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L'incidente che va al cuore della Curia di Francesco

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L'Analisi|Lettergate

L'incidente che va al cuore della Curia di Francesco

Gli avvicendamenti nella cariche in una struttura complessa e articolata come la Santa Sede e la Città del Vaticano sono fisiologici, ma le dimissioni di monsignor Viganò da prefetto della Comunicazione della Santa Sede è da ascrivere tra gli eventi "eccezionali" del pontificato di Francesco. Dal giugno 2015 il prelato, già direttore del Centro Televisivo Vaticano, era stato posto dal papa argentino alla guida del nuovo dicastero con il compito di razionalizzare i media vaticani e imprimere una nuova mission al "messaggio evangelico".

In effetti il sistema mediatico dello stato papale era (ed è) una delle voci di maggior spesa, in particolare Radio Vaticana, storicamente una struttura molto articolata in grado di arrivare fin nei luoghi più remoti del pianeta. Cosa fare? Una consulenza della Mc Kinsey del 2014 mai resa pubblica – e affidata nel periodo turbolento della Cosea, da cui è scaturito Vatileaks-2 - suggeriva massicci licenziamenti e tagli di costi in stile aziendale, ma il Papa di questo non ha mai voluto neppur sentir parlare. Quindi era stato avviato un processo di razionalizzazione affidato appunto a Viganò, che per prima cosa aveva sostituito o semplicemente sollevato dall'incarico i precedenti responsabili della varie strutture – uno su tutti padre Federico Lombardi - a parte l'Osservatore Romano, del quale il Papa ha oggi annunciato il prossimo accorpamento.

Nelle dimissioni nessun accenno alla crisi della lettera di Benedetto
Una riforma, quella dei media, che nel processo generale è quella andata più avanti delle altre, visti i risultati a dir poco deludenti di quelle dei dicasteri economici e dello Ior, peraltro mai toccato. Quindi le dimissioni di Viganò, uno degli uomini simbolo del nuovo potere vaticano, sono un fatto molto importante nella vita della Curia, e il fatto che il Papa abbia voluto sottolineare che le dimissioni sono state da lui accettate con fatica segnala che lo aveva di fatto difeso in questa crisi attorno alla lettera di Benedetto XVI. Lettera peraltro mai citata, né nelle dimissioni dell'ex prefetto, che accenna solo a "polemiche" attorno al suo operato, né in quella del Papa. Come se l'evento non fosse mai accaduto.

In effetti di per sé la vicenda non cambia i destini della Chiesa, che ne ha viste di ben altre, ma le modalità con cui si è svolto scopriva il fianco a critiche non solo al dicastero, ma all'intera gestione della Curia di Francesco, a prescindere se il Papa nei sia stato al corrente o meno. In più la sostanza della lettera non cambia: Benedetto parla di "stolto pregiudizio" con Francesco, e critica forse la scelta editoriale di aver coinvolto nella stesura dei volumetti della Lev un teologo tedesco che aveva in passato attaccato in modo "virulento" il magistero di due papi. Una missiva quindi che a prima vista appare riservata, ma che viene invece divulgata seppur in un modo parziale, innescando l'incidente che ha portato alle dimissioni, dettate certamente anche dalla volontà di Viganò di non coinvolgere il Papa nel caso, cosa che stava accadendo. Evidentemente la crisi è precipitata nelle ultime ore, visto che nulla era accaduto fino a sabato, giorno dell'ultima rivelazione. Difficile dire che ci saranno conseguenze a catena dentro la Curia, ma forse la scadenza dei cinque anni di pontificato segnano una sorta di mid-term (solo virtuale naturalmente) in cui spesso i leader, e forse anche i papi, intrepretano come una scadenza per rimodulare alcune scelte, soprattutto per le persone che lo circondano. Viganò resta dentro il dicastero con un incarico creato ad hoc, ma visto il "peso" della sua figura è ipotizzabile che per lui si aprano in futuro nuove prospettive

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