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la linea dem

Martina dice no all’Aventino ma governo M5S-Lega è «pericoloso»

Opposizione sì «ma guai all'Aventino». Arriva dal reggente Maurizio Martina la linea su cui si attesterà il Pd nella delicata fase che attende l’avvio della legislatura. È implicitamente la risposta alla questione iniziale del «capire dove siamo» con cui Gianni Cuperlo ha aperto stamani al Nazareno l'assemblea di Sinistra Dem, l'area di minoranza che guida. Si attendono insomma i movimenti sulla scacchiera degli altri cui tocca in prima battuta l’iniziativa. «Anche io penso che un governo M5s-Lega sia pericoloso per il Paese. Non ci tireremo indietro dal confronto e non aspetteremo che siano solo le forze che hanno vinto il 4 a fare le loro mosse. Noi contrattaccheremo e cercheremo di organizzare l'alternativa con un lavoro di centrosinistra aperto, plurale», aggiunge Martina. «Incalzeremo, proporremo, non staremo a guardare».

In platea siede il ministro Carlo Calenda, jeans e giubbotto sportivo, e a chi entrando fa domande sul partito risponde con nettezza di essere l’ultimo arrivato. Andrea Orlando dal canto suo suggerisce di evitare «l'aventinismo distinguendo tra livelli istituzionali e di governo». E cioè bisogna «motivare il fatto che non è possibile produrre una alleanza politica con Lega e M5S perché sarebbe impossibile realizzare gli impegni presi con gli elettori». Quel che non convince il ministro della Giustizia è il semplicistico argomento del non si può costruire una maggioranza con chi ha bersagliato il partito da sempre («una cosa che va bene per l'asilo. Abbiamo fatto un'alleanza con il centrodestra dopo una campagna elettorale durante la quale non ci siamo scambiati fiori»).

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Martina: dall’opposizione esercitiamo la nostra responsabilità
Il tentativo in questo momento è di allargare il focus. «Non immagino che il Pd stia a guardare ma immagino una ricostruzione, un rilancio e una sfida sul cambiamento ma il 4 marzo ci ha consegnato la funzione di minoranza e da lì possiamo esercitare la nostra responsabilità e l'opera di cambiamento». Per Martina il Pd deve ricostruire una leadership collegiale tornando a essere una «comunità di destino». E nell’opera di la chiamata a collaborare include tutti a partire dalla capacità di analisi di Cuperlo. «No ai vecchi schemi blairismo e socialdemocrazia, serve una nuova ricerca di pensiero. Il bisogno di protezione non è un tema che possiamo regalare alla destra, la paura non è un tema che possiamo regalare alla destra», aggiunge il reggente. «Non basta dire siamo l'alternativa ai populisti, perché così descrivo loro ma non riesco ad avanzare una proposta. Se ci serve una visione del mondo, ci serve un partito. Il Pd con tutti i suoi limiti è ancora una delle sperimentazioni più avanzare in Europa». Servono il massimo della capacità di ascolto, di libertà di analisi, della pluralità possibile. Provando a concretizzare nei fatti quello che in tante occasioni abbiamo cercato di dire. Questa nostra difficoltà a viverci come comunità di destino è stata fondamentale, ha fatto la differenza. Non è tutto, ma non è poco. Ripartiamo se riusciamo a ricostruire insieme un'idea collegiale della leadership».

Le proteste dei renziani, no alle scorciatoie
Nella componente renziana monta nel frattempo la reazione dinanzi a una elaborazione della sconfitta apparsa a tutti gli effetti come un processo all’ex segretario. Al punto che lo stesso Orlando è costretto a spiegare dopo il fuoco di fila delle proteste che non si riferiva a lui in un passaggio dell’intervento («dobbiamo riflettere sugli elementi di nepotismo e clientelismo che hanno caratterizzato il nostro partito, riconoscendoli, e dobbiamo ridimensionare tutti gli ego»). «Chiedo a Cuperlo e Orlando quando arriverà anche per loro il momento di ragionare sulla sconfitta senza prendere la scorciatoia dell'addossare tutte le responsabilità a Renzi» dichiara Gennaro Migliore della
direzione dem. «Se il clima è quello della rivincita nel partito è sicuro che nel Paese sarà solo percepito come una stanca riproposizione di un conflitto interno senza passione. Non interessa a nessuno e non ci farà fare un passo in avanti».

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