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En plein dell’Irlanda, Italia povera in campo e fuori

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i numeri del sei nazioni di rugby

En plein dell’Irlanda, Italia povera in campo e fuori

(Afp)
(Afp)

Irlanda 5,5 milioni di sterline, seguita da Galles (3,3), Scozia (2,3), Francia (1,8), Inghilterra (1,3) e Italia (0,8). Possiamo leggerla anche così la classifica finale del Sei Nazioni appena terminato. Basta sostituire ai punti ottenuti sul campo i premi di rendimento assegnati da Six Nations Ltd, la società che gestisce il torneo. Se è vero che il 75% delle entrate generate dalla manifestazione si divide in sei parti uguali, e che il 10% è distribuito in proporzione al numero dei club attivi nei sei Paesi, un non disprezzabile 15% viene ripartito guardando ai risultati. All'Irlanda, in quanto prima classificata, sarebbero andati 4,5 milioni di sterline ma il fatto di avere centrato il Grande Slam - cioè di avere vinto tutte le partite - le ha dato diritto a un ulteriore milione, per una somma complessiva che in euro equivale a 6,25 milioni. Mentre l'incasso in euro della povera Italia si ferma a quota 910mila.

Per gli Azzurri la statistica è brutta da guardare, con due serie negative che raggiungono livelli record: nel torneo sono arrivati a 17 sconfitte e a tre cucchiai di legno consecutivi. Dal 2000 a oggi non si è sostanzialmente riusciti a ridurre il gap che ci separa dalle grandi d'Europa. Con un'aggravante, legata al fatto che nel 2007 l'Italia era salita fino all'ottavo gradino del ranking mondiale e ora si trova al 14°.

Quest'anno è stato più che accettabile lo score offensivo (92 punti e 12 mete all'attivo), il che permette fra l'altro al “deb” Minozzi di essere secondo nella classifica dei metamen alla pari con l'inglese May e dietro a Stockdale, nuovo fenomeno irlandese. Ma la difesa denuncia 203 punti e 27 mete al passivo, con una media di 40 punti e cinque mete a partita: davvero troppo. Come troppi sono stati i placcaggi mancati nel corso del torneo, cui nell'ultimo match si è aggiunto il fenomeno negativo dei vistosi arretramenti sulla spinta dei raggruppamenti spontanei impostati dagli scozzesi.

Detto questo, è chiaro che contro la Scozia sarebbe potuto arrivare un successo, pure meritato, e che il ringiovanimento della rosa ha portato a diverse affermazioni in campo internazionale: Minozzi non è più uno sconosciuto e lo stesso si può dire dei due flanker oriundi Negri e Polledri. Ma c'è tanto cammino da fare e oltretutto ai prossimi Mondiali manca meno di un anno e mezzo. Come ci arriveremo?

Conor O' Shea continua ad avere fiducia nel lavoro svolto ed è seguito con il massimo della convinzione dai suoi giocatori, a dispetto del fatto che nessuno dei predecessori dell'irlandese ha infilato solo sconfitte nei primi due tornei affrontati come ct. Certo, però, ora bisogna vincere almeno nei confronti extra Sei Nazioni che stanno arrivando, in particolare a giugno in casa del Giappone e a novembre quando gli Azzurri ospiteranno la Georgia. Due squadre che stanno davanti a noi nel ranking ma che, contrariamente a quanto accade a Parisse e ai suoi compagni, non affrontano quasi mai team di prima fascia.

Resta il fatto che la delusione azzurra è addirittura poca cosa rispetto alla depressione ovale che si è abbattuta sull'Inghilterra. Sotto la guida tecnica di Eddie Jones i Bianchi erano arrivati a conquistare 23 vittorie su 24 incontri, aggiudicandosi tra l'altro il Sei Nazioni nel 2016 e nel 2017, ed ecco che di colpo sono arrivate tre sconfitte consecutive. L'ultima, sul terreno amico di Twickenham contro l'Irlanda, ha fatto precipitare gli inglesi al quinto posto, peggiore piazzamento di sempre dal 2000 a oggi. I media si sono scatenati, con titoli come “Da Invincibili a Invisibili”. Jones - che quanto a presunzione e capacità di intavolare battaglie dialettiche prima dei match fa tranquillamente impallidire Josè Mourinho - è ora messo fortemente in discussione: gli atteggiamenti che da coach vittorioso venivano quasi ammirati ora gli si ritorcono contro. Nulla di nuovo, peraltro, nel rugby e nello sport come nella vita (politica e non).

Solo Italia e Inghilterra hanno terminato con il magone. L'Irlanda è ovviamente la più felice: lasciata alle spalle la “O' Generation” (quella che aveva portato i Verdi in alto grazie a campioni come O' Driscoll e O' Connell), ecco che in pochi anni la squadra sembra forte come prima, se non di più. Solidità mentale e fisica, talento, ricambi assicurati e continui, basta pensare a nuovi campioni come Stockdale e Ringrose, che hanno rispettivamente 22 e 23 anni. Il Galles, che sembrava un po' in ripiegamento, è arrivato secondo vincendo tre volte su tre in casa; la Scozia ha fallito il primo appuntamento ma finisce terza e ha avuto il “merito” di dare il via alla capitolazione inglese (il successo sui non amati vicini le mancava dal 2008). Infine la Francia, a sua volta capace di battere l'Inghilterra - oltre all'Italia - e un po' sfortunata, considerando che ha perso tre volte ma sempre con il bonus difensivo: due punti di scarto con l'Irlanda, sei con la Scozia, uno con il Galles, nel match che poteva consegnarle il secondo posto. Ma se si considera la crisi da cui era partita e la difficile situazione affrontata durante il torneo (con l'”epurazione” di otto giocatori dopo una notte agitata nel post match di Edimburgo) non si può che fare i complimenti a Jacques Brunel, il ct - ex dell'Italia - che ha rimesso in piedi l'onore dei Bleus.

IL SEI NAZIONI 2018
Risultati
Primo turno. Galles-Scozia 34-7; Francia-Irlanda 13-15; Italia-Inghilterra 15-46
Secondo turno. Irlanda-Italia 56-19; Inghilterra-Galles 12-6; Scozia-Francia 32-26
Terzo turno. Francia-Italia 34-17; Irlanda-Galles 37-27; Scozia-Inghilterra 25-13
Quarto turno. Irlanda-Scozia 28-8; Francia-Inghilterra 22-16; Galles-Italia 38-14
Quinto turno. Italia-Scozia 27-29; Inghilterra-Irlanda 15-24; Galles-Francia 14-13
Classifica finale*
Irlanda 26 punti; Galles 15; Scozia 13; Francia 11; Inghilterra 10; Italia 1
*Quattro punti per la vittoria, due per il pareggio, un punto di bonus per la squadra che segna almeno quattro mete e per quella che perde con uno scarto contenuto entro le sette lunghezze. Tre punti di “superbonus” alla squadra che vince tutte le partite

I marcatori
50 punti Machenaud (Francia); 49 Halfpenny (Galles); 44 Sexton (Irlanda); 41 Allan (Italia) e Laidlaw (Scozia); 39 Farrell (Inghilterra)

I metamen
7 mete: Stockdale (Irlanda)
4: May (Inghilterra), Minozzi (Italia)
3: Allan (Italia), H. Jones e Maitland (Scozia), Thomas (Francia)

IL RANKING MONDIALE
1. Nuova Zelanda; 2. Irlanda; 3. Inghilterra; 4. Australia; 5. Scozia; 6. Sudafrica; 7. Galles; 8. Francia; 9. Argentina; 10. Figi; 11. Giappone; 12. Georgia; 13. Tonga; 14. Italia; 15. Usa; 16. Samoa; 17. Romania; 18. Uruguay; 19. Russia; 20. Spagna

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