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La scuola del jihad, a Foggia il fondamentalismo insegnato ai minori…

Indottrinamento alle seconde generazioni

La scuola del jihad, a Foggia il fondamentalismo insegnato ai minori musulmani nati in Italia

La teoria del jihad e del fondamentalismo islamico era insegnata alle cosiddette seconde generazioni di migranti musulmani. Una «intensa attività di indottrinamento nei confronti di un gruppo di bambini di tenera età tra i 4 e 10 anni» cui si impartivano concetti legati al martirio per la conquista del Paradiso, ma anche l’odio verso i cristiani e l’Occidente. Sono i documenti investigativi della Digos della polizia di Stato a restituire retroscena agghiaccianti dell’arresto di Abdel Rahman Mohy Eldin Mostafa Omer, nato a Il Cairo il 27 novembre 1958 e ammanettato a Foggia con l’accusa di associazione per delinquere terroristica.

Le immagini sulla guerriglia mostrate ai minori
La scuola del terrore era nella sede dell’associazione culturale Al Dawa, a Foggia. Una vera e propria moschea era stata allestita nel centro, dove tra l’altro la scorsa estate aveva soggiornato un presunto terrorista di origine cecena, Eli Bombataliev, per questo arrestato. Gli investigatori dell’Antiterrorismo hanno monitorato la posizione dell’egiziano, scoprendo l’indottrinamento di giovanissimi musulmani. Nei documenti si legge che «concetti religiosi di deriva jihadista» erano illustrati «nell’ambito di seminari di studio della lingua araba e della religione islamica, rivolti nelle giornate del sabato e della domenica a giovani musulmani di minore età». Si ritiene «che l’impostazione ideologica dell’indagato sia da ritenersi finalizzata all’indottrinamento al jihad», al punto che ai ragazzini mostrava video sulla guerriglia.

Ai bambini diceva: «Paradiso a chi combatte i miscredenti»
Nei documenti risultano alcune intercettazioni ambientali svolte durante questi corsi con i minorenni. In una afferma che «“giurare fedeltà a lui (profeta, ndr) oggi, significa che voi dovete difenderlo come difendete le vostre donne e i vostri bambini…cioè significa che voi dovete essere contro gli arabi e gli stranieri per lui…se siete in grado di farlo, fate il giuramento…se non siete in grado lasciatelo con la sua gente”, spiegando - riassumono gli investigatori negli atti - che il profeta promette il paradiso a chi combatte per lui contro i miscredenti: “Che lo hanno ucciso…capito?...chi è andato a combattere è perché quello se io devo andare in Paradiso che sto a fare qua…è andato a combattere finché è stato ucciso ed è andato in Paradiso». Inoltre, «l’indagato invitava i suoi giovani alunni a non aver alcun contatto con i cristiani, di non credere alle loro affermazioni di essere tutti fratelli, perché è un tentativo di sviarli, “di farti perdere l’Islam”».

«Tagliate le loro teste fate saltare in aria i loro corpi»
Di rilievo anche i documenti a sfondo jihadista pubblicati dall’indagato su Twitter. Tra questi ce n’è uno in cui si parla espressamente di martirio. «Il percorso è quello che ci è stato rivelato da Dio, cioè del Jihad affinché la sua parola e la sua legge vengano applicate. In compenso, Dio ti accoglierà, da shahid (martire), con amore e gentilezza. Sappiate che ciò è un ordine ricevuto da Dio, ma che ci porterà del bene. Dio disse: “Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni dando in cambio il Giardino, poiché combattono sul sentiero di Dio, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per lui vincolante, presenta nella Torah, nel Vangelo e nel Corano (…). Dio disse: “Chi muove in una società senza una guida (califfo), la sua anima sarà dimenticata”; invece, chi combatte sotto una bandiera vittoriosa per rivendicare la parola di Dio e la morte degli innocenti, dei deboli, che siano uomini o donne, dei genitori che hanno visto il oro onore calpestato da parte dei miscredenti e degli atei sarà vincente
(…) Vi invito a combattere i miscredenti, i crociati, gli ebrei, gli atei, i tiranni arabi e i loro eserciti; con le spade tagliate le loro teste oppure sparate con i vostri proiettili, con le vostre cinture esplosive fate saltare in aria i loro copri e non dimenticate le bombe esplosive che provocano maggiori disastri e atrocità, la miglior maniera per ricevere la benevolenza divina”».

Il presidente del Tribunale per Minori di Bari: «Tutela per i bambini»
Il Tribunale per i minorenni di Bari, su segnalazione della Procura Antimafia, ha aperto un procedimento «a protezione dei bambini» ai quali il 59enne di origine egiziana Abdel Rahman teneva lezioni di propaganda jihadista a Foggia. «La pratica di indottrinamento - spiega il presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari, Riccardo Greco - con immagini crude e messaggi di violenza, potrebbe aver generato turbamenti. Il primo passo sarà identificare tutti i bambini coinvolti, ma da prime informazioni sappiamo che provengono da famiglie sane. Il nostro obiettivo è quindi proteggerli e supportare le loro famiglie, per evitare che quei turbamenti possano avere conseguenze sulla crescita dei bambini».

I finanziamenti e i reati fiscali
Nell’indagine è coinvolta anche la moglie di Abdel Rahman, una italiana molto più anziana di lui, Vincenza Barbarossa, di 79 anni, che non è sospettata di terrorismo ma di reati fiscali e destinataria insieme al marito di un sequestro di beni per complessivi 370 mila euro. Si tratta dei soldi che l’egiziano riceveva attraverso la cosiddetta “zakat”, una sorta di raccolta fondi tra i musulmani che frequentavano la moschea Al Dawa, e che, secondo gli investigatori, veniva accumulato e gestito in maniera poco trasparente.

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