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Ma sui conti pubblici l’Europa non ci fa sconti

L'Analisi|DOCCIA FREDDA EUROSTAT

Ma sui conti pubblici l’Europa non ci fa sconti

I numeri esatti del consuntivo italiano del 2017 l’Istat li pubblicherà solo domani, il 4 aprile, in occasione della notifica ufficiale all’Europa dei dati su Pil, indebitamento e stock del debito, nonché della pubblicazione dei conti pubblici per il quarto trimestre dello scorso anno. Ma già da oggi, martedì 3, con la pubblicazione delle valutazioni Eurostat sugli effetti relativi a deficit e debito dell’operazione di salvataggio delle banche venete, si è capito con chiarezza che una nuova complicazione si abbatte sulla difficile costruzione del nuovo Def, sulla sua discussione in parlamento e, indirettamente, sulla gestazione del nuovo governo.

L’Eurostat infatti ha imputato, per quel che riguarda la dinamica del deficit 2017, un effetto peggiorativo pari a 4,7 miliardi. Non basta: anche lo stock del debito pubblico in rapporto al Pil del 2017 risulterà in definitiva, più elevato di quel 131,5 annunciato il primo marzo scorso, essenzialmente a causa dell’impatto delle garanzie concesse dallo Stato a Banca Intesa per l’operazione di acquisto di Banca Popolare di Vicenza e Veneto banca; l’organismo europeo delle statistiche ha infatti deciso di comprendere nel perimetro delle amministrazioni pubbliche il soggetto liquidatore e la sua esposizione debitoria verso la banca acquirente. Accanto ai 4,8 miliardi già conteggiati con la Nadef occorre quindi aggiungerne altri 6,4 miliardi.

Ricapitolando, in termini di incidenza del Pil il deficit del 2017 salirebbe di 0,3 punti percentuali (non più 1,9% del Pil ma qualcosa di più vicino al 2,2 per cento, dunque). Quanto al debito pubblico, non ci troviamo più di fronte a una riduzione netta (il primo marzo avevamo appreso che lo stock era passato dal 132 per cento del Pil al 131,5 in un anno) ma per il 2017 potremmo essere in presenza di un rapporto pari al 131,8 o 131,9 per cento. Dunque, anche quel parametro così importante e delicato per la sostenibilità dei nostri conti pubblici resterebbe, sì, su una tendenza decrescente, ma solo “per il rotto della cuffia”.

L’eredità di questi numeri sul 2018 e 2019 rischia quindi di essere tutt’altro che trascurabile: per centrare gli obiettivi di finanza pubblica indicati nella Nadef la correzione netta necessaria per il prossimo anno potrebbe essere significativamente superiore a un punto di Pil; senza considerare la volontà già proclamata dai due partiti usciti vittoriosi dalle ultime elezioni, M5S e Lega, di disinnescare i 12 miliardi della clausola di salvaguardia sull’Iva per l’anno prossimo. Morale: se ci fossero stati dubbi sul fatto che i nostri partner europei non sono in questa fase inclini a farci ulteriori sconti, la scelta Eurostat di applicare le regole nel modo più rigido sembra averli diradati.

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