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Sgravi e certezze per far ripartire (stabilmente) il lavoro

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L'Analisi|dati in chiaroscuro

Sgravi e certezze per far ripartire (stabilmente) il lavoro

Dopo il dato amministrativo dell'Inps che, riferendosi a gennaio, aveva indicato una prima inversione di tendenza dei contratti stabili, in risalita grazie agli sgravi reintrodotti nel 2018, stamane arriva una nuova conferma dall'Istat: lo stock di occupati a tempo indeterminato, dopo 10 mesi consecutivi di calo, a febbraio (sul mese) è tornato a salire di 54mila unità. L'incremento interessa prevalentemente le donne, e gli over35, e si lega, in parte, al simultaneo calo della disoccupazione, specie femminile e nelle classi d'età centrali, il cui tasso si attesta al 10,9%, a fronte invece di una risalita di quello giovanile (32,8 per cento). A febbraio, sempre sul mese, l'aumento dei rapporti a termine è invece molto modesto, +4mila unità, mentre prosegue ininterrotto il crollo degli autonomi (in un mese, si registrano altri 39mila indipendenti in meno).

Il mercato del lavoro agli inizi del 2018, fotografato dai dati statistici, si conferma in chiaroscuro: se è vero che sul mese qualche timido passo avanti sul fronte dell'occupazione permanente c'è, sull'anno la situazione è diversa: gli occupati in più sono appena 109mila, frutto di +363mila occupati a termine e meno 255mila autonomi in meno (gli occupati a tempo indeterminato crescono appena di mille unità). Su questi dati pesa, certo, l'assenza di incentivi nel 2017, dopo la fine degli sgravi generalizzati targati Jobs act, ma anche il clima di incertezza economica e politica che ha frenato le scelte assunzionali delle imprese in questi mesi (si è assunto a termine, salvo poi stabilizzare quando le condizioni sono divenute più favorevoli). La stima degli inattivi è tornata a risalire (28mila unità in più), e interessa donne e giovani tra i 25 e i 34 anni.

Guardando poi alla fascia d'età, sempre sull'anno, gli occupati in più sono essenzialmente over50 (+292mila unità), ma c'è anche qualche giovane under25 (36mila unità) a fronte, purtroppo, di una ennesima contrazione tra i 25 e i 49 anni (-219mila unità), a testimonianza che diversi, e complicati, processi di riorganizzazione aziendale sono tutt'ora in corso. Su questi numeri pesa, in parte, anche l'effetto demografico. Il calo della popolazione tra 15 e 49 anni influisce infatti in modo decisivo sulla variazione dei livelli dell'occupazione nei dodici mesi in questa fascia di età, rendendola negativa. Al contrario l'aumento della popolazione degli ultracinquantenni ne amplifica, in valore assoluto, la crescita occupazionale.

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La sensazione è che accanto a incentivi, compresi quelli legati alla formazione 4.0, che non vanno depotenziati, serva un clima di fiducia, di certezza, e di crescita economica a un passo più veloce per far ripartire, davvero, il mercato del lavoro. In assenza, di mese in mese, si continueranno ad analizzare oscillazioni, alternativamente positive o negative, come su un “ottovolante”.

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