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Perché l’alleanza sui programmi tra Cinque stelle e destra può…

STUDIO RETI

Perché l’alleanza sui programmi tra Cinque stelle e destra può funzionare

L'alleanza tra Cinque stelle e centrodestra farà storcere il naso a qualcuno, dall'una e dall'altra parte. Ma l'analisi dei programmi rivela che tra Di Maio, Salvini e Berlusconi i punti di contatto superano le divergenze, mostrando affinità anche su - teorici - pomi della discordia come giustizia e fisco. È quanto emerge da uno studio di Reti, una società di lobbying e comunicazione, realizzato in concomitanza con il via alle consultazioni al Quirinale. L'indagine ha provato a riscontrare compatibilità ed incompatibilità su una base di 50 argomenti, riassumendo i risultati in tre «indici di convergenza»: semaforo verde in caso di ampia convergenza (orientamento simile), semaforo giallo in caso di possibile convergenza (temi che si prestano a una negoziazione) e forte divergenza (orientamento opposto o contrasti difficili da sanare). Il bilancio? I punti di rottura sono solo 12, contro 14 punti di «ampia convergenza» e 24 fronti aperti alla negoziazione.

Le affinità, dalla giustizia alle tasse
Le vicinanze tra Cinque stelle e centrodestra non lasciano così meravigliati, soprattutto dopo un accordo di spartizione che ha assegnato la Camera ai primi (con il grillino «di sinistra» Roberto Fico) e il Senato ai secondi (dove si è insediata Maria Elisabetta Alberti Casellati, giudicata una fedelissima di Berlusconi). Finora, però, l'attenzione si era concentrata più sull'asse Cinque stella-Lega che sul dialogo con il centrodestra in blocco, considerato meno realistico per le tante (troppe?) distanze ideologiche. L'analisi di Reti fa emergere una realtà diversa, anche in vista di quello che potrebbe succedere dopo i colloqui con Sergio Mattarella. «Se si guarda ai programmi, la somma tra convergenze e margini di dialogo potrebbe tradurre l'intesa in un'azione di governo. Con cinque anni di durata» spiega al Sole 24 Ore Antonio Iannamorelli, direttore operativo di Reti. Le affinità più eclatanti spuntano sulla questione pensionistica (con la proposta generale di abolire la riforma Fornero) e la gestione dei rapporti con l'Europa, dove il comune denominatore è il proposito di sforare la soglia del 3% nel rapporto deficit-Pil «imposto da Bruxelles».

Ma c'è di più. Scavando oltre la superfice degli annunci, si scopre che Cinque stelle, Lega e Forza Italia si allineano su questioni come la sicurezza privata (tutti e tre spingono per revisione legittima difesa e inasprimento delle pene), gestione delle agenzie fiscali (Cinque stelle e Forza Italia si incontrano sulla volontà di «chiudere effettivamente Equitalia») e persino sul tandem giustizia-sistema giudiziario: sia i Cinque stelle che la Lega sposano la causa degli «agenti provocatori», gli infiltrati chiamati a indurre alla corruzione per far emergere i comportamenti illeciti. A sorpresa le analogie si tracciano anche sull'agenda delle politiche economiche, in teoria più propizie a un'asse fra Cinque stelle e centrosinistra. Grillini, Lega e Forza Italia hanno presentato programmi simili di sostegno alle energie rinnovabili, supporto al credito per le Pmi e sviluppo di infrastrutture , con la spinta al trasporto su ferro e a nuovi snodi portuali. Quanto a reddito di cittadinanza e flat tax, cavalli di battaglia di grillini e centrodestra, i margini di compromesso sono più ampi del previsto. O almeno, tali da evitare lo scontro frontale temuto dai supporter di un'intesa di maggioranza. Da un lat0 c'è l'apertura di Salvini al salario minimo, dall'altra i Cinque stelle condividono il principio dell'alleggerimento fiscale con l'istituzione di No tax area.

I punti di rottura. E come ripararli
I dolori iniziano su argomenti che distanziano i Cinque stelle sia dal centrodestra che dalla Lega, come immigrazione, ambiente e regolazione del mercato. Sull'immigrazione Di Maio e Salvini si trovano d'accordo più a livello lessicale (entrambi parlano di «business dell'immigrazione») che nella sostanza. I Cinque stelle voglion0 depenalizzare il reato di clandestinità e potenziare le commissioni territoriali, la Lega e il resto del centrodestra si compattano per inasprimento delle pene, rimpatri e abolizione della protezione umanitaria. Sull'agenda ecologica, la «mobilità dolce» auspicata dai grillini (potenziamento degli spostamenti in bici) cade nel vuoto di proposte in materia di Salvini e Berlusconi, mentre si arriva al contrasto sulla gestione dei parchi e aree protette (il M5S parla di irrigidire i controlli sulle attività economiche al loro interno, Lega e centrodestra battagliano per favorire «attivazione e implementazione dei servizi ecosistemici all'interno e all'esterno delle aree protette»). La distanza più siderale si crea toccando un nervo scoperto per il centrodestra, a partire dall'ala più vicina a Forza Italia: l'assetto di mercato. I Cinque stelle calcano la mano su proposte che sembrano irricevibili per buona parte dei possibili alleati, dal contrasto agli «editori impuri» alla revisione della soglia di concentrazione di mercato editoriale fino ai ritocchi alla legge Gasparri.

Il Pd è ancora più lontano
Sta di fatto che il bilancio tra affinità e divergenze si chiude in positivo, aprendo spiragli sensati per una «grosse koalition» in salsa italiana. Anche se la Lega gioca un ruolo determinante, la vicinanza fra Cinque stelle e il blocco del centrodestra regge quanto (e più) di un dialogo con il Pd. Le linee programmatiche fra il partito di Di Maio e quello guidato oggi da Maurizio Martina convergono in maniera meno frequente, dividendosi tra leggere sovrapposizioni in materia fiscale e pesanti divisioni su tutto il resto. Se entrambi guardano con favore alla semplificazione delle aliquote, il feeling è nullo su rapporti con l'Europa, mercato del lavoro, riforma pensionistica e gestione della Pa. Con meno zone intermedie per favorire un dialogo, almeno sulla carta scritta dei programmi. Sempre che contino qualcosa.

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