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Regeni, il capo della Polizia Gabrielli: da pm Zucca accuse infamanti

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dopo la dichiarazione sulle torture

Regeni, il capo della Polizia Gabrielli: da pm Zucca accuse infamanti

Il capo della Polizia Franco Gabrielli  (Ansa)
Il capo della Polizia Franco Gabrielli (Ansa)

«Arditi parallelismi e infamanti accuse che qualificano soltanto chi li proferisce». Così il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha commentato le parole del sostituto procuratore della corte d'appello di Genova Enrico Zucca che ieri, durante un dibattito sulla morte di Giulio Regeni, facendo un parallelismo tra il caso del ricercatore ucciso e le violenze al G8 di Genova ha sostenuto che i «nostri torturatori sono al vertice della polizia, come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?».

«In nome di chi ha dato il sangue, di chi ha dato la vita - ha aggiunto Gabrielli durante un'iniziativa ad Agrigento in ricordo di Beppe Montana, il capo della Catturandi di Palermo ucciso dalla mafia nel 1985 - chiediamo rispetto». «Il Governo deve spiegare il perchè ha tenuto ai vertici operativi dei condannati» ha detto oggi Zucca rispondendo alle polemiche dollevate dopo il suo intervento.

Pg Cassazione avvia accertamenti su Zucca
Nella serata di ieri il ministero della Giustizia aveva fatto sapere che avrebbe acquisito gli atti relativi alle dichiarazioni di Zucca durante il convegno su Regeni, e oggi il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, ha avviato accertamenti preliminari sullo stesso pm. Il pg Fuzio ha disposto l'acquisizione di elementi conoscitivi sulle dichiarazioni riportate ieri dagli organi di stampa.

Gabrielli: parole oltraggiose
Nel corso del suo intervento, Gabrielli ha ricordato che soprattutto chi ha compiti di responsabilità è chiamato a dare l'esempio e ad essere credibile. «L'onore e la disciplina - ha sottolineato - di chi come Beppe Montana e i colleghi che abbiamo ricordato, i tantissimi troppi colleghi delle forze di polizia, magistrati, imprenditori, sindacalisti, rappresentanti delle pubbliche amministrazioni che anche e soprattutto in questa terra hanno pagato con la loro vita quel loro impegno, quella loro dedizione nel vivere con onore e disciplina il mandato che gli era stato affidato». Ecco perché, ha poi aggiunto Gabrielli, «mi risuonano ancora più oltraggiose le parole di chi non più tardi di ieri ha detto che ai vertici della polizia ci sono dei torturatori».

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Legnini (Csm): parole pm inappropriate
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del Csm, Giovanni Legnini, che oggi all'apertura del plenum ha espresso «stima e fiducia ai vertici delle forze di polizia» e ha dichiarato che quella del pm Zucca «è stata una dichiarazione impegnativa con qualche parola inappropriata». Legnini ha fatto riferimento al caso di Zucca soffermandosi sulla comunicazione istituzionale degli uffici giudiziari, di cui si sta occupando un gruppo di lavoro istituito dal Csm. Ed esprimendo l'auspicio che il nodo dei «limiti e delle modalità di esternazione dei magistrati» sui procedimenti a loro affidati o di cui si sono comunque occupati «possa essere in qualche modo affrontato».

“Auspico che possa essere in qualche modo affrontato il nodo dei limiti e delle modalità di esternazione dei magistrati”

Giovanni Legnini, presidente Csm 

Zucca: normale che il Csm avvi accertamenti
Sull'acquisizione di elementi da parte della magistratura sulle sue dichiarazioni, il pm Zucca ha dichiarato che «è normale e doveroso, quando succedono queste cose, che Csm e ministero si accertino sui fatti». «Noi violiamo le convenzioni è
difficile farle rispettare ai Paesi non democratici», ha aggiunto ancora Zucca, spiegando che «il mio messaggio di ieri era 'crediamo in primis noi ai principi, prima di pretendere che ci credano altri'».

(Al. Tr.)

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