse, l’assenza del necessario e cospicuo aumento delle risorse destinato - dice il documento - alla gestione del sistema di accoglienza comporterà richieste continue di fondi». Se i soldi non arriveranno si prevede il «generarsi di debiti fuori bilancio». Anzi, già ci sono. Riguardano «i settori della prima accoglienza».

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