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Montblanc dedica una penna speciale al Piccolo Principe. Il ceo Baretzky: «Vogliamo essere il primo luxury smart brand»

«Creare dei legami? Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo»: in uno dei passi più amati de Il Piccolo Principe, la volpe spiega al principe l’importanza di essere legati a qualcuno, magari per la vita intera. Un desiderio, un’ambizione di eternità, che Montblanc ha fatto propria ispirandosi al romanzo di Antoine de Saint-Exupéry per la sua più recente serie di stilografiche in edizione limitata. Strumenti da scrittura appena presentati a New York, la città dove l’autore francese scrisse il libro durante il suo esilio, dove venne pubblicato la prima volta nel 1943 e dove si trova custodito il manoscritto originale, nelle sale della Morgan Library. Oggi, nell’era del digitale e dei legami “liquidi”, la maison del gruppo Richemont torna a proporre un oggetto che vuol essere senza tempo, legandosi a una storia che ha 75 anni ed è amatissima. Il Piccolo Principe è tradotto in 300 lingue: un record battuto solo dai testi religiosi.

«Anche noi abbiamo una lunga storia: siamo nati nel 1906. Ma abbiamo numerosi clienti giovani, direi anzi che siamo perfetti per i Millennials – spiega Nicholas Baretzky, da un anno ceo della maison –: sono nativi digitali, ma cercano significati profondi, coerenti, come quelli che noi riusciamo a esprimere. È uno dei motivi del nostro successo».

Richemont non fornisce dati sulle singole maison, ma nel 2017 il fatturato del segmento di cui fa parte Montblanc è salito 2% a 1,84 miliardi di euro (il 17% dei 10,6 miliardi di vendite totali), mentre i gioielli sono scesi del 2% e gli orologi dell’11%. «Siamo cresciuti anche grazie alla nostra differenziazione – spiega il ceo –: offriamo penne dalla fascia di prezzo molto ampia, oltre a orologi, gioielli, articoli in pelle (prodotti nella manifattura di Firenze, inaugurata nel 2012, ndr). Ma la parte che corre di più sono gli smart devices, trainata dall’enorme successo dello smartwatch Summit, lanciato nel 2017».

Oltre a essere stato fra i primi marchi di orologeria d’alta gamma, e il primo di Richemont, a sperimentare uno smartwatch, e ad aver lanciato anche smart pen capaci di unire la dimensione digitale e fisica della scrittura, Montblanc è stato anche pioniere nell’e-commerce: «In realtà oggi preferisco parlare di omnichannel, perché l’esperienza di acquisto deve essere la stessa in tutti i canali di vendita – aggiunge –. Vogliamo diventare il più importante luxury smart brand».

Alla serata di presentazione a New York hanno partecipato anche Charlotte Casiraghi e Hugh Jackman, ambassador del marchio tedesco. Con loro, il ceo Nichols Baretzky

Innovazione per Montblanc non significa solo ricerca nel digitale, ma anche evoluzione delle tecniche artigianali con cui si realizzano tutti i prodotti, che siano penne, orologi o borse. Sono proprio le creazioni con un più alto coinvolgimento di mestieri d’arte a trainare il mercato: secondo uno studio Technavio, il business globale delle penne e di altri strumenti di scrittura sta calando in volume ma aumentando in valore e nel 2019 raggiungerà i 20,2 miliardi di dollari, +3,9% rispetto a quattro anni fa.

«Stiamo puntando anche sulla fascia più alta di gamma, che ci consente di sperimentare nuove tecniche – dice Baretzky -. Per esempio, con il recente lancio delle High artistry heritage Spider Metamorphosis, penne che sono creazioni di alta gioielleria, con parti indossabili». Una declinazione che potrebbe aprire nuove brand extension: «Perché no? Fino a 25 anni fa producevamo solo penne. Siamo aperti a ogni innovazione, a patto che sia in linea con la nostra identità. Ecco perché, per esempio, escludo che firmeremo mai una collezione di moda. È soggetta al passare del tempo, e noi vogliamo essere per sempre».

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