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reggente Lucio Adrián Ruiz

Monsignor Viganò si dimette, il “caso” della lettera di Ratzinger su Papa Francesco

Papa Francesco accoglie il passo indietro del prefetto della segreteria per la Comunicazione (Spc) Dario Edoardo Viganò. Fino alla nomina del nuovo prefetto, la Spc sarà guidata dal segretario dello stesso dicastero Lucio Adrián Ruiz. Le dimissioni sono legate alla vicenda della lettera del papa emerito Benedetto XVI che ha suscitato diffuse critiche nel mondo cattolico.

La scelta delle parti mancanti
A parte le polemiche sul presunto ritocco della foto che ne impediva di leggere alcune righe, della lettera del Papa emerito sulla teologia del suo successore è spuntato nei giorni seguenti un intero paragrafo inizialmente non divulgato, neanche a voce durante la presentazione alla stampa. Un esercizio relativo ai giudizi di Ratzinger su un teologo tedesco a lui avverso e inserito tra gli autori della collana “La teologia di Papa Francesco” edita dalla Lev. È stata questa circostanza a spingere affinché la segreteria per la Comunicazione scegliesse di divulgare la lettera nella sua interezza. La Spc ha ricordato che in occasione della presentazione della collana avvenuta il 12 marzo scorso, «è stata resa nota una lettera del Papa Emerito Benedetto XVI» e che sono seguite «molte polemiche circa una presunta manipolazione censoria della fotografia distribuita come corredo fotografico». «Della lettera, riservata, è stato letto quanto ritenuto opportuno e relativo alla sola iniziativa, e in particolare quanto il Papa Emerito afferma circa la formazione filosofica e teologica dell'attuale Pontefice e l'interiore unione tra i due pontificati, tralasciando alcune annotazioni relative a contributori della collana», si afferma quindi, aggiungendo che «la scelta è stata motivata dalla riservatezza e non da alcun intento di censura. Per dissipare ogni dubbio si è deciso quindi di rendere nota la lettera nella sua interezza».

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La lettera integrale
In allegato alla nota è stata diffusa la lettera integrale inviata da Benedetto XVI al prefetto per la Comunicazione Viganò, il 7 febbraio scorso. «Reverendissimo Monsignore, molte grazie per la Sua cortese lettera del 12 gennaio e per l'allegato dono degli undici piccoli volumi curati da Roberto Repole. Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi. I piccoli volumi mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento. Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi “una breve e densa pagina teologica”. In tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo anche solo per ragioni fisiche non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti». Il testo prosegue quindi con l'ulteriore paragrafo finora non noto: non solo non distribuito stampato, ma neanche letto da Viganò nella presentazione: «Solo a margine vorrei annotare la mia sorpresa per il fatto che tra gli autori figuri anche il professor Hunermann, che durante il mio pontificato si è messo in luce per avere capeggiato iniziative anti-papali. Egli partecipò in misura rilevante al rilascio della “Kolner Erklarung”, che, in relazione all'enciclica “Veritatis splendor”, attaccò in modo virulento l'autorità magisteriale del Papa specialmente su questioni di teologia morale. Anche la “Europaische Theologengesellschaft”, che egli fondò, inizialmente da lui fu pensata come un'organizzazione in opposizione al magistero papale. In seguito, il sentire ecclesiale di molti teologi ha impedito quest'orientamento, rendendo quell'organizzazione un normale strumento d'incontro fra teologi. Sono certo che avrà comprensione per il mio diniego e La saluto cordialmente. Suo Benedetto XVI».

Le dimissioni e la risposta di Francesco
«In questi ultimi giorni si sono sollevate molte polemiche circa il mio operato che, al di là delle intenzioni, destabilizza il complesso e grande lavoro di riforma che Lei mi ha affidato nel giugno del 2015 e che vede ora, grazie al contributo di moltissime persone a partire dal personale, compiere il tratto finale», scrive al Papa monsignor Viganò nella sua lettera di rinuncia, datata 19 marzo. «La ringrazio per l'accompagnamento paterno e saldo che mi ha offerto con generosità in questo tempo e per la rinnovata stima che ha voluto manifestarmi anche nel nostro ultimo incontro», prosegue. «Nel rispetto delle persone, però, che con me hanno lavorato in questi anni e per evitare che la mia persona possa in qualche modo ritardare, danneggiare o addirittura bloccare quanto già stabilito del Motu Proprio “L'attuale contesto comunicativo” del 27 giugno 2015, e soprattutto, per l'amore alla Chiesa e a Lei Santo Padre, Le chiedo di accogliere il mio desiderio di farmi in disparte rendendomi, se Lei lo desidera, disponibile a collaborare in altre modalità», aggiunge. «Credo che il “farmi in disparte” sia per me occasione feconda di rinnovamento - scrive ancora Viganò - o, ricordando l'incontro di Gesù con Nicodemo (Gv 31,1), il tempo nel quale imparare a “rinascere dall'alto”. Del resto non è la Chiesa dei ruoli che Lei ci ha insegnato ad amare e a vivere, ma quella del servizio, stile che da sempre ho cercato di vivere». Padre Santo - conclude il prefetto -, La ringrazio se vorrà accogliere questo mio “farmi in disparte” perché la Chiesa e il suo cammino possa riprendere con decisione guidata allo Spirito di Dio». Il Papa risponde oggi a Viganò che «a seguito dei nostri ultimi incontri e dopo aver a lungo riflettuto e
attentamente ponderate le motivazioni della sua richiesta a compiere “un passo indietro” nella responsabilità diretta del Dicastero per le comunicazioni, rispetto la sua decisione e accolgo, non senza qualche fatica, le dimissioni da Prefetto».
«Le chiedo di proseguire restando presso il Dicastero - aggiunge il Pontefice -, nominandola come Assessore per il Dicastero della comunicazione per poter dare il suo contributo umano e professionale al nuovo Prefetto al progetto di riforma voluto dal Consiglio dei Cardinali, da me approvato e regolarmente condiviso. Riforma ormai giunta al tratto conclusivo con I'imminente fusione dell'Osservatore Romano all'interno dell'unico sistema comunicativo della Santa Sede e I'accorpamento della Tipografia Vaticana». “Il grande I'impegno profuso in questi anni nel nuovo Dicastero con Io stile di disponibile confronto e docilità che ha saputo mostrare tra i collaboratori e con gli organismi della Curia romana ha reso evidente come la riforma della Chiesa non sia anzitutto un problema di organigrammi quanto piuttosto l'acquisizione di uno spirito di servizio», conclude Francesco.

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