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il secondo anno di gestione americana

La Formula 1 2018 fra novità e incognite cerca di cambiare in meglio, ma i puristi storcono la bocca

L’annata numero due della gestione americana della Formula 1 farà ancora discutere, perché il colosso Liberty Media sta tentando di apportare tante innovazioni, in alcuni ambiti forse anche troppe, indubbiamente per rialzare la popolarità di questo sport. Ma l'impressione generale è la più ovvia e scontata, visto che la necessità di profitto e la delusione per non averne fatto abbastanza nel 2017 rischia di portare a decisioni che potrebbero danneggiare irreparabilmente l’immagine di tutto il circus.

Negli ultimi mesi, infatti, c'è stata un'alternanza tale di notizie buone a notizie meno buone, rincuoranti e amareggianti, che è difficile capire precisamente dove penda l’ago della bilancia del buon senso. Team, piloti, sponsor, organizzatori e pubblico è lecito che abbiano opinioni diversi sugli stessi fatti, ma in tante situazioni sembra mancare il “lume della ragione” molto più di quanto si sia mai visto prima nella gestione “monopolistica” di Ecclestone: la non comprensione completa dei valori di questo sport dal management a stelle e strisce infatti inizia a evidenziare qualche problema di troppo.

In primis il mercato: una forte stabilità nei team più competitivi e l’impossibilità di avere una terza auto continua a proporre ogni anno situazioni di eccessiva penalizzazione di piloti dall’alto potenziale. Alonso è tuttora il caso più eclatante: dopo una parentesi McLaren-Honda non all'altezza del suo nome e anche di quello del costruttore giapponese, una pesante ristrutturazione interna sembra invece iniziare a dare i suoi frutti sotto il nuovo team rifornito, la Toro Rosso, mentre a Woking ci si aspetta un inizio lento con la nuova era Renault. Pensare che solo un anno fa Alonso dichiarava di volere il terzo titolo: oggi invece, dopo una parentesi alla 500 Miglia di Indianapolis con un risultato di rilievo mancato solo per ragioni tecniche, il piano è di sognare di eguagliare Graham Hill nell'impresa della triple crown, andando cioè a conquistare anche le ruote scoperte americane e la Le Mans (dove ha già un accordo con Toyota).

È l'unica arma per restare nella storia dopo i troppi campionati persi per colpa di ingaggi sbagliati in team e annate infelici. Ma ancora più “bruciato” di lui c'è il promettente tedesco Wehrlein, arrabbiato nero per essere stato sbarcato nonostante risultati migliori dei suoi compagni di squadra: gli resta però il contentino di essere riserva ufficiale Mercedes e di tornare comunque al suo Dtm con una macchina capace di vincere. Per il resto nessun team si è distinto per scelte azzardate: Toro Rosso è quello che ha rinnovato di più confermando Gasly e Hartley (la Nuova Zelanda non è solita a dare natali ai piloti di vertice), mentre l'ingaggio di Sirotkin al posto di Massa dimostra quanto la Williams non sia più la scuderia indipendente di una volta, perché dieci o vent'anni fa non avrebbero illuso e poi deluso mezzo mondo con l'ipotesi di riportare a correre Kubica che, tuttavia, almeno resta come terzo nome. Tricolore nemmeno l'ombra, o almeno, l'unico candidato valido come noto non siede da titolare: Giovinazzi resta infatti a disposizione di Ferrari e di Alfa Romeo Sauber, ma è evidente che per tanti sia moralmente inaccettabile che non abbia potuto trovare un rifugio sicuro nel team italo svizzero.

L'alternanza fra buone e cattive notizie c'è anche sul fronte piste: si è persa per sempre la Malesia, un tracciato tecnicamente molto buono anche se odiato in Italia a causa dell’incidente letale di Simoncelli. E si è chiusa ogni trattativa con Zandvoort, circuito olandese che poteva essere inserito in un'ottica di valorizzazione dei tracciati storici. D'altro canto, per fortun,a è tornata dopo anni di ingiustificata assenza la Francia, al piccolo ma lussuosissimo Paul Ricard, e rientra anche il Grosser Preis tedesco, ovviamente a Hockhenheim.

Meno male che a dare un po' più di sale alle piste troppo “moderne” ci penserà la rinnovata disciplina delle zone Drs: Charlie Whiting è entusiasta di aver concesso un'altra zona al primo Gran Premio, in Australia, fra l'uscita della curva 12 e l'ingresso della 13, portando a tre le zone in anteprima (e a quota record) rispetto al resto del calendario. Una misura necessaria perchè Pirelli ricorda che nel 2017 il calo di sorpassi si è attestato a un preoccupante valore del 47% rispetto all'anno precedente, a causa principalmente del grande incremento di downforce delle monoposto.

Anche sul fronte tv si sprecano gli alti e i bassi. In Italia si sono perse del tutto le dirette Rai, ad eccezione di Monza: per il resto Sky ha concesso solo quattro gare in diretta e in chiaro su TV8, con le altre in differita a diverse ore di distanza. D'altra parte il trend nel resto del mondo della Formula 1 è già in prevalenza orientato alle pay tv, ma la vera novità sarebbe un'altra: c'era l'intenzione di lanciare la propria piattaforma F1 Tv Pro già dall'inizio del 2018, che verrà invece dilazionata nel tempo di qualche tempo per consentire una fase di beta testing. C'è da scommettere che offrirà contenuti esclusivi e interattivi tali che nell'arco di pochi anni soppianterà buona parte dei canali televisivi e indurrà gli appassionati più accaniti a versare l'obolo di circa 100 dollari direttamente all'organizzatore. Questa strategia è già ben nota e applicata negli Stati Uniti dalle leghe degli sport maggiori, ma non è detto che a livello internazionale sia in grado di essere compresa e apprezzata nel breve o medio termine.

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