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Istat: nel 2017 eccezionale carenza d'acqua, servizio irregolare…

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Istat: nel 2017 eccezionale carenza d'acqua, servizio irregolare per 1 famiglia su 10

Il 2017 è stato un anno con «un'eccezionale carenza di risorse idriche disponibili, soprattutto in alcune zone del Paese» e una famiglia su 10 ha lamentato «irregolarità» dell'erogazione idrica nella propria abitazione. Sono i dati diffusi dall'Istat in occasione della Giornata mondiale dell'acqua che si celebra oggi. Sul fronte dei consumi, due indagini - una delle imprese di Aqua e Italia e l'altra di Legambiente - rivelano che, se da un lato quasi il 74% degli italiani beve acqua dal rubinetto, il business di quella in bottiglia non conosce crisi, con un giro d'affari che tocca i 10 miliardi di euro l'anno. Mentre il Cnr fa sapere che dal secolo scorso nel nostro paese il consumo di acqua - non solo per uso alimentare - è cresciuto del 600 per cento.

Istat: nel 2017 eccezionale crisi idrica
Secondo l'Istituto di statistica, nel 2017 «a causa della crisi idrica nei quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Arno e Tevere), le portate medie annue hanno registrato una riduzione media complessiva del 39,6% rispetto alla media del trentennio 1981-2010». La «scarsità di precipitazioni nel trimestre autunnale del 2016, proseguita poi nel 2017 insieme con le alte temperature» spiega l'Istat - ha avuto come «effetto» una «forte riduzione dei deflussi idrici» sui principali bacini .

Aumenta la spesa per l'acqua minerale
I dati Istat dicono che circa una famiglia su 3 (29,1%) dichiara di «non fidarsi a bere l'acqua di rubinetto» e che nel 2016 «la spesa media mensile delle famiglie per l'acquisto di acqua minerale è pari a 10,75 euro e registra un incremento per il secondo anno consecutivo (+4,7% rispetto al 2015)». Parallelamente «la spesa media mensile per la fornitura di acqua connessa all'abitazione è di poco superiore, pari a 13,59 euro, l'1,5% in più rispetto al 2015».

FAMIGLIE CHE LAMENTANO IRREGOLARITÀ NELL'EROGAZIONE DI ACQUA E CHE NON SI FIDANO A BERE L'ACQUA DEL RUBINETTO
Anni 2002-2017, per 100 famiglie . (Fonte: Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana. Il valore per il 2004 non è stato rilevato)

In Italia record Ue di prelievo di acqua potabile
l'Istat fa sapere poi che nel 2015 «il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile sul territorio italiano ammonta a 9,49 miliardi di metri cubi» e che «il 76,3% di questo volume (poco più di sette miliardi di metri cubi) è stato misurato» con strumenti, mentre «il restante 23,7% è stato stimato dai gestori delle fonti». Tra i 28 Paesi dell'Unione europea, conclude l'Istat, «l'Italia ha il maggiore prelievo annuo di acqua per uso potabile pro capite, 156 metri cubi per abitante».

L'Ue punta sull'acqua di rubinetto per ridurre plastica

Aqua Italia: il 74% degli italiani beve acqua del rubinetto
Negli ultimi 12 mesi la percentuale di italiani che beve acqua del rubinetto è arrivata al 73,7%, il 10% in più rispetto al 2014. Una scelta dettata soprattutto dalla comodità, ma anche dal minor costo rispetto all'acqua in bottiglia, anche se restano le preoccupazioni sulla presenza di elementi contaminanti. Sono i dati di una ricerca realizzata da Open mind research per conto di Aqua Italia, l'associazione delle imprese costruttrici di impianti e trattamenti per le acque primarie (federata Anima - Confindustria).

SPESA MEDIA MENSILE FAMILIARE PER ACQUA MINERALE E ACQUA PER L'ABITAZIONE
Anni 2008 - 2016, valori in euro. (Fonte: Istat, Indagine sulle spese delle famiglie)

Acqua del rubinetto più comoda e gustosa
Tra tutti coloro che la bevono, dice la ricerca Aqua Italia, il 44% dichiara di farlo sempre o quasi sempre. I motivi che spingono gli italiani a berla sono la comodità (31,4%), seguita dal gusto (24,3%) e dal minor costo rispetto all'acqua in bottiglia (19,2%). Tra i residenti del nord-est è più alta la percentuale di chi la beve sempre o quasi sempre (61,1%), mentre al sud e in Sicilia si rileva la più alta percentuale di chi la beve raramente o mai (47,7%). Il 22,1% del campione usa sistemi di affinaggio (in aumento del 22% rispetto al 2016): tra i più diffusi ci sono le caraffe filtranti (usate dall' 8,7% del campione, contro il 6,1% del 2016), i sistemi per l'eliminazione del cloro (6,3%, erano il 5,1% nel 2016) e gli apparecchi con sistema di osmosi inversa (3,2%)

Dal rubinetto anche fuori casa, ma si teme per la purezza
Per Aqua Italia il 23,7% degli intervistati beve acqua del rubinetto anche negli esercizi commerciali e il 50,8% la berrebbe se gliela offrissero. Il 67,9%, poi, conosce i chioschi che mettono a disposizione dei cittadini acqua potabile e nel 48,4% dei casi il comune di residenza offre loro il servizio. Il 55, 5% degli italiani, però, si dichiara «abbastanza preoccupato» della presenza di elementi contaminanti nell'acqua del rubinetto e il 34,7% «estremamente preoccupato». I più allarmati sono gli abitanti di Sud e Sicilia (45,3% contro 34,7% della media della popolazione italiana).

Legambiente: per acqua in bottiglia business da 10 miliardi l'anno
Il dossier «Acque in bottiglia. Un'anomalia tutta italiana», presentato da Legambiente e Altreconomia, rivela che, nel giro d'affari totale da 10 miliardi l'anno, per le aziende imbottigliatrici c'è un fatturato intorno ai 2,8 miliardi di euro, di cui solo lo 0,6% arriva nelle casse dello Stato. Le aziende pagano canoni che raggiungono al massimo i 2 millesimi di euro al litro (un costo di 250 volte inferiore rispetto al prezzo medio di vendita dell'acqua in bottiglia). In Italia ci sono oltre 260 marchi distribuiti in circa 140 stabilimenti che imbottigliano gli oltre 14 miliardi di litri necessari per garantire «l'esorbitante» consumo pro-capite nostrano (206 litri annui), che, secondo il dossier, fanno dell'Italia il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo (dietro solo al Messico) per consumo di acqua imbottigliata, stando a i dati forniti da Censis. «Proponiamo di applicare un canone minimo a livello nazionale di almeno 20 euro al metro cubo - dice Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente - cioè 2 centesimi di euro al litro imbottigliato. Un canone irrisorio, ma che permetterebbe alle Regioni di incrementare gli introiti di almeno 280 milioni di euro l'anno, da reinvestire in politiche e interventi in favore dell'acqua di rubinetto e per la tutela di della risorsa idrica».

Il tweet del Papa in occasione della Giornata mondiale dell'acqua

Cnr: consumo cresciuto del 600% dal secolo scorso
«In Italia disponiamo di circa 7.841 corpi idrici superficiali significativi, 534 grandi invasi dei quali 89 non hanno mai funzionato e oltre 8.000 piccoli invasi, insufficienti in condizioni di siccità per l'attuale consumo cresciuto del 600% dal secolo scorso». Lo fa sapere l'istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr, che in occasione della Giornata mondiale dell'acqua focalizza l'attenzione sulle soluzioni naturali per conservare, riutilizzare e tutelare le risorse idriche, riducendo il rischio di inondazioni, siccità e inquinamento. All'aumento del consumo, spiega il Cnr, bisogna aggiungere anche che «l'incremento delle temperature deve indurre a progettare opere che limitino il rischio di alluvioni ed evaporazione come gli invasi sotterranei».

Coldiretti: persi 9 litri di pioggia su 10
Anche la Coldiretti lancia l'allarme su siccità e carenze idriche, avvertendo che «è necessario passare dalla gestione dell'emergenza con enorme spreco di risorse, per abbracciare una nuova cultura della prevenzione in una situazione in cui quasi 9 litri di pioggia su 10 sono perduti». «L'Italia è un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d'acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l'11%» spiega Coldiretti. Sottolineando che «il 2017 è stato l'anno più siccitoso dal 1800 con il 27% di precipitazioni in meno in Italia secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Isac-Cnr, ma la crescita delle temperature, sfasamenti stagionali e soprattutto modificazione della distribuzione ed aumento dell'intensità delle piogge sono effetti dei cambiamenti climatici che richiedono interventi strutturali».

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