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Primo round a Di Maio e Salvini. Rebus premiership, già si guarda…

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le prospettive di governo

Primo round a Di Maio e Salvini. Rebus premiership, già si guarda a Mattarella

C’è un’immagine che fotografa meglio di ogni altra il senso degli eventi: i due “giovani leoni” Luigi Di Maio e Matteo Salvini che danno le carte nella partita delle presidenze delle Camere e i due vecchi Silvio Berlusconi e Umberto Bossi che a Palazzo Grazioli cercano invano di resistere. Hanno vinto i primi due, giocando di sponda e di squadra con mosse da strateghi abilissimi. Ottenendo il risultato di piazzare l’azzurra Elisabetta Alberti Casellati al Senato e il pentastellato Roberto Fico alla Camera. E riuscendo nell’impresa nient’affatto scontata di tenere sufficientemente compatti i gruppi in Parlamento.

Casellati al Senato, Fico alla Camera

Mosse studiate, che non preludono a duelli serrati per la premiership, inevitabili se ciascuno dei due leader si impuntasse. Con un’ipotesi sullo sfondo, che già oggi serpeggiava nei corridoi del Parlamento tra leghisti e pentastellati: un giro di incarichi probabilmente a vuoto per i vincitori Salvini e per Di Maio e poi l’attesa del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Perché a quel punto sarebbe difficile per centrodestra e Cinque Stelle sottrarsi a un appello alla responsabilità che avesse come approdo finale un appoggio esterno a un premier scelto dal capo dello Stato e una squadra non organica ai partiti.

Il tentativo di tenere separata la questione delle guide di Palazzo Madama e di Montecitorio da quella del governo è comunque ormai più di facciata che di sostanza. Una convergenza c’è stata, i segnali di sintonia sono andati oltre quanto si era intuito in queste tre settimane dopo il voto. Lorenzo Guerini insieme a molti esponenti del Pd, partito che ha scelto di restare ai margini, rileva: «È nata la nuova maggioranza Salvini-Di Maio e Berlusconi è la ruota di scorta». In realtà l’ex Cavaliere, nonostante i toni durissimi di ieri sera, non mostra di voler restare a guardare. Il compromesso è stato non cedere al nome di Anna Maria Bernini, che sarebbe suonato come un’imposizione della Lega, e controproporre Casellati. La mediazione va in porto. Nel primo pomeriggio Berlusconi vede Salvini e commenta: «Abbiamo trovato una soluzione molto positiva per il mantenimento dell’alleanza con un accordo importante per tutta l’Italia. Credo di poter guardare avanti con serenità e fiducia».

Adesso ognuno reciterà la sua parte e svelerà le sue carte. Il segretario del Carroccio twitta: «Veloci, concreti e coerenti. Prossimo obiettivo, far nascere un governo che abbia un programma chiaro e rispettoso del voto: prima gli italiani! #rivoluzionedelbuonsenso». Rivendica per sé il primo incarico: «Ne riparleremo più avanti ma si può ripartire dalla prima coalizione, che è quella del centrodestra». Giorgia Meloni di Fdi auspica «un governo di centrodestra con un programma di centrodestra». Per il M5S è il neopresidente della Camera Roberto Fico a “lanciare” il suo capo politico: «Adesso ci manca il tassello del governo con Luigi Di Maio che dovrà essere il nostro premier e dovrà applicare il programma del M5S». Il capogruppo a Palazzo Madama Danilo Toninelli aggiunge: «Sono convinto che possa andare bene pure questa partita. I cittadini possono però stare tranquilli: è finito il tempo dei caminetti». Il problema sono come al solito i numeri.

Costruire un governo politico insieme appare impresa ardua per centrodestra e Cinque Stelle. «Non potremmo accettare Salvini premier, quando abbiamo preso il doppio dei suoi voti», ragiona un deputato del Movimento. Ma il numero uno della Lega ha gioco facile nel rammentare a sua volta il risultato della coalizione: 37% contro il 32% del M5S. Da qui la suggestione di non scalpitare e non andare allo scontro (il filo diretto e costante tra Salvini e Di Maio lo conferma) in caso di mancato accordo, ma di non mostrarsi in futuro indisponibili a un eventuale governo del presidente. Che eviterebbe all’ala ortodossa del M5S, che ha in Fico il suo punto di riferimento, un’alleanza diretta con la Lega e con Forza Italia, indigesta per molti (anche per gli stessi azzurri). Il deputato Carlo Sibilia, guardando alle prospettive per l’esecutivo, afferma: «Per noi Fico alla guida di Montecitorio è un presidio, una garanzia». Chiunque salga a Palazzo Chigi.

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